Unioni civili, la deputata Eugenia Roccella: “Ai gay non servono, per questo sono un flop”

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"Si vuole forzatamente costruire una forma di famiglia gay che sia identica a quella tradizionale".

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Eugenia Roccella torna a parlare della comunità LGBT: e lo fa, ancora con una volta, con toni poco lusinghieri.

È dalle pagine di Tempi che la deputata Eugenia Roccella prende posizione in merito a una questione che negli ultimi giorni ha infuocato il dibattito pubblico: il fallimento – così l’ha ribattezzato La Repubblica – delle unioni civili. Il titolo è emblematico: “Ai gay non interessa il matrimonio gay”.

Le unioni civili gay sono sempre poche. Quando in Europa si varano leggi del genere, i risultati sono sempre molti deludenti perché la verità è che gli omosessuali che si vogliono sposare sono effettivamente pochi”: questa la percezione di Eugenia Roccella, parlamentare di Idea ed ex sottosegretario al Ministero della Salute. Questi numeri sarebbero da attribuire alla “potente ma circoscritta” lobby gay: una lobby che avrebbe rivendicato tutto e il contrario di tutto: “Le prime rivendicazioni degli anni Sessanta chiedevano la libertà sessuale tout court, senza discriminazioni, e si lottava contro il matrimonio, visto come un pezzo di carta e come un’istituzione che ingabbia la libertà dei sentimenti. Ma dagli anni Ottanta alcuni attivisti hanno rovesciato la questione e deciso che, per vincere questa battaglia, la comunità gay doveva mostrarsi totalmente identica a quella etero. In nome dell’uguaglianza assoluta hanno cominciato a chiedere quella stessa istituzione che prima combattevano, rimasta però estranea alla maggioranza della comunità omosessuale”.

La Roccella, membro della commissione Affari Sociali della Camera, ne ha anche per i giudici e i magistrati, accusati di scavalcare il legislatore con iniziative ideologiche: “Ormai i magistrati riconoscono i figli del partner o quelli avuti con l’utero in affitto approfittando del comma 20 della legge che conferisce loro delega diretta. Si vuole forzatamente costruire una forma di famiglia gay che sia identica, nelle abitudini e nelle aspirazioni, a quella tradizionale”.

L’articolo della deputata e giornalista, da sempre contraria all’aborto, all’eutanasia e ai diritti gay, si chiude così: “Ci rifiutiamo di vedere le differenze. Ma le differenze non sono discriminazioni”.

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