Matteo Renzi: entro maggio firmeremo le unioni civili

Oggi in Commissione Giustizia votati più della metà degli emendamenti. I tempi si accorciano.

“Mi sono appena sentito con Micaela Campana, la relatrice della legge: oggi abbiamo votato l’articolo 2, credo che con qualche seduta notturna potremo votare la legge quanto prima e firmarla entro aprile”.

Così il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, oggi a “Matteo risponde”, la videochat che con regolarità ormai settimanale tiene sui social network Facebook e Twitter. Alla domanda specifica di un lettore sulle unioni civili, Matteo Renzi ha quindi rassicurato sui tempi, sostenendo che forse riuscirà ad accorciarli arrivando a firmarla entro aprile: in realtà, pensiamo che il Premier si riferisse al termine dei tempi di discussione in Commissione Giustizia e pertanto, come da noi già ribadito, la legge sarà con ogni probabilità promulgata entro la prima quindicina di maggio.

Renzi ha citato le informazioni che le ha fornito la relatrice, Micaela Campana, che in Commissione Giustizia alla Camera oggi ha difeso il provvedimento. Oggi in Commissione sono stati votati più della metà degli emendamenti: ne sono stati respinti 523 sugli 889 considerati ammissibili, tra cui quelli che volevano sopprimere il comma 20 che è di fatto il cuore della legge perché tiene dentro i diritti ed i doveri delle coppie omosessuali.micaela-campana

“Il cuore della legge e’ salvo. Oggi abbiamo difeso il comma 20 da tutte le proposte di modifica e soppressione presentate da chi non vuole che le persone abbiano tutte eguali diritti”. Lo ha dichiarato Micaela Campana, responsabile diritti della segreteria nazionale del PD e relatrice in commissione Giustizia della proposta di legge sulle unioni civili. “Il comma 20 consente il continuo e costante adeguamento dell’ordinamento giuridico all’istituto dell’unione civile. Si tratta di una norma di chiusura della normativa che attraverso l’istituto dell’analogia equipara i partner ai coniugi, mantenendo pero’ delle chiare distinzioni per quanto riguarda la filiazione. Si tratta di una norma destinata alla pubblica amministrazione ed ha una chiara funzione antidiscriminatoria. Dove il legislatore non ha previsto espressamente, ci pensa l’art 20 con una norma di rimando a colmare le lacune e ad adattarsi alle disposizioni future. Andiamo avanti perche’ i diritti delle persone vengono prima di ogni tentativo ostruzionistico e non abbiamo paura di chi a fronte della determinatezza del PD brandisce minaccia il referendum. L’Italia e’ cambiata e di fronte al riconoscimento dei diritti non si tira indietro”. “Dietro al riconoscimento delle unioni civili c’e’ una scelta di fondo: dare dignita’ alla vita delle persone come singole e come coppie. E la dignita’ non conosce mezze misure, o e’ totale o non c’e’. Per il PD e’ irrinunciabile questa legge perche’ vogliamo respingere in maniera chiara chi si ostina a voler porre stigmi sulle persone omosessuali. Con questa legge, lo Stato apre finalmente le porte alle persone omosessuali e alle loro famiglie dicendo che esse sono uguali alle altre e hanno stessi diritti e doveri. Loro sono pienamente parte di questa comunita’”.

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Oggi, peraltro, sempre sul fronte delle unioni civili una buona notizia arriva da Forza Italia. In vista dell’approdo in Aula a Montecitorio del discusso disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili – già approvato dal Senato in prima lettura –, anche dentro Forza Italia si sta formando un gruppo di deputati pronto avotare a favore del provvedimento. Proprio così. Guai però a chiamarla “fronda”. Anche perché ne fanno parte pure due ex ministre delle Pari opportunità come Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo. L’incontro nel corso del quale è emersa questa posizione si è svolto pochi giorni fa e ha visto la partecipazione di una quindicina di deputati azzurri sui 53 totali. Perciò è stato deciso di ‘aggiornare’ la discussione ai giorni immediatamente antecedenti al voto. Oltre a Carfagna e Prestigiacomo si sono detti propensi a votare “sì” al ddl Cirinnà anche l’ex ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, e i due deputati lombardi Elena Centemero e Massimo Palmizio(entrambi non erano presenti alla riunione). Così riporta oggi Il Fatto Quotidiano.

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