Body shaming su Sam Smith, ecco cosa è successo e perché siamo così indietro

Che succede quando a sfidare l'espressione di genere sono i corpi non conformi?

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Sam Smith
Sam Smith
2 min. di lettura

Ognunə è libero di esprimere chi è. A patto che rispecchi i nostri standard di bellezza.

È il caso di Sam Smith, che esibendosi sul palco del Capital’s Jingle Bell Ball insieme a Kim Petras, sulle note di Unholycanzone che ha raggiunto la vetta della classifica Billboard, primato storico per due artisti non binary e transgender – ha indossato una scintillante tutina super aderente, generando una conversazione solo per i motivi sbagliati.

Il web non ci ha pensato due volte a criticare aspramente l’outfit dell’artista, in una valanga di meme, confronti, e battute al vetriolo con un pizzico di immancabile grassofobia.

Non siamo tenutə a farci piacere tutto quello che fa un’artista solo perché queer, ma quando le nostre critiche sono lecite e quando scomodano senza paura quei bias retrogradi che dovremmo imparare ad archiviare?

Come hanno detto parecchi utenti, se Smith avesse avuto un corpo conforme agli standard non ci sarebbe stata la stessa reazione: “È parecchio disgustoso vedere persone umiliare Sam Smith per la sua apparenza quando ci sono tantə di noi, me inclusə, che hanno una fisicità simile” scrive unə fan “Che Dio perdoni una persona queer vestirsi o esprimersi senza pentimenti, a quanto pare è permesso solo alle persone magre”.

Molti altri hanno notato che la jumpsuit indossata da Smith potrebbe essere benissimo un outfit di Harry Styles, ma al contrario di Smith, quest’ultimo passa per icona di stile: “Vedo molta gente distruggere Sam Smith per aver indossato questa favolosa tuta ma applaudire Harry Styles per indossare praticamente la stessa cosa. Che schifo” scrive un altro tweet.

Quando commentiamo gli outfit delle celebrità, il più delle volte, stiamo dando libero spazio a quei retaggi culturali che nella vita quotidiana siamo tenutə a tenerci per noi. Ma che faccia piacere o meno ai nostri canoni estetici, anche la moda è un mezzo per esplorare sé stessə, conoscersi e riconoscersi.

Proprio per questo limitarlo a specifici standard non fa bene a nessunə, ma al contrario ci opprime ancora di più.

 

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Smith, in compenso, si espostə successivamente sui social ringraziando la Maison Valentino per averlə fattə sentire “una star del cinema”.

L’artista ha quest’anno raccontato in un’intervista con GQ di essere spaventatə dalla moda ma con l’aiuto del suo stylist Ben Reardon, ha imparato ad accogliere il proprio corpo e prendersi più libertà: “Mi ha introdotto a capi che si adattavano al mio corpo e rispecchiavano quello che sentivo dentro. E mi sono divertitə”.

Nel 2018 pubblicò una foto senza maglietta, scattata da Ryan Pfluger, definendola un primo passo nella “giusta direzione” per sentirsi più a suo agio con il proprio corpo.

Leggi anche: Sam Smith parla della sua identità di genere: “Mi sono sempre sentitə non binary”

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