Epoca fascista: quando essere donna era essere niente

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In un documentario verità, cinque storie di omosessualità femminile

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Agli inizi del novecento esisteva già in Europa una realtà omosessuale organizzata. Il nazismo ne ha demolito l’edificazione, senza però riuscire a sradicarne l’essenza, e così, passo dopo passo, eccoci qui a rincorrere la storia per mantenere la giusta rotta attraverso la memoria.

Anche l’omosessualità femminile ha un suo percorso che vale la pena di approfondire. In Italia, per esempio, l’epoca fascista ha contribuito a soffocare la dignità delle donne, soprattutto delle donne omosessuali, costrette a inventarsi e reinventarsi un’esistenza che avesse almeno minimamente la parvenza di vita.

La giornalista Gabriella Romano ce la racconta in un documentario dal titolo "L’ALTRO IERI" dove protagoniste sono le storie di cinque donne che per

la prima volta descrivono della repressione che il regime operava nei confronti non soltanto del lesbismo, ma della sessualita’ femminile in genere. Riaffiorano cosi’ i ricordi di scandali, arresti, paura, ma anche di momenti teneri ed intimi della vita personale di ognuna. Racconti in prima persona che gettano un po’ di luce su un capitolo di storia che si e’ voluto dimenticare in fretta, basata su concetti che valorizzavano la donna solo in funzione del suo ruolo di madre, là dove l’omosessualità femminile era l’ultimo tabù e veniva spesso interpretata come segno inequivocabile della presenza del demonio. La parola omosessualità non si pronunciava mai, come se la morale imperante dell’epoca ne negasse completamente l’esistenza.

Il documentario si avvale di materiale di propaganda fascista che visualizza il tipo di donna che il regime imponeva e d’immagini tratte da film didattici americani girati in Italia durante il ventennio; questi ultimi sono rari

documenti della vita quotidiana italiana, perché tra i pochi non sottoposti a completa censura. Le immagini di repertorio contrastano con alcune ricostruzioni stilizzate che illustrano la sfera dell’intimo, del personale e dell’erotico dei racconti delle intervistate.

Gabriella Romano spiega che "Narrare la repressione è una sfida perché spesso la repressione è sottile, sfuggente, non si dichiara apertamente, non consiste di fatti eclatanti, ma di tanti piccoli segnali che hanno un significato chiaro solo quando si sommano. La testimonianza corale è perciò importante perché consente di ricreare il clima, il contesto dell’epoca e garantisce che questo sconosciuto, scomodo capitolo della storia italiana non venga dimenticato".

Un lavoro accurato, portato avanti con sensibilità creativa, grazie anche alla collaborazione gratuita di molti che hanno offerto la loro competenza professionale e il loro tempo per rendere possibile la realizzazione di questo progetto, che e’ percio’ il prodotto di uno sforzo realmente collettivo.

Il film verra’ proiettato in prima assoluta a Bologna, nell’ambito del Festival di Cinema Lesbico "Immaginaria", che si svolge dal 22 al 24 febbraio presso il Cinema Nosadella.

Gabriella Romano è nata a Torino nel 1960. Ha lavorato come giornalista per La Gazzetta del Popolo, RAI Radio 3 e varie riviste di musica classica e teatro tra cui Musica & Dossier, I Mesi e Opera. Dal 1987 vive a Londra dove lavora nel campo della produzione, ricerca e regia televisiva, collaborando per numerose emittenti e compagnie di produzione inglesi, italiane, statunitensi e canadesi, tra cui la RAI, la BBC, NVC, Cinenova, Pioneer, MBC e Central TV. Il suo soggetto di sceneggiatura intitolato "Per Amor Tuo" ha vinto una Menzione Speciale al Premio Solinas 1999.

di jaguar

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