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La Madre di Eva, intervista a Stefania Rocca: “Ai genitori con figli trans dico di dare ascolto e amore”

Atteso a teatro prima a Milano, poi a Roma, è l'adattamento dell'omonimo romanzo di Silvia Ferreri. Diretto e interpretato da Stefania Rocca, nella piéce madre di un figlio trans.

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La Madre di Eva, intervista a Stefania Rocca: "Ai genitori con figli trans dico di dare ascolto e amore" - Locandina LA MADRE DI EVA - Gay.it
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La Madre di Eva, intervista a Stefania Rocca: "Ai genitori con figli trans dico di dare ascolto e amore" - STEFANIA ROCCA Foto by Signe Vilstrup - Gay.it

 

Dal 28 febbraio al 2 marzo il Teatro Lirico ‘Giorgio Gaber’ di Milano ospiterà La Madre di Eva, spettacolo di e con Stefania Rocca liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Silvia Ferreri, finalista al premio Strega nel 2018. Una pièce che ripercorre la storia di un ragazzo nato in un corpo femminile in cui si sente prigioniero e che intende intraprendere un percorso di transizione per raggiungere finalmente la serenità.

Direttrice artistica di “OFFF- Otranto Film Fund Festival” e a breve al cinema con La primavera della mia vita di Colapesce DiMartino, Rocca debutta in qualità di regista teatrale, con lo spettacolo in cartellone anche a Roma il 27/28 marzo al teatro Parioli e l’11/12 aprile all’Auditorium Parco della Musica. In attesa di intervistare anche il giovane co-protagonista Bryan Ceotto, abbiamo quest’oggi intervistato proprio Stefania, due volte nominata ai David di Donatello e 3 volte candidata ai Nastri d’Argento.

La Madre di Eva, intervista a Stefania Rocca: "Ai genitori con figli trans dico di dare ascolto e amore" - LA MADRE DI EVA 10 - Gay.it

Partiamo dal principio. Come e quando hai scoperto il romanzo di Silvia Ferreri e perché hai deciso di adattarlo, dirigendo te stessa.

È stato un caso. Dirigo il Festival di Otranto e quell’anno avevo fatto un’edizione legata al tema inclusion e diversity, che mi è piaciuto tantissimo, con ospite anche Lukas Dhont, regista di Girl. Già questo mi aveva arricchito pareggio, riguardo l’argomento. Poi mi hanno richiamato per una piccola lettura in un teatro di Conegliano, proponendomi vari temi, spunti di lettura che mi avevano convinta poco. Così mi sono messa fare una ricerca, non necessariamente legata alla transizione, e sono incappata in questo libro. Ho iniziato a leggerlo in treno e in un’ora l’ho finito. A quel punto ho iniziato a pensare che mi mancava la voce di Alessandro, in quel libro, dove il punto di vista principale è quello della mamma. Alessandro c’è, si sente, ma il libro è legato ai ricordi della madre. Cosi oltre ai ricordi della madre ho aggiunto la voce di Alessandro per rivivere quei momenti di scontro, ma non solo. Ho preso i diritti del libro, mi sono messa a scrivere ed è nato questo progetto, che ho scelto perché oggi come oggi è importante parlare di questi temi. Perché ho scoperto una grande sensibilità che mi piaceva portare in teatro, e perché il tema principale è l’identità. Sono anni che l’uomo combatte con la ricerca della propria identità. È un tema universale, al di là delle polemiche. La ricerca dell’identità è un tema quantomai teatrale, d’altronde Pirandello parla di conflitti interiori e i miei due personaggi hanno proprio un conflitto interiore. Eva, che è poi Alessandro, ha il conflitto di essere percepito in un modo in cui lui non si sente, perché non è, e di essere giudicato dalla società, così come la madre che ha un conflitto interiore di senso di colpa, di paura, di essere una mamma sbagliata e conseguentemente giudicata dalla società“.

Per l’appunto all’interno del racconto non c’è solo il percorso di chi deve imparare a riconoscere sé stesso, e ad essere riconosciuto, ma anche questo conflitto generazionale tra madre e figlio di cui tu parlavi. Come riuscire a restringere questo gap che abbraccia inclusione e accettazione?

Semplicemente osservandosi e ascoltandosi, cercando di eliminare tutti quei preconcetti che sono diventati paletti di sicurezza delle nostre vite. Perché si ha paura ad abbandonarli. Bisogna cercare di aprire la mente, la percezione, slegandoci da quei concetti, cedendo all’ascolto e all’amore“.

Prima di immergerti in questa avventura teatrale quanto eri a conoscenza di questo mondo, hai incontrato associazioni e genitori con figli transgender?

È un anno e mezzo che lavoro a questo progetto ed è un anno e mezzo che parlo con associazioni, genitori e figli. In questo momento in cui simile tema è sulla bocca di tutti non volevo essere quella che se ne approfitta, volevo sentirlo. Prima di entrare nel progetto ho chiamato diverse associazioni e incontrati tanti genitori. Ed è lì che è nata l’idea di far interpretare il personaggio di Alessandro a qualcuno che realmente stesse facendo quello stesso percorso. Io dovevo loro questo momento di inclusione, anche perché è un qualcosa di talmente personale e profondo che dà un valore aggiunto alla stessa opera“.

La Madre di Eva, intervista a Stefania Rocca: "Ai genitori con figli trans dico di dare ascolto e amore" - LA MADRE DI EVA 6 - Gay.it

Insieme a te sul palco ci saranno Bryan Ceotto e Simon Sisti Ajmone, ragazzi trans. Come sei arrivata a loro?

Ho chiamato tutte le varie associazioni, ho chiesto di incontrare ragazzi e genitori, ho fatto leggere il testo dell’opera e ho ristretto il campo in base all’età e alla voglia di mettersi in gioco su un palco teatrale. Ne ho incontrati parecchi, fino a quando ho trovato Bryan e Simon. Ho scelto loro due perché pur essendo molto diversi sono molto bravi, volenterosi, affettuosi. Mi sono chiesta come fare, perché ne avevamo due per un unico personaggio e nella prosa non è che hai un sostituto, ma il produttore alla fine li ha presi tutti e due, anche perché Simon ha 16 anni, va a scuola e in un’eventuale tournée potrebbe assentarsi, quindi era giusto che si alternassero. Così abbiamo iniziato a lavorare tutti e 3 insieme e si è creata una piccola famiglia“.

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Il tema dell’identità di genere è quanto mai dibattuto in ambito politico. Il DDL Zan è stato affossato proprio perché si voleva rimuovere le persone trans da qualsivoglia tipo di protezione, mentre negli USA il partito repubblicano ha dichiarato guerra alle atlete trans* e agli adolescenti in transizione. Cosa credi che ‘spaventi’ le persone, a tal punto da volere l’infelicità altrui, da cacciare i figli da casa, da istituzionalizzare la discriminazione?

Non abbiamo gli strumenti per capire. La nostra generazione ancora non li ha trovati e con il rifiuto pensa di poter tenere a bada quello che loro pensano possa essere un condizionamento sociale ai danni dei giovani di oggi. Tra i tanti genitori che ho incontrato e che faticano ad accettare questo percorso di transizione da parte dei figli, ho capito che a mancare loro è proprio lo strumento educativo. Pensano che se io genitore non ti faccio vedere che esiste questa realtà tu non sai che esiste e allora in automatico non lo svilupperai, ma è esattamente il contrario. Perché se io non ti faccio vedere che tutto questo è nella normalità delle cose, tu figlio ti sentirai malato, quando in realtà non lo sei affatto. Non è una malattia nè una moda giovanile. Tra le altre cose credo che questo abbattimento di certi confini sia iniziato con la nostra generazione, che ha lottato per il diritto all’aborto, al divorzio, questa è una semplice evoluzione“.

Qui subentra non a caso il problema della visibilità, perché fino a quando certe realtà non entreranno nel quotidiano anche se non soprattutto mediatico, generalista, certe paure rimarranno intatte.

Assolutamente, io ho voluto fare questo spettacolo anche per questo motivo. Uno spettacolo dove non giudico, che punta a far riflettere chi ci verrà a vedere, a far sentire meno soli tutti quei ragazzi che ancora non hanno la possibilità di vivere liberamente il proprio reale io”.

Nel corso della tua carriera hai mai assistito ad episodi di omotransfobia sul set, dietro le quinte? Credi che il cinema, la tv e il teatro italiano si stiano finalmente aprendo all’inclusione?

No, personalmente non ho mai assistito a situazioni così violente. Penso che il cinema abbia un’enorme potere, in queso senso, perché può mostrare e anticipare mondi. È importante che lo faccia. Lo sta facendo? Potrebbe farlo molto di più. Se parliamo di parità di genere, recentemente mi hanno chiesto con quante donne registe ho lavorato. Quattro, su 80 film. Siamo davvero molto indietro. A volte ci fermiamo allo stereotipo, superata una certa età i ruoli diminuiscono. Se non ci limitassimo al ruolo di mamma, i personaggi femminili potrebbero essere decisamente più interessanti“.

Pensi che La Madre di Eva possa andare incontro ad un adattamento televisivo/cinematografico? Saresti ugualmente interessata?

Ho già scritto un soggetto e l’ho presentato ad un bando internazionale, vincendo lo sviluppo alla sceneggiatura. Dopo lo spettacolo proverò a scriverla e vedremo se riuscirò a sviluppare il film“.

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A breve ti rivedremo al cinema con “L’uomo che disegnò Dio” di Franco Nero, film molto atteso perché ritorno sul grande schermo di Kevin Spacey, 5 anni fa radiato da Hollywood dopo l’esplosione dello scandalo Me Too. Che attore e che uomo hai trovato e che idea ti sei fatta dell’ipocrisia di un’industria che pur sapendo spesso incensa ma cancella una volta svelato quanto sempre saputo?

Io ho detto di sì al film quando lui ancora non era stato ingaggiato. Quando me l’hanno detto mi sono posto la domanda. Poi sul set ho incontrato un grandissimo attore e ovviamente abbiamo affrontato il tema. Spacey mi ha detto una cosa molto interessante, ovvero che quando qualcuno scrive male su di te hai voglia a lottare per provare a far emergere la tua verità, perché ognuno avrà la sua. I media in questo senso hanno un potere incredibile, come faccio io a dire cosa sia vero, sbagliato, giusto o meno?“.

Tra le altre cose tutti i processi a cui Kevin è andato fino ad oggi incontro li ha vinti, con alcuni ragazzi che hanno ritirato le accuse di molestie perché senza prove a carico.

Sul set ho fatto tabula rasa, io dovevo guardarlo solo come attore. Non sono io che posso giudicarlo”. “Il movimento Me Too è stato importante anche solo per raccontare alle nuove generazioni che quella non poteva nè doveva essere la norma“.

Se avessi davanti una mamma o un papà che non riescono ad accettare un figlio o una figlia trans, cosa diresti loro?

Mi è capitato, con genitori che facevano molta fatica ad avvicinarsi al figlio in transizione. Io ho detto loro di slegare tutto il concetto di vergogna sociale, di lasciarlo andare. Come si fa a non ostacolare delle inclinazioni o delle attitudini, nel tentativo di imporgli quello che vorremmo che fossero, in un disperato ‘a fin di bene’ che spesso è solo il nostro? Come si fa ad accompagnarli sulla via della consapevolezza, della crescita, della realizzazione, rendendosi invisibili, però, fino a lasciarli andare? Il compito di un genitore è quello di rendersi conto che devi supportarlo fino ad un certo punto, perché poi la strada è sua. Devi essere in grado di non giudicarlo, amarlo e lasciarlo andare“.

Nella speranza che anche la classe politica nostrana la smetta con l’alimentare odio e discriminazioni nei confronti della comunità LGBTQI+.

Guarda io ho recentemente rivisto Il signore delle Formiche di Gianni Amelio, e ho visto un po’ lo stesso percorso fatto dalle generazioni precedenti alla nostra con l’omofobia. All’epoca c’era l’omosessualità al centro dell’odio, adesso c’è l’identità di genere. Ecco perché è importante parlarne e dar loro parola attraverso anche il cinema e il teatro. La Madre di Eva è stato patrocinato dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, del Mix e ha ricevuto anche il patrocinio del Comune di Milano, con l’anteprima a Stresa con ben 400 studenti”.

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