Così un modello trans con cicatrici da mastectomia genera reazioni transfobiche

La nuova campagna Burberry vuole celebrare l’intimità e gli abbracci.

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L’apertura all’inclusione e alla fluidità di genere nel mondo della moda è un tema che, verrebbe da pensare, non dovrebbe dividere come invece vediamo spesso accadere. Se la moda è sempre stata per definizione un mezzo per esprimere sé stessə, anche la sessualità e l’orientamento di genere dovrebbero essere le benvenute. E se in alcuni casi lo sono dai brand, i fan spesso non sono della stessa opinione.

Siamo ben lontani dalle polemiche che hanno visti coinvolti, ad esempio, Armani, sulle dichiarazioni del vedere in passerella coppie eterosessuali, o Balenciaga e la campagna natalizia che ritraeva bambini con vestiario che ricordava il bondage – giustamente attaccata e ritratta dalla stessa casa madre. Il vortice mediatico che nelle scorse ore ha investito Burberry, la casa di moda di lusso britannica del caratteristico motivo tartan diventato famoso in tutto il mondo, sa molto di transfobia. Per una volta, quindi, i designer e i piani alti che non guardano troppo ai termini giusti da usare non c’entrano: si tratta più delle persone che ancora faticano a vedere foto troppo “esplicite” di persone trans*.

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La foto del modello trans*, poi rimossa dall’account Instagram di Burberry

La scorsa settimana, infatti, Burberry ha lanciato la nuova campagna “B:MINE”, in vista di San Valentino, che vuole celebrare l’intimità e gli abbracci. Nel reel condiviso sull’account Instagram ufficiale, si vedono coppie di modellə che si abbracciano e si scambiano carezze affettuose: non conosciamo l’orientamento sessuale di tutte le persone ritratte, ma sicuramente la regia del breve video promozionale non ha fatto distinzione di genere. Non è stato questo, però, a mandare su tutte le furie le centinaia di utenti che hanno aggressivamente commentato il post di Burberry.

Il problema di molti è che, tra lə modellə che compaiono nel video, è presente anche un ragazzo trans che si mostra a torso nudo e sul suo petto compaiono le cicatrici di una doppia mastectomia. Niente di strano, almeno per noi. Si tratta semplicemente del segno, visibile, di una persona in fase di transizione. Cosa che, aggiungiamo, è molto difficile da vedere. Anche per quanto riguarda i corpi trans*, infatti, una certa estetica idealizzata vuole che spesso vengano celebrati e mostrati solo in una determinata veste.

Il percorso di transizione in sé, tutti i cambiamenti che riguardano il corpo, le cicatrici lasciate dagli interventi di riassegnazione del sesso, non vengono quasi mai mostrati volentieri. Che un brand come Burberry abbia deciso di mostrarlo, senza nemmeno darci troppo peso, è un gesto che va solamente lodato.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Burberry (@burberry)

Le critiche che hanno inondato gli spazi per i commenti, tuttavia, raccontano un’altra storia. Molti utenti hanno invitato a boicottare il brand, dando giudizi anche offensivi e pesanti sui corpi mostrati. Alcuni si sono chiesti cosa abbiano a che fare con la moda, altri si sono lamentati del fatto che i grandi marchi e le maison di moda stiano parlando troppo di sessualità e genere quando dovrebbero invece concentrarsi solo sui prodotti che vendono.

Le polemiche si sono poi spostate anche sugli altri canali social, tra cui Twitter, dove alcuni utenti hanno provato a far partire una campagna per boicottare Burberry, e alle pagine dei giornali, sollevando ragionamenti sulla nuova frontiera della moda da un lato, aizzando le penne di destra pronte a demonizzare le persone trans*. Ad esempio, riprendendo il commento di qualche utente che accusava Burberry di considerare glamour il fatto che “una ragazza” si facesse “togliere un seno perfettamente sano”.

Sappiamo che qualsiasi campagna con contenuti LGBTQIA+ diretta al grande e ampio pubblico inevitabilmente scatenerà critiche da qualche parte. Il feroce attacco a Burberry – che poco dopo ha provveduto a rimuovere un secondo post che conteneva un’immagine del modello trans* –, tuttavia, dimostra ancora una volta come i corpi trans* siano ancora un tabù che la società, soprattutto quella del web, non riesce proprio ad accettare.

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