UN CORO DI 700 MILA VOCI A DIFENDERE LA LAICITA’

C’erano le Drag Queen e le piume di struzzo, ma anche tanta, tantissima gente i maglietta a sfilare, cantando e ballando, per i propri diritti

Un milione di persone per gli organizzatori, 400 mila per la questura. Chi c’era giura di avere camminato in mezzo a un fiume di gente e che, per le strade di Roma ha sfilato almeno in 700 mila, più del World Pride romano del 2000. Un successo. Le attese più rosee volevano in 200 mila i partecipanti alla parata laica e invece è andata meglio di quanto ci si potesse aspettare
 
Per le strade di Roma si è visto tanto colore e tanto divertimento. Perché i gay, si sa., comunicano e si raccontano soprattutto così: ballando e cantando.
 

I parlamentari che rappresentano la comunità erano tutti presenti: Franco Grillini, Titti De Simone, Vladimir Luxuria, Paolo Silvestri. I ministri Barbara Pollastrini, Ferrero e Pecoraro Scanio hanno fatto un saluto all’inizio. Poi, come annunciato, hanno lasciato il corteo. La piattaforma del Pride, che quest’anno era incentrata sulla richiesta di matrimonio gay, ha messo in imbarazzo i membri del Governo. Ma questo si era capito già dai balletti dei patrocini dati, negati e poi ridati a pochi giorni dalla festa di oggi

 
D’altra parte, mai come quest’anno le bandiere dei partiti hanno lasciato spazio alle associazioni, alle realtà più varie del movimento GLBT e anche, dopo tanti anni, ai collettivi autogestiti romani.
 
Tante le provocazioni, anche queste meno di quanto ci si aspettasse. Fra gladiatori, petti nudi, tette al vento c’era però anche tanta sobrietà. Le più ‘indisciplinate’ sono state le transessuali. Nonostante il richiamo alla moderazione venuto da Vladmir Luxuria negli scorsi giorni, le rappresentanti del mondo trans hanno voluto sfoggiare i colori dei loro paesi con le mise più eccentriche di tutto il corteo. E non è mancato il body painting a fare le veci di un vestito
 
Molti gli eterosessuali venuti a lottare per una battaglia in comune con tutti gli altri presenti: quella per i diritti delle coppie di fatto, ma soprattutto la laicità di uno stato troppo spesso inficiata o messa in pericolo dalle gerarchie ecclesiastiche. Naturalmente non sono mancate le frecciate e i riferimenti all’attacco continuo che il Vaticano ha fatto negli ultimi mesi neo confronti della comunità GLBT..
 

La parata, iniziata tutto sommato all’ orario previsto (le 16), si è conclusa in Piazza San Giovanni verso le 20, come da programma. Una piazza traboccante di gente in festa mentre la coda del corteo doveva percorrere l’ultimo chilometro del percorso. E se qualcuno ha voluto fare il confronto con il giorno in cui la stessa piazza è stata riempita in occasione del Family Day non ha potuto che concludere che la partita si è, quantomeno, conclusa con un 1 a 1.

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E la sera tutti i partecipanti si sono dati appuntamento a Euphoria, la festa ufficiale del dopo Pride. Il vero dopo Pride ci sarà da domani ed è quello politico e dei media. La palla passa a loro.