DDL Zan, la comunità lgbt+ NON vuole mediazioni – i risultati del nostro sondaggio

Avete risposto al nostro quesito sul DDL Zan: Mediazione con modifiche o muro contro muro e più che probabile sconfitta in aula? Un voto quasi plebiscitario.

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Meglio cadere in aula, a testa alta, che cedere ad ulteriori compromessi, mediazioni con chi da anni vuole affossare la legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo.

Noi di Gay.it abbiamo chiesto a voi, lettori, come comportarsi dinanzi al DDL Zan attualmente in discussione al Senato. Votarlo senza alcuna modifica, rischiando di cadere a Palazzo Madama al cospetto dei voti segreti, oppure accettare un punto d’incontro, modificandolo, in modo da renderne più probabile l’approvazione? Utilizzando la metodologia cookie combinata con il footprint utente, per raccogliere risposte di utenti unici reali ed evitare voti ripetuti, la risposta di 1103 persone è stata quasi plebiscitaria.

Per l’82,68% dei votanti (912 utenti) il DDL va presentato al Senato “senza nessuna modifica: piuttosto che fare compromessi inaccettabili meglio rischiare sia bocciata”. Solo 191 persone (17,32%) pensano invece che “andrebbe cercato un compromesso che ne renda più probabile l’approvazione prima del voto in aula per evitare di disperdere il lavoro fatto fin qui”.

Dopo la lettera firmata da oltre 140 associazioni LGBT e inviata ai senatori della Repubblica, affinché il DDL sia approvato senza modifica alcuna, anche nella base del movimento è prevalsa una posizione ferma, pur nella coscienza che muro contro muro porterà probabilmente la legge a non essere approvata. Un messaggio chiaro a tutti a quei senatori che ancora oggi, in aula durante la discussione generale, si chiedono come reagirebbe la comunità LGBT dinanzi ad una bocciatura. Con rabbia, fastidio, sconcerto, ma soprattutto con Unità. Perché non si possono fare mediazioni sui diritti delle persone. Perché non si possono approvare leggi svuotate da continui compromessi al ribasso, prive di contenuti, discriminatorie, che vadano ad escludere i discriminati tra i più discriminati. Non si può dire, tutti no, qualcuno sì. O tutti o nessuno.

Il DDL Zan è già un compromesso, andato in scena alla Camera, in commissione giustizia, durato quasi un anno. Negli ultimi 8 mesi uno tsunami di fake news è riuscito a travolgere gli articoli contenuti al suo interno, avvelenando il dibattito pubblico e politico, spostando volutamente l’attenzione su temi che nulla hanno a che vedere con il DDL. “Se si andrà allo scontro, muro contro muro, e si andrà allo scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi“, ha minacciato Matteo Renzi in senato martedì pomeriggio, dopo aver chiesto a Pd, 5 Stelle e LeU di accettare le irricevibili modifiche al DDL presentate dal leghista Ostellari, che puntano ad escludere le persone transgender dalla legge. Sbagliando. Perché la vita delle persone LGBT è già di suo segnata da discriminazioni e violenze quotidiane, da una politica umiliante nei contenuti espressi e forzatamente cavalcati. A distruggere la vita di migliaia di ragazzi LGBT è un Palazzo che mente sapendo di mentire, facendo equilibrismo politico sulla pelle di un’intera comunità, stanca di doversi accontentare delle briciole. Chiediamo diritti, tutele, che coinvolgano l’intera comunità.

In caso di bocciatura dell’attuale DDL Zan noi tutt* continueremo a lottare per una legge di civiltà, come accaduto negli ultimi 25 anni, ma chi si è macchiato di simile doppiogiochismo politico avrà definitivamente perso la faccia. E non lo dimenticheremo.

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