Shape Without Shame: l’intervista agli autori del progetto

Giacomo Galeotti e Riccardo Righi sono gli autori del manifesto visivo SWS

Nato da un’idea di Giacomo Galeotti e scritto da Giacomo Galeotti e Riccardo Righi, SWS: Shape Without Shame – #formasenzavergogna è un manifesto visivo che traina due messaggi principali: anche se una persona non rispecchia fisicamente gli ideali e le proposte della società può comunque piacersi, come i chubby bears gay, e anche se una persona ricalca fisicamente gli stereotipi della propria società e del proprio tempo, ciò non significa che non possa provare un’attrazione affettiva e/o sessuale nei confronti della non stereotipia, come i chasers. Gay.it ha intervistato i due autori: il marchigiano Giacomo Galeotti, ventisettenne artista e attivista LGBTQ italiano, autore del libro “Poesie di vetri sulla sabbia riguardo ruote che non girano” (Ibiskos Editrice Risolo), e l’emiliano Riccardo Righi, graphic designer e talentuoso fotografo ventenne, che ha già lavorato presso diverse agenzie di comunicazione in Italia e all’estero.

Il vostro progetto ha un nome già di per sé molto trasparente: “Shape Without Shame”, forma senza vergogna. Ossia affermare la dignità dei corpi che si discostano dai canoni di bellezza comunemente accettati. Però, a differenza di altri progetti che hanno per oggetto il corpo femminile, il vostro riguarda il corpo maschile. Secondo voi è possibile reinventare un’estetica maschile? Si tratta anche di un’operazione linguistica non da poco, visto che tutti gli aggettivi riferiti al corpo maschile “desiderabile” rimandano alla durezza, alla solidità, non alla morbidezza…

Giacomo e Riccardo: In realtà crediamo fermamente che si possa reinventare un’estetica. Un’estetica in senso generale, non per forza solamente maschile. Noi abbiamo scelto, in questo caso, per una questione artistica e di mancanza di rappresentazione di utilizzare il corpo maschile. Tutti gli aggettivi riferiti al corpo maschile sono quelli ma noi abbiamo tentato di far diventare maschile anche l’idea di morbidezza, una morbidezza avvolgente e protettiva nei confronti dell’altro. Una forma che si mette in gioco, che cambia, modellabile e dunque che fa del cambiamento e fluidità una forza e non una debolezza. Nella nostra visione la durezza non è per forza sinonimo di mascolinità. Evitando un body shaming al contrario, tutte le forme sone possibili, desiderabili, compresa quella morbida. L’operazione linguistica è un tentativo, partita all’interno del video. Speriamo possa essere compresa o almeno intuita anche nel servizio fotografico. Le nostre risposte non sono chiuse, l’obiettivo è quello di porre delle domande, che vanno rivolte anche al nostro pubblico.

Nel video ci sono delle scene che coinvolgono altri ragazzi, ragazzi fisicamente diversi da Giacomo – e mi pare che la sottolineatura di questa differenza sia uno dei punti centrali del progetto: il desiderio sessuale non può essere “segregato” all’interno di comunità chiuse (grassi con grassi, magri con magri) ma deve potersi dispiegare al di là delle differenze di peso e forma. Secondo voi questa non-accettazione della differenza è presente ovunque o è più forte nella comunità gay?

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G&R: Crediamo sia leggermente più forte nella comunità gay, anche se è una questione che riguarda benissimo anche l’ambiente eterosessuale. Sappiamo di ragazzi etero che si vergognano di ciò che provano per ragazze morbide. Se è più forte nella comunità gay può esserlo in quanto essa ha tentato di distruggere la moralità cattolica innalzando l’estetica e forse anche l’edonismo ad un principio basico fondamentale. Un’estetica che non è mai stata veramente libera da schemi ideologici, anzi ha posto regole ferree quanto quelle della morale che doveva essere soppiantata. Qualcuno forse vuole una forte categorizzazione di grassi e magri, e forse si è riuscito anche a convincere una parte della comunità LGBT. Nell’associazionismo gay abbiamo trovato, al contrario, la voglia di rimettere le carte in gioco e puntare ad una nuova e vera libertà e autodeterminazione, che si costruisce nell’incontro con le alterità.

Qual è stata la “scintilla” che ha fatto nascere quest’idea?

G: E’ partito tutto questa estate quando io e Riccardo, che siamo legati da una grande amicizia, abbiamo iniziato ad affrontare il tema per via di alcune cose che mi erano successe. Dopo anni di vergogna che ho provato nei confronti del mio corpo ho imparato ad accettarmi per quello che sono: credo che oggi il mio corpo e la mia fisicità rispecchino in morbidezza anche la mia parte caratteriale. Ho condiviso questi pensieri con Riccardo, raccontandogli dei ragazzi con i quali mi stavo sentendo. Tutti ragazzi che amavano le forme curvy ma che avevano un bel problema, almeno molti di loro: la vergogna. Come io mi vergognavo un tempo delle mie forme, loro si vergognavano di amarle quelle forme, di desiderarle. Mi facevano sentire allo stesso tempo bellissimo, finalmente con un mio erotismo ma allo stesso tempo mi facevano sentire come un segreto da nascondere nella notte o nelle fantasie. Ecco che allora parlandone ci siamo detti: perché non fare qualcosa al riguardo? Perché non dire ai ragazzi morbidi che essere rotondi non è per forza negativo e che ci si può persino piacere? Che si può persino piacere ai ragazzi muscolosi, a quelli alti, bassi, magri, normo-peso, orsi? E che non bisogna vergognarsi dei propri desideri? Ecco qual è stata la scintilla del progetto. Un’urgenza comunicativa mia che subito Riccardo ha accolto e fatto anche sua.

Come vi siete mossi nella promozione del progetto , e che tipo di accoglienza avete ricevuto? Immagino che le reazioni siano state numerose e molto diverse…

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G&R: Abbiamo contattato quante più associazioni, blogger e VIP possibili. All’inizio molti si sono interessati al progetto, alcuni pero’ si sono ritirati come supporters quando hanno visto in anteprima il video. Il fatto che fosse di base un video erotico condito alla comune sessuofobia, che non è parte delle sole associazioni o VIP ma della società occidentale tutta, crediamo abbia giocato a nostro sfavore. Per noi la cosa importante era mostrare il corpo morbido maschile all’interno della sfera sessuale perché è la prima amputazione che la maggior parte dei personaggi overweight rappresentati dai media subiscono. E’ la sessualità che viene tolta al corpo rotondo, l’erotismo di quel corpo. Sia maschile o femminile. Ci siamo detti comunque: se non ve lo fa vedere nessuno, ve lo mostriamo noi come fa l’amore una persona rotonda e come fa sesso.

Avrete ricevuto sicuramente molto critiche. Come rispondete a chi pensa che “sbattere in faccia” la propria diversità (fisica, sessuale) sia controproducente?

G&R: Noi crediamo che sbattere in faccia la diversità, la fisicità e la sessualità produca sicuramente risposte forti, siano esse positive o negative. Pensiamo che anche quelle negative in fondo siano positive per un semplice fatto: l’abitudine. Prima di tutto se una cosa da fastidio allora bisogna continuare a mostrarla, esporla finché non smetterà di infastidire ed è una questione di abitudine. Lo scandalo diminuisce all’abituarsi ad un certo tipo di lotta politico-sociale, piano piano l’occhio si abitua, quello delle persone e degli attivisti anche, e in qualche modo, ciò diventa normale. La risposta negativa è una risposta istintiva, fobica. La nostra volontà è quella di uscire dagli schemi delle rappresentazioni convenzionali date, questo era secondo noi l’unico modo per farlo. Crediamo che il messaggio lavori lentamente la coscienza delle persone e le ammorbidisca su alcune rigide visioni delle cose.

Vorreste che questo progetto avesse un “secondo capitolo”, un seguito? Se sì, quale?

G&R: Sì, vogliamo che possa avere un seguito. Prima di tutto che questo progetto continui, noi cercheremo di portarlo in giro per l’Italia e presentarlo in diversi posti per aprire un dibattito nella comunità LGBT e non solo. Possono avvenire delle trasformazioni del progetto, con altri artisti che mano a mano si aggregano e portano il loro contributo e la loro visione. Non cambieranno mai le parole Without Shame, ma Shape potrebbe cambiare. Oltre la forma sono ancora tante le questioni di cui l’uomo si vergogna e non dovrebbe affatto. I prossimi progetti, fratelli di SWS vorremmo poterli fare non più da soli ma poter collaborare con altri partners.

Volete togliervi qualche sassolino dalla scarpa?

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G&R: No, siamo contenti di ogni feedback. Crediamo nel nostro lavoro e lo porteremo avanti con fierezza. Molte persone credono nel nostro lavoro e vanno tutte ringraziate. Vorremmo aggiungere che hanno collaborato e lavorato al progetto persone di diversi orientamenti sessuali: gay, lesbiche ed eterosessuali.

Quali sono queste persone o associazioni?

G&R: Prima di tutto le persone direttamente coinvolte nel nostro progetto ovvero: Iride Benna, una giovanissima e talentuosa video maker che è stata la nostra co-regista ed editrice del video; gli attori e amici Davide Caroleo che ha rappresentato il fidanzato amorevole, Thomas Croce che ha rappresentato una frequentazione disimpegnata, Lorenzo Bondoni, rugbista dei Rooster Rugby Seven che ha interpretato il puro sesso occasionale; l’assistente alla fotografia Sofia Redaelli, il nostro hair and make up artist Matteo Franceschelli, il traduttore Marco Lobascio, le assistenti Gaia Galeotti e Ilaria Vichi. Vanno ringraziati sentitamente per averci ospitato nella loro casa presso il Palazzo dei Conti Lattanzi di Fossombrone Giacomo Zanchetti e Francesco Cangiotti del brand Zanchetti. Infine la grandissima e disponibilissima cantante islandese Thorunn Antonia che gratuitamente ci ha concesso le sue canzoni (prodotte con Berdsen) e con la quale abbiamo già iniziato una collaborazione essendo ormai diventati un duo creativo. Le associazioni che supportano il nostro progetto sono: Arcigay, Agedo Marche, GAP- Gay And Proud Urbino, Stonewall GLBT Siracusa, Dirittoforte LGBT, Stop Sida (Spagna), Russian LGBT Network (Russia), Fondacija Cure/CURE Foundation (Bosnia Erzegovina) e LGBT Danmark (Danimarca). Le personalità importanti che supportano il progetto sono: Luca Bussoletti e Giorgio Montanini, Eleonora Magnifico, Sebastiano Ridolfi, Vladimir Luxuria, Le Gal (trio di rappers torinesi), Davide Papasidero (X factor Italia ed X factor UK), Antonio Escher Pagano (X factor Italia), Rosalee (cantante soul, r’n’b americana), Bad Uncle (band canadese), Jonas Sigurosson (cantante e musicista islandese), Leonor Andrade (Eurovision Song Contest entry nel 2015 per il Portogallo), Romina Falconi (X factor Italia), Eythor Ingi (Eurovision Song Contest entry nel 2013 per l’Islanda), Hard Ton e Franco Grillini.