Thailandia: coppia gay vince battaglia con la madre surrogata

La madre biologica della bambina, nata in Thailandia, si era opposta all'affido a due gay

Thailandia: coppia gay vince battaglia con la madre surrogata - gordon lake manuel santos 2 - Gay.it
American Gordon Lake, left, and Manuel Santos, right, walk with their baby Carmen, center, at the Central Juvenile and Family Court in Bangkok, Thailand, Wednesday, March 23, 2016. The couple has opened a high-profile custody battle in Thailand for a baby girl born to a surrogate mother, who decided she wanted to keep the child when she found out they were gay. (AP Photo/Sakchai Lalit)
2 min. di lettura

Si è conclusa nel migliore dei modi una vicenda che ha visto protagonista una coppia omosessuale in Thailandia, dove la madre surrogata che stava portando avanti la gravidanza (con un utero anonimo di una terza persona) per la nascita della loro bambina Carmen si è rifiutata dopo il parto di firmare la documentazione necessaria per permettere ai due di ottenere il passaporto per la bimba. Una storia simile, ma con protagonisti il governo israeliano e i figli di madri surrogate del Paese, l’avevamo raccontata due anni fa.

Gordon Lake e Manuel Santos hanno dichiarato: “Si è rifiutata di lasciarci andare con Carmen perché siamo gay e perché voleva che la bambina fosse cresciuta da ‘una coppia normale’. Eravamo terrorizzati, in uno stato di totale shock. Era il nostro peggiore incubo“. La coppia è rimasta in Thailandia dal gennaio 2015, poco dopo che la bambina era nata: la denuncia dei due è andata in primis all‘agenzia di madri surrogate, che non aveva avvertito la donna che i due fossero omosessuali.

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Mariam Kukunashvili, una rappresentante dell’agenzia in questione, la New Life Global Network, dice che in realtà l’agenzia non ha fatto nulla di sbagliato: la madre sapeva fin dall’inizio che i due fossero gay, ma loro non avrebbero rispettato delle fantomatiche “regole” che hanno reso la situazione “ingovernabile”. La donna avrebbe addirittura, davanti alle telecamere di una tv tailandese, sostenuto di sentire il “bisogno morale” di aiutarli, tanto da aver pagato tutte le spese mediche. I due uomini hanno sempre negato quest’ultima affermazione, provando alla corte di aver speso migliaia di dollari affinché la donna partorisse nel migliore dei modi.

Dopo una battaglia legale durata più di un anno, i due hanno vinto la causa: ora stanno progettando il ritorno negli Stati Uniti con la loro piccola, che ha comunque vissuto con loro durante tutto il periodo del processo, e il loro primo bambino, Alvaro, nato in India due anni fa. I due avevano scelto il Sud-est Asiatico per la loro seconda figlia perché è una delle zone con il più alto livello di affidabilità per queste pratiche mediche e con una lunga tradizione di gravidanze surrogate concesse a coppie omosessuali. In realtà, da quando un colpo di Stato militare ha annullato il governo precedente, c’è stata una forte repressione di pratiche di questo genere, che è arrivata in alcuni casi anche al divieto di surrogazione di maternità.

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Nonostante tutto, Gordon e Manuel ce l’hanno fatta e ora possono vivere serenamente in America con Carmen e Alvaro!

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Monica 27.4.16 - 12:03

Certo che trovare qui gli stessi commenti che si trovano su Avvenire fa un pò senso. Prima di tutto non c'è scritto da nessuna parte che la donna voleva tenersi il bambino ma solo che voleva che crescesse con una coppia "normale", quindi è tutto un altro tipo di questione.... oppure anche voi pensate che la maternità surrogata va bene solo per coppie etero?

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    Stefano Farris 27.4.16 - 16:01

    guarda che i gay non sono un partito politico o una religione, ognuno ragiona con la propria testa ed è in grado di farsi un'opinione indipendente. Per cui che c'entra Avvenire? Che poi quella donna di cui si parla nell'articolo era fin da principio consapevole del fatto che il bambino sarebbe andato a una coppia gay, non l'ha scoperto dopo che ha partorito, quella è una trovata che si sono inventati gli acquirenti nel momento in cui lei ha deciso di tenersi il bambino.

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Stefano Farris 26.4.16 - 19:52

In questa storia la sola e unica cosa che si è conclusa nel migliore dei modi è stata la transazione finanziaria per l'acquisto della merc.. ehm del bambino. Tutto il resto è squallore assoluto, tutta la mia solidarietà per quella povera donna, che nonostante l'offerta di denaro avrebbe preferito tenersi il suo bambino, perchè fino a prova contraria lo ha partorito lei.

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Aeio Interlandi 26.4.16 - 18:28

Non mi sembra il migliore dei modi, loro ci avranno messo pure i soldi ma questa donna ci ha messo il suo corpo. Aveva il diritto di essere lei a decidere!

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Luigi C 26.4.16 - 14:51

Personalmente, ripeto ,personalmente ( e sono gay e con una Unione Civile in Svizzera ) mi sembra una forzatura. Probabilmente mancano particolari nell'articolo .

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    Stefano Farris 26.4.16 - 19:53

    la quasi totalità dei gay è contraria all'utero in affitto. Io sinceramente non ne conosco uno che sarebbe disposto a pagare una donna e sfruttarla in quel modo indegno.

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      Luigi C 27.4.16 - 6:10

      Sono del tutto d'accordo con te. Pensavo d'avere reso il senso che tu hai chiarito. In più , aggiungi che i bambini ci danno fastidio ed in tanti anni di convivenza non ci ha neanche sfiorato l'idea di averne.

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        Stefano Farris 27.4.16 - 16:13

        a me i bambini non danno fastidio affatto...se quei due i bambini li avessero adottati, avrebbero avuto tutta la mia stima. Il problema è invece che pur avendone la possibilità, essendo americani e spagnoli, hanno preferito andare in un paese del terzo mondo e sfruttare una donna disperata che si è venduta per denaro.

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      Monica 27.4.16 - 12:07

      Io invece conosco diversi gay a favore e altri che hanno già fatto questo percorso e oggi hanno dei bambini quindi parlare di quasi totalità dei gay mi sembra un pò fuorviante. Ho anche conosciuto alcune delle donne che hanno portato avanti la gravidanza e ti assicuro che non si sentono per niente sfruttate ma sono straorgogliose di averlo fatto. Esiste anche una gpa etica in alcuni paesi e fare di tutta l'erba un fascio non fa bene a nessuno.

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        Stefano Farris 27.4.16 - 15:52

        Non esiste al mondo che una donna affitti il suo utero per puro spirito di solidarietà nei confronti di sconosciuti che vogliono a tutti i costi diventare genitori. Se lo fa è per i soldi, tanto più se si parla di un paese in via di sviluppo come la Thailandia. Quindi evitiamo di raccontare cazzate, grazie.

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          Monica 27.4.16 - 19:36

          Conosci per caso qualche donna che ha fatto la gpa? Chi sei te per dire che non ci può essere puro spirito di solidarietà? Conosci le leggi della California e del Canada in merito? Le donne devono essere economicamente indipendenti e spesso con la gpa guadagnano meno che a fare il proprio lavoro. Io ho parlato di gpa etica in "alcuni" paesi. Lo so anch'io che in altri c'è lo sfruttamento e questo è inaccettabile ma come ho detto fare di tutta l'erba un fascio è superficiale. Mi sembra che tu non stia parlando per conoscenza diretta ma solo per pregiudizi, proprio come fanno gli omofobi quando parlano dei gay.

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          Stefano Farris 27.4.16 - 21:07

          ahahah, scusa ma ci prendi tutti per dei cerebrolesi? Non è umanamente possibile che una donna si presti a portare avanti una gravidanza di 9 mesi e che una volta nato suo figlio lo ceda a dei perfetti sconosciuti in cambio di nulla! Puoi raccontarci tante belle favole ma purtroppo è come dico io, quelle donne lo fanno per denaro, non c'è altro motivo valido che giustificherebbe la loro scelta.

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          Monica 28.4.16 - 6:47

          Guarda io non ti prendo per celebroleso...ci mancherebbe. Mi sembri piuttosto una persona completamente ignorante sull'argomento (nel senso che non lo conosce proprio) e che spara giudizi a ruota facendosi portavoce di tutte le donne del mondo. Si può non essere d'accordo con la gpa e pensare che noi personalmente non la faremmo mai, ma se una donna libera ed economicamente indipendente decide di farla, senza costrizioni e sfruttamento, chi siamo noi per dire NO? In Canada c'è solo un rimborso spese per la donna che porta avanti la gravidanza. Lo sapevi? Dov'è la convenienza economica in questo? E poi anche se la donna riceve un compenso che problema c'è? In fondo la gravidanza per alcuni mesi non ti permette di fare una vita normale ed è anche giusto che tu sia ricompensata. Le cifre che ti pagano negli USA non sono certo tali da farti cambiare la vita...la gpa etica non la fai per soldi, non è così conveniente come pensi. Comunque il discorso è troppo lungo e non mi sembra ti interessi più di tanto approfondirlo. Ti lascio questo link nel caso ti interessi ascoltare quello che ha da dire una madre surrogata, ma probabilmente tu conosci meglio di lei le sue motivazioni... https://www.youtube.com/watch?v=1uFvcAHxNlM

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          Monica 28.4.16 - 10:16

          Ciao ti avevo risposto ma non ritrovo pubblicato il mio commento. Ti dicevo solo che non ti darei mai del celebroleso...figurati. Mi sembra solo che tu non conosco bene l'argomento e che spari giudizi a ruota. Forse non sai, ad esempio che in Canada c'è solo un rimborso spese per la donna che porta avanti la gravidanza. Dove sta la convenienza economica? E poi anche se ci fosse un compenso che male ci sarebbe? La gravidanza è un periodo anche per alcuni aspetti debilitante e mi sembra che ricevere un compenso, come avviene negli USA, non sia qualcosa che rende il gesto meno nobile se la donna è libera di scegliere ed economicamente indipendente. Inoltre il compenso non ti cambia la vita come può avvenire nei paesi meno sviluppati dove lo sfruttamento invece c'è nella maggior parte dei casi e la donna non è libera di scegliere. Chi ti ha detto poi che i genitori siano dei perfetti sconosciuti. Si creano a volte relazioni bellissime e famiglie allargate in cui c'è amore e rispetto. Possiamo dire che non lo faremmo mai, ma chi siamo per parlare a nome di tutte le donne libere e consapevoli? Ti lascio questo link nel caso ti interessasse davvero sapere quali possano essere, in alcuni casi, le motivazioni di una donna che porta avanti una gravidanza per altri. https://www.youtube.com/watch?v=1uFvcAHxNlM

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          Monica 28.4.16 - 10:29

          Ciao stefano ti avevo risposto ma non lo ritrovo pubblicato il mio commento. Ti dicevo solo che non ti darei mai del celebroleso...figurati. Mi sembra solo che tu non conosco bene l'argomento e che spari giudizi a ruota. Forse non sai, ad esempio che in Canada c'è solo un rimborso spese per la donna che porta avanti la gravidanza. Dove sta la convenienza economica? E poi anche se ci fosse un compenso che male ci sarebbe? La gravidanza è un periodo anche per alcuni aspetti debilitante e mi sembra che ricevere un compenso non sia qualcosa che rende il gesto meno nobile se la donna è libera di scegliere ed economicamente indipendente. Inoltre il compenso non ti cambia la vita come può avvenire nei paesi meno sviluppati dove lo sfruttamento invece c'è nella maggior parte dei casi e la donna non è libera di scegliere. Chi ti ha detto poi che i genitori siano dei perfetti sconosciuti. Si creano a volte relazioni bellissime e famiglie allargate in cui c'è amore e rispetto. Possiamo dire che non lo faremmo mai, ma chi siamo per parlare a nome di tutte le donne libere e consapevoli? Ti avevo lasciato un link con un'intervista ad una madre surrogata ma gay.it continua a cancellarmi il commento

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          Monica 28.4.16 - 11:24

          Ciao ti avevo risposto ma non ritrovo pubblicato il mio commento. Ti dicevo solo che non ti darei mai del celebroleso...figurati. Mi sembra solo che tu non conosco bene l'argomento e che spari giudizi a ruota. Forse non sai, ad esempio che in Canada c'è solo un rimborso spese per la donna che porta avanti la gravidanza. Dove sta la convenienza economica? E poi anche se ci fosse un compenso che male ci sarebbe? La gravidanza è un periodo anche per alcuni aspetti debilitante e mi sembra che ricevere un compenso non sia qualcosa che rende il gesto meno nobile se la donna è libera di scegliere ed economicamente indipendente. Inoltre il compenso non ti cambia la vita come può avvenire nei paesi meno sviluppati dove lo sfruttamento invece c'è nella maggior parte dei casi e la donna non è libera di scegliere. Chi ti ha detto poi che i genitori siano dei perfetti sconosciuti. Si creano a volte relazioni bellissime e famiglie allargate in cui c'è amore e rispetto. Possiamo dire che non lo faremmo mai, ma chi siamo per parlare a nome di tutte le donne libere e consapevoli?

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Andrea Pizzocaro 26.4.16 - 12:37

Mancava questa come battuta finale: "E i bianchi colonizzatori americani vissero felici e contenti a scapito della povera e cattiva donna del terzo mondo!"

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