Diversity Media Report 2020, ecco la ricerca annuale sulla rappresentazione inclusiva nei media italiani

L’orientamento sessuale e affettivo è quasi scomparso dall’agenda dei TG 2019, che gli hanno dedicano solo 102 notizie (0,2%, come nel 2018), un terzo delle quali in occasione della Giornata Mondiale della Famiglia di Verona.

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Diversity Media Report 2020, ecco la ricerca annuale sulla rappresentazione inclusiva nei media italiani - FrancescaVecchioni PresidenteDivrersity ph.Credit JordyMorell6 - Gay.it

Dopo aver visto ieri le nomination ai Diversity Media Awards, iniziativa ideata e promossa da Diversity, no-profit fondata e presieduta da Francesca Vecchioni, ecco oggi arrivare il Diversity Media Report, ovvero l’unica ricerca in Italia che rileva e premia i contenuti mediali e i personaggi che valorizzano i temi della diversità nell’informazione (a cura dell’Osservatorio di Pavia).

Disabilità e orientamento sessuale e affettivo sono le “grandi escluse” dall’informazione italiana nel 2019 che, al traino della cronaca nera e dell’agenda politica del Paese, ha focalizzato l’attenzione su generazioni, etnia e genere. Più aderenti ai cambiamenti culturali della società in tutte le sue sfaccettature si presentano invece i prodotti dell’entertainment (serie TV, film, programmi radio e tv, pubblicità e prodotti digitali) che offrono all’analisi un’evoluzione nei contenuti e nell’approccio narrativo.

Queste alcune delle evidenze emerse dal Diversity Media Report 2020 (DMR) presentato Palazzo Marino alla presenza del Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, da Francesca Vecchioni affiancata da Monia Azzalini, Responsabile del settore Media e Gender dell’Osservatorio di Pavia.

La convivenza con persone diverse vista da molti con sospetto e spesso rifiutata – afferma il Sindaco di Milano Giuseppe Salaè alla base di una società contemporanea autentica e ricca, dal punto di vista umano e culturale. Milano, da sempre città aperta, ospitale e inclusiva, negli ultimi anni ha ripreso con vigore il suo ruolo di città laboratorio per la difesa dei diritti, nessuno escluso. La ricerca annuale curata da Diversity e dall’Osservatorio di Pavia che analizza l’atteggiamento dei media italiani, così potenti nell’influenzare l’atteggiamento della gente, è un sicuro punto di partenza per capire quanto la nostra società sta cambiando e come e dove è necessario intervenire”.

I dati della Ricerca

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Dal 1 gennaio al 31 dicembre 2019, su 48.854 notizie registrate 5.387 (11%) hanno riguardato persone anziane e giovani, rappresentate nel 50% dei casi quali vittime o carnefici di episodi di violenza e criminalità. Registrano picchi di notiziabilità rilevanti i casi dell’anziano di Manduria (TA) torturato e ucciso da una baby gang, della bimba di 7 anni ferita a Napoli durante una sparatoria e dello scuolabus sequestrato a Milano da un fanatico. L’informazione ha parlato di giovani anche per il loro impegno sociale, dedicando ampia copertura alle manifestazioni ambientaliste nate dal movimento Friday For Future.

Gli scontri politici e le questioni sociali relative ai flussi migratori hanno generato 4.556 notizie (9,3%) in cui i protagonisti e le protagoniste sono stati identificati sulla base dell’etnia. Due i momenti che hanno infiammato la cronaca e acceso il dibattito pubblico: il primo a luglio 2019, con la sfida di Carola Rackete alle autorità italiane per l’approdo della Sea Watch 3, il secondo a dicembre, con lo scontro tra alcuni Sindaci e il Ministro dell’Interno sull’applicazione del “Decreto Sicurezza”.

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Il genere connota i protagonisti e le protagoniste di 3.804 notizie (7,8%) come donne o uomini, mai transgender. Nel 63,5% dei casi le notizie hanno trattato fatti criminali, in prevalenza violenze contro le donne, come molestie, stupri, femminicidio, ma anche atti violenti in cui sono le donne ad essere protagoniste, principalmente nei confronti di figli minori.

La disabilità è apparsa in 647 notizie (1,2%) di cui quasi un terzo ha riguardato il ferimento del nuotatore Manuel Bortuzzo, colpito da un proiettile fuori da un pub di Roma. L’orientamento sessuale e affettivo quasi scompare dall’agenda dei TG 2019, che gli dedicano solo 102 notizie (0,2%, come nel 2018), un terzo delle quali in occasione della Giornata Mondiale della Famiglia che si è tenuta a Verona e della relativa contromanifestazione organizzata dalla società civile pro-diritti LGBT+.

 

“Nei media oggi più che mai è essenziale saper rappresentare e dar voce a tutte le persone per ridurre le distanze e i pregiudizi. Finché l’informazione sarà al traino solo dell’agenda politica e della cronaca, non sarà in grado di restituirci l’immagine reale della società. Per quanto riguarda invece i prodotti di intrattenimento, sono certamente più capaci di rappresentare la complessità della realtà che ci circonda, le persone e le loro storie, l’unico grande rischio da evitare è cadere nel buonismo. Dobbiamo smettere di considerare la diversità con paura o attraverso uno sguardo pietista, e renderci invece conto che essa è una grande forza della società.” dichiara Francesca Vecchioni, fondatrice e Presidente di Diversity.

Se sul fronte dell’informazione si assiste ad una situazione di stasi, molto diverso è ciò che accade nel mondo dell’intrattenimento: nel 2019 è emersa con forza l’importanza dell’intersezionalità del racconto, ossia i personaggi non sono più definiti da una sola caratteristica (il genere, o l’orientamento, o l’etnia, etc), ma hanno abbracciato una nuova complessità, con un’identità ricca di sfaccettature. Inoltre i personaggi legati ai temi della diversità non restano più solo secondari, a corollario delle storyline principali, ma sempre più spesso rivestono il ruolo principale su cui si impernia la narrazione.

L’approccio intersezionale risulta molto efficace nei prodotti stranieri (Special e Pose – Netflix) in cui si intrecciano con grande naturalezza tematiche e identità differenti. Grande attenzione è riservata al mondo femminile (Volevo fare la rockstar – Rai2) e alle tematiche LGBT+, con il superamento del racconto binario di genere (Euphoria – SKY Atlantic), e cambia il modo di raccontare la sessualità, spesso limitata da fortissimi tabù e osservata con sguardo pruriginoso, e si muovono i primi passi verso una narrazione trasversale e lontana dai giudizi tradizionali (Il corpo dell’amore – Rai3).

Rispetto agli scorsi anni si registrano alcuni significativi progressi anche nella rappresentazione della disabilità, soprattutto nel cinema italiano dove il racconto di questa diversity ottiene sempre più spazio, diventando talvolta l’elemento cardine delle storie che vengono raccontate, per quanto le storie rimangano circoscritte ad una dimensione intima e famigliare: ci si allontana sempre di più dalla narrativa buonista del passato ma la narrazione delle persone con disabilità è ancora molto “protetta” (La Dea Fortuna – Indiana Production, Mio fratello rincorre i dinosauri – Paco Cinematografica, La scomparsa di mia madre – Reading Bloom). Anche le serie TV si spogliano da quell’allure di paternalismo che ha caratterizzato il racconto della disabilità negli anni scorsi e si avvicinano sempre di più a un racconto realistico e diretto, volto a smantellare i pregiudizi sul tema (La compagnia del cigno – Rai1, Il corpo dell’amore – Rai3).

Nel 2019 cresce anche il numero di contenuti che hanno raccontato storie e persone legate al tema dell’etnia con serie tv internazionali molto apprezzate dalla critica e dal grande pubblico (When they see us – Netflix, Watchmen – Sky Atlantic) e programmi televisivi italiani caratterizzati da una narrazione profonda e complessa delle questioni legati alla diversity etnica (Love me stranger – laF – Sky135). La fiction italiana è invece risultata meno capace di assolvere al ruolo di “specchio della società”.

Nella comunicazione pubblicitaria i brand hanno dimostrato di aver capito la necessità di trattare questi temi. Una consapevolezza che però si traduce in comunicazione efficace e credibile solamente quando ciò che viene affrontato è ben rappresentativo del momento sociale, e soprattutto in coerenza con i valori del brand.

 

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