Aggressione a Bologna: è ancora omofobia

Nonostante le prime notizie sull'aggressione allo Chalet, questa mattina all'alba, l'atto di violenza sarebbe di natura omofoba: quattro etero hanno picchiato un diciannovenne gay senza motivo.

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Le agenzie di stampa e i siti dei quotidiani che riportano la notizia escludono la natura omofoba di quanto accaduto all’alba di oggi ai guardini Margherita di Bologna. A quanto pare, però, è di omofobia che si tratta. All’uscita dalla festa del venerdì allo Chalet, un ragazzo di appena 19 anni, in compagnia di un’amica, viene aggredito da un gruppo di altri ragazzi eterosessuali completamente ubriachi. L’antefatto, a quanto pare, è che questi ragazzi etero erano entrati nel locale e una volta all’interno avevano avuto un alterco con alcuni altri coetanei omosessuali, pare per una questione legata al pagamento delle bibite consumate.
Appena fuori dal locale, gli aggressori hanno atteso che uscisse il ragazzo con cui avevano discusso che avendoli visti fuori, ha preferito prendere un’altra strada. Evidentemente, però, il gruppetto di etero aveva deciso che il conto andava saldato comunque e a modo loro. E’ stato a quel punto che hanno visto uscire il diciannovenne, che era durante la discussione dentro lo Chalet era insieme all’altro ragazzo, e lo hanno aggredito. Gli avrebbero detto qualcosa come "Non abbiamo trovato il tuo amico, ce la prendiamo con te". E giù, pugni e calci.

Appena arrivata la polizia, il diciannovenne ha raccontato di essere stato aggredito da quattro ragazzi senza motivo e non ha parlato di omofobia. Ma cè una ragione precisa per cui non l’ha fatto.
"Il ragazzo non è visibile, la famiglia non sa ancora della sua omosessualità – spiega Sergio Lo Giudice, presidente onorario di Arcigay e capogruppo del Pd al consiglio comunale di Bologna, che ha parlato con il ragazzo questa mattina – e non voleva certo che lo sapesse in questo modo. Ecco perché non è stato lui a dire alla polizia di essere gay, lo hanno dedotto le agenzie di stampa incrociando la nostra denuncia di questa mattina con il racconto delle forze dell’ordine. Ecco perché non ha parlato di omofobia e non ha neanche voluto sporgere denuncia. Ha paura".

Altro punto su cui verte la teoria secondo la quale non si tratterebbe di un atto omofobo è quello secondo il quale al ragazzo non sarebbero stati rivolti insulti di questa natura.
"Importa poco che gli abbiano detto o meno ‘Brutto finocchio’ – sottolinea Lo Giudice -. Il punto è che episodi del genere non è la prima volta che accadono a Bologna e non solo. Ultima in ordine cronologico la grave aggressione di Firenze dell’altra sera. Succede che un gruppo di etero va in una discoteca gay perché è trendy, si ubriacano e poi basta il minimo screzio, una scintilla qualunque perché scatti un meccanismo con il quale, in certo senso, si vuole sottolineare, evidenziare, la superiorità virile accantonata solo per qualche ora di divertimento. Avete mai sentito di risse tra gay nelle discoteche frequentate da omosessuali? E’ rarissimo, mentre diventa più frequente quando ci sono di mezzo gruppi di eterosessuali. Ed è la più pericolosa delle forme di omofobia, quella latente che esplode, inaspettata, con violenza estrema. Non c’è bisogno che arrivino i naziskin in spedizione punitiva per parlare di omofobia, anzi, quella è la forma più prevedibile e identificabile".

Insomma, il punto è che questo gruppo di ragazzi eterosessuali, ubriachi e arrabiati per una questione di soldi, hanno atteso e picchiato un ragazzo gay inerme che, per di più, non aveva nulla a che fare con l’alterco avuto in precedenza, quasi a volersela prendere con chi rappresentava, per il semplice fatto di essere gay in un locale gay, il posto in cui erano stati. Per fortuna, al contrario di Firenze dove il ragazzo aggredito ha riportato ferite gravissime comprese fratture multiple al volto, la vittima di Bologna non ha avuto conseguenze rilevanti: un dolore al polso, qualche contusione ed escoriazione e la maglietta strappata.

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