Iran: la storia di Nasrin Ghadri, uccisa dalla polizia durante le proteste di venerdì

L'Iran uccide le sue donne, la cui unica colpa è voler essere libere.

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Nasrin Ghadri uccisa iran proteste velo
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Nasrin Ghadri era una dottoranda in filosofia. Chi la conosceva però, ha avuto l’occasione di sapere molto di più su di lei, e la descrive come una sognatrice, appassionata e assetata di conoscenza, piena d’interessi. Innamorata di una vita che le è stata strappata dalla violenza del regime iraniano.

Un’esecuzione in piena regola, durante le proteste dello scorso venerdì (ecco perché sono importanti anche per la comunità LGBTQIA+ >. Nasrin è stata picchiata dalla polizia con un manganello, con una ferocia tale da ucciderla. La polizia incaricata di proteggere la popolazione, oggi si macchia di crimini indicibili contro chi chiede libertà.

Non è però corretto chiamare Nasrin un’altra “Mahsa Amini”: è importante ricordare che l’ingente perdita di vite umane che osserviamo durante le proteste in Iran è una tragedia indicibile proprio perché non è un fenomeno freddo, da cui possiamo distaccarci guardando alle vittime come numeri su una statistica – come non si dovrebbe fare per qualsiasi catastrofe umanitaria.

È pericoloso scrivere di “un’altra donna vittima della repressione in Iran” perché ci rende distaccati, e porta le persone a dimenticare in fretta.

E, sebbene non potremo mai conoscere tutte le storie delle donne che oggi lottano versando sangue per la loro libertà, possiamo provare a immedesimarci nella vita di una giovane donna – Nasrin aveva 35 anni – tra università, amici, famiglia e proteste.

Possiamo immaginare il conflitto interiore provato da Nasrin prima di scendere in piazza, sapendo che – in qualsiasi momento – avrebbe potuto diventare la prossima martire. Proprio quello che è successo venerdì. Eppure, la scelta è tra la resa incondizionata a un regime che pian piano le sta togliendo ogni libertà oppure quella di rischiare la propria vita.

Ecco, dopo aver solo provato ad immedesimarsi negli ultimi momenti di Nasrin, ora è possibile comprendere la rabbia della folla che è scesa in piazza oggi, a Kurdistan, stanca di vedere ogni giorno una di queste personalità straordinarie venir strappate alla vita.

La polizia non riesce più a contenere le proteste in Iran

La morte, oggi, la popolazione la vuole per Ali Khamenei la “guida suprema dell’Iran” che ormai non ha più alcuna possibilità di redimersi davanti a tanta violenza. Lo cantano nelle piazze, nei cortei e dalle celle tutti coloro che, in qualche modo, hanno subito un regime accecato dalla sua intolleranza.

Venerdì, i manifestanti sono scesi in piazza pacificamente, eppure – secondo le testimonianze condivise sui social media dai presenti – la polizia non ha esitato ad usare il pugno duro, sparando sui dimostranti e sprecandosi con le cariche.

Cariche in cui è stata coinvolta anche Nasrin Ghadri, che – dopo l’aggressione – è entrata in un breve coma per poi perdere la vita entro poche ore.

Anche lei non aveva indossato correttamente il velo islamico, e anche lei oggi è simbolo di un’indegna e ingiustificata violenza repressiva che però ormai non attecchisce più sulla popolazione: oggi, le donne iraniane preferiscono morire piuttosto che vivere senza libertà.

Le proteste sono ormai all’ordine del giorno, si diffondono come un incendio indomabile, che neanche la polizia riesce a spegnere. Sì, perché per quanto le autorità provino a censurare quello che sta succedendo, è impossibile oggi fermare la fuga di notizie.

Sebbene infatti il governo abbia intimato alla famiglia di Nasrin di “fare una cosa veloce” con il suo funerale e la sua sepoltura e di sostenere che la donna sia morta per una “malattia fulminante” o un’”intossicazione” – proprio com’era successo a Mahsa –, oggi la verità è uscita subito.

Le bugie del regime hanno le gambe sempre più corte, e le smentite non fanno che indebolirne la struttura, nonché la rilevanza sia a livello nazionale che internazionale.

Nonostante i blocchi continui ad internet e ai social media, le censure indiscriminate e la repressione violenta, le proteste in Iran sono ormai un processo incontrovertibile, che non si fermerà finché non avrà visto crollare il regime.

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