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Babylon, la recensione. Alle origini dell’omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle

Un'opera sfrontata e ardita, ambiziosa e visivamente parlando grandiosa, disordinata e sognante, dannata e sincera, esasperante e autoindulgente, ribelle, disperata e frenetica.

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Tra i film più attesi dell’anno, Babylon si è inaspettatamente trasformato nel flop più rumoroso e clamoroso di stagione. Costato poco meno di 100 milioni di dollari, il film di Damien Chazelle ne ha incassati appena 14 negli USA, diventando il primo buco nell’acqua di questo straordinario regista di appena 37 anni, 6 anni fa in grado di vincere due Golden Globe, un British Academy Film Awards e l’Oscar al miglior regista, diventando il più giovane di sempre nella storia Academy a far sua l’ambita statuetta, grazie al cult La La Land.

Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon Brad Pitt - Gay.it
Brad Pitt plays Jack Conrad and Diego Calva plays Manny Torres in Babylon from Paramount Pictures.

Con 3 film in 4 anni Chazelle aveva fatto incassare agli studios 50 milioni con Whiplash (costo, 3.5), 472 milioni con La La Land (costo, 30 milioni) e 105 milioni con First Man (costo, 60 milioni), tanto dall’essersi meritato carta bianca e un budget da quasi 100 milioni per la sua lettera d’amore alla settima arte. Babylon, da lui anche sceneggiato, ha diviso la critica a stelle e strisce, tra folli stroncature e scroscianti applausi.

Prolisso, (auto)citazionista, tarantiniano e luhrmanniano, ridondante, discontinuo, imperfetto e oltremodo cinefilo come tanti, troppi titoli simili prodotti negli ultimi anni, eppure così clamorosamente orgiastico e crepuscolare, con una prima ora e mezza a dir poco clamorosa, feroce e ardito, sconsiderato e impavido, aperto dall’ano di un elefante che defeca in testa ad un uomo e chiuso da una pioggia di vomito che inonda l’abitazione di un produttore milionario. Nel mezzo Chazelle ha ricostruito una storia di fantasmi, ambizioni smisurate ed eccessi oltraggiosi, tra pissing e orge, ripercorrendo l’ascesa e la caduta di molteplici personaggi in un’epoca di sfrenata decadenza e depravazione nella sfavillante Hollywood degli anni ’20, con un susseguirsi di finali oltremodo boriosi.

Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon Robbie - Gay.it
Margot Robbie plays Nellie LaRoy in Babylon from Paramount Pictures.
Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Brad Pitt in Babylon - Gay.it
Brad Pitt plays Jack Conrad in Babylon from Paramount Pictures.

La Hollywood del muto, ricca e sfrontata, disinibita e sessualmente esplicita, presto travolta dall’avvento del sonoro che falcerà carriere, cambiando per sempre l’industria. Nulla di realmente nuovo, perché decine di volte raccontato, a partire da quel capolavoro del 1952 intitolato Cantando sotto la pioggia di Stanley Donen e Gene Kelly, non a caso dichiaratamente citato da uno Chazelle in forma monumentale sul piano registico, perché Babylon è un tripudio tecnico, tra piani sequenza impossibili, carrelli infiniti e scene di massa con centinaia di comparse, oltraggiose feste alla Grande Gatsby perfettamente coreografate tra menage-a-trois fiumi di cocaina, champagne e sesso sfrenato.

Brad Pitt, che indossa gli eleganti abiti di un mito del cinema muto presto costretto a lasciare il campo al nuovo che avanza, è come al suo solito impeccabile, statuario e immortale alla soglia dei 60 anni, goliardico e malinconico, al fianco di una Margot Robbie tracimante, sensuale e selvaggia, di una bellezza e di una bravura abbagliante, nei panni di un’attrice incapace di porsi un freno, verbalmente e fisicamente incontinente, nonché bisessuale. La sua Nellie LaRoy intraprende una relazione con Fay Zhu, fascinosa e dichiaratamente lesbica autrice e attrice che se nei primi anni ’20 era vista come icona di fascino, idolatrata e amata, con la fine del decennio, l’avvento del sonoro su grande schermo e un’ondata di inattesa morale sociale che trasforma l’infernale Hollywood in una noiosa città degli angeli, finisce ai margini dell’industria, licenziata anche a causa del proprio orientamento sessuale.

Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon 2 - Gay.it
Li Jun Li plays Lady Fay Zhu in Babylon from Paramount Pictures.

Chazelle inquadra l’inizio dell’omofobia hollywoodiana, il deciso cambio di passo da parte di una società che nel giro di pochi anni comincia a giudicare, a scandalizzarsi, a vivere nell’ipocrisia più sfrenata, sfogando le proprie pulsioni e perversioni sessuali sotto terra, nascosti da occhi indiscreti, in una discesa negli inferi che il regista tramuta in qualcosa di dantesco, tra gironi rosso fuoco e coccodrilli affamati.

La relazione tra Margot Robbie e Li Jun Li, che solo pochi anni prima non avrebbe interessato nessuno, diventa improvvisamente inaccettabile, scandalosa, con i tabloid che le catapultano in prima pagina rovinando loro vita e carriere.

Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon foto - Gay.it
Jovan Adepo plays Sidney Palmer in Babylon from Paramount Pictures.

Il pubblico adorante del cinematografo degli anni ’20 parrebbe aver improvvisamente trovato la voce, puntualmente critica e moralizzatrice, dinanzi alla novità di quel sonoro che dal Cantante di Jazz in poi cambia tutto, trasformando il “posto più magico del mondo”, ovvero il delirante set di un film muto, in qualcosa di più complesso e professionale.

Se la prima ora di Babylon è abbacinante, con uno sfrenato montaggio che non dà tregua allo spettatore all’interno di un party memorabile e la travolgente colonna sonora di Justin Hurwitz, già premio Oscar per La La Land, a non dare respiro, sono le due ore successive a suscitare perplessità, perché Chazelle allarga il proprio sguardo, seminando personaggi e sottotrame, eccessi in perfetto stile Tarantino  e omaggi alla settima arte negli ultimi anni troppe volte già visti, amati, acclamati, premiati.

Da Hugo Cabret di Martin Scorsese passando per The Artist, Belfast di Kenneth Branagh, The Shape of Water di Guillermo del Toro e C’era una Volta a Hollywood, fino gli ancor più recenti Bardo di Inarritu, The Fabelmans di Steven Spielberg e Empire of Light di Sam Mendes.

Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon il film - Gay.it
Diego Calva plays Manny Torres and Jean Smart plays Elinor St. John in Babylon from Paramount Pictures.

Quella di Chazelle è l’ennesima lettera d’amore al Cinema da parte di un cineasta, ma qui scritta con coraggiosa sfrontattezza, ambiziosa e visivamente parlando grandiosa, disordinata, e sognante, dannata e sincera, esasperante e autoindulgente, ribelle, disperata e frenetica.  Uno schiaffo in faccia allo spettatore e a quell’industria che non a caso ha deciso di boicottarlo, criticandolo aspramente, come a volerlo punire per aver sputato su un piatto che l’ha reso ricco e famoso, per quanto il padre di La La Land non si ponga mai sul trespolo giudicante, colpevolizzando chicchessia, rimarcando anzi l’immortalità di una forma d’arte che da sempre pontifica e distrugge, innalza, coccola, fagocita e strozza, mutando continuamente, tanto sul piano tecnologico quanto identitario e culturale.

Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon - Gay.it
Lukas Haas plays George Munn and Diego Calva plays Manny Torres in Babylon from Paramount Pictures.

Infinitamente lungo (188 minuti, troppo), Babylon ha il pregio di non poter mai e in nessun caso lasciare indifferenti, con lo sconosciuto messicano Diego Calva a dir poco sorprendente nel bilanciare l’infuocata Nellie di Margot Robbie, suo grande amore, donna ribelle che ne condiziona l’esistenza, riempendogli occhi e cuore di un sentimento che solo il grande schermo riuscirà a replicare. Quella magia in celluloide che Chazelle celebra con un Jazz Set finale alla La La Land in grado di abbracciare 100 anni di cinematografia, passando da Melies ad Avatar di James Cameron, figli di una Babilonia losangelina così mai raccontata prima.

Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon Margot Robbie - Gay.it
Margot Robbie plays Nellie LaRoy in Babylon from Paramount Pictures.
Babylon, la recensione. Alle origini dell'omofobia hollywoodiana nel travolgente e feroce film di Chazelle - Babylon Tomey Maguire - Gay.it
Tobey Maguire plays James McKay in Babylon from Paramount Pictures.

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