I deliri di Luca Barbareschi: “anche io sono stato gay nella mia vita”

"Posso vestirmi da donna, mettere i tacchi, posso riconoscere il ruolo di trans e Lgbt, ma non farmi dire che c'è un terzo sesso".

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Dopo averlo già interpretato a teatro, Luca Barbareschi è tornato dietro la macchina da presa per girare l’adattamento di The Penitent, pièce del drammaturgo Premio Pulitzer David Mamet. Un’opera con protagonista uno psichiatra la cui vita e carriera deragliano quando un suo paziente, omosessuale, uccide otto persone.

Intervistato da LaRepubblica, Barbareschi ha ricordato come il personaggio di Mamet sia stato ispirato dalla storia dello psicologo canadese Jordan Peterson.

“Sì, un genio che è stato attaccato ferocemente perché si rifiuta di dire che c’è un terzo sesso. Io trovo che abbia ragione: è un medico e non può prescindere dal fatto che i cromosomi sono quelli. Poi io posso vestirmi da donna, mettere i tacchi, posso riconoscere il ruolo di trans e Lgbt, ma non farmi dire che c’è un terzo sesso”.

Nel nostro film lo psichiatra viene linciato perché un giovane paziente gli annuncia una strage e poi uccide otto persone. La stampa dapprima si concentra sul ragazzo, ma poi è ispanico, vittima della società, è gay, emarginato, quindi forse non è più colpevole“, prosegue Barbareschi. “La stampa per vendere ha bisogno di un mostro e di una vittima, così il mostro diventa lo psichiatra, complice una pubblicazione in cui aveva scritto che l’omosessualità è un adattamento. Per me ci sta: io sono stato omosessuale nella mia vita, forse ho trovato un adattamento alle mie problematiche. La stampa lo traduce come ‘aberrazione’. Scoppia il casino, il bazooka si gira verso di lui, inizia la tragedia di un uomo che viene linciato dalla stampa. Un’ondata di finto moralismo distrugge l’America, quella che io sognavo – i miei figli hanno la green card – non c’è più: si sono incastrati in qualcosa in cui non usciranno facilmente. Nei prossimi anni succederà anche in Europa. I miei figli cresciuti nelle università americane non hanno più senso dell’umorismo. Se dico ‘guarda che mignottone’ rispondono ‘no, papà, è una ragazza che soffre“.

A detta dell’ex parlamentare si può essere omosessuali all’occorrenza, adattandosi alle esigenze. “Ci sono centoventi gender che litigano tra loro. Siamo andati nella follia, ci sarà una reazione tra qualche anno e torneremo peggio di prima. Purtroppo, queste sono minoranze. Lo abbiamo visto nelle fiction: mettere per forza trans e lesbiche è un finto problema, non è generalizzato e nella narrazione non funziona. Oggi c’è obbligo nelle ‘writing room’ in America di mettere nero, ispanico, lesbico”.

La rappresentazione LGBTQIA+, a detta di Barbareschi, non funzionerebbe, come se le persone LGBTQIA+ non esistessero nella vita reale, specchio di quelle stesse storie rappresentate tanto in tv quanto al cinema. La visibilità della comunità LGBTQIA+ per un secolo cancellata da Hollywood andrebbe nuovamente rimossa, perché “le regole rigide in questo senso non servono e gli americani eccedono”, insiste l’ex conduttore oggi 66enne, pronto a tornare alla Mostra del Cinema di Venezia con il nuovo atteso film di Roman Polanski, The Palace, da lui prodotto e interpretato.

Barbareschi ha criticato anche le donne che negli ultimi anni hanno denunciato di aver subito molestie, tra set e provini. Le attrici di Amleta, associazione che contrasta la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo.

A me viene da ridere, perché alcune di queste non sono state molestate, o sono state approcciate malamente ma in maniera blanda, non cose brutte“, ha tuonato Barbareschi. “Alcune di queste andrebbero denunciate per come si sono presentate. sedendo a gambe larghe: ‘Ciao, che film è questo?’. Non ho avuto mai bisogno di fare trucchi per scopare, una cosa del genere non è il mio stile. Ho detto: ‘Amore, chiudi le gambe, ho visto che hai le mutande, o che non le hai, interessante, ma ora parliamo di lavoro’. Ci sono anche cose così. Secondo me Amleta dovrebbe essere ‘largo’, riguardare non solo le attrici, che sono una piccola comunità. Il problema delle molestie è grave e generale, riguarda la commessa del supermercato che deve subire per non perdere il posto. Questo deve cambiare. Ho quattro figli, un maschio e tre femmine, e voglio che siano dignitose, libere e non subiscano mai. Io sono stato un bambino molestato, mi hanno abusato dagli otto agli undici anni i preti gesuiti a Milano: mi chiudevano in una stanza, uno mi teneva fermo e l’altro mi violentava. Ho fatto una legge su questa cosa qui. L’attrice che si fa pubblicità, la cosa va avanti per dieci puntate, poi finisce ma non si risolve il problema“.

Deputato della Repubblica Italiana dal 2008 al 2013, Barbareschi ha già espresso opinioni discusse e discutibili legate alla comunità LGBTQIA+ negli ultimi anni. Nel 2021, in un insensato monologo andato in onda su Rai3, disse che “le lesbiche vogliono uccidere l’egemonia della mafia gay”. Ospite di TvTalk, sempre nel 2021, disse invece che “oggi è più seguito un LGBT che una famiglia normale”.

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