Cina, a che punto sono i diritti LGBT?

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Solo il 5% delle persone LGBT fa coming out.

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A che punto sono i diritti LGBT in Cina? A chiederselo – e a dare delle risposte – è un giornalista di Internazionale, Gabriele Battaglia.

Un regolamento del luglio 2016 ha imposto alle piattaforme video online – come Youku e Tencent – la rimozione di tutti i contenuti a tema LGBT. A distanza di un anno e mezzo, dunque, il giornalista è tornato in Cina per vedere come è cambiata la situazione.

Duan Shuai, responsabile del centro LGBT di Pechino per i rapporti con i giornalisti, spiega che una norma tanto stringente era probabilmente dovuta all’approssimarsi del congresso del Partito Comunista (che, per la cronaca, si è ottenuto a ottobre 2017). La censura cinese, in sostanza, si è mossa con più di un anno di anticipo. Al netto di questo, il centro svolge le sue attività alla luce del sole e grazie al lavoro di sette attivisti regolarmente retribuiti e di circa duecento volontari. Si configura quindi come un’azienda vera e propria, anche perché le organizzazioni non governative cinesi sono sottoposte – a seguito di una legge varata un paio di anni fa – a un controllo serrato da parte del governo.

Qui i soldi circolano, quindi. Tang Xina, una delle dipendenti stipendiate, illustra i molteplici servizi offerti dal centro: supporto psicologico, conferenze, proiezioni di film, eventi di raccolta fondi, ricerche in collaborazione con le università e un’applicazione indirizzata alle persone transessuali. Tra le ultime battaglie vinte la causa intentata contro una clinica di recupero per omosessuali.

Il centro, racconta l’attivista, non ha contatti diretti con il governo: “Cerchiamo di influenzarli su alcune scelte politiche, come l’apertura al matrimonio egualitario. Ma in linea di massima il governo si preoccupa soprattutto di controllarci. In Cina le cose funzionano così”.

Duan Shuai aggiunge che in Cina solo il 5% delle persone LGBT fa coming out.

Le cose stanno migliorando, lentamente ma stanno migliorando. I giovani sono più istruiti e le università si dimostrano sempre più frequentemente aperte a iniziative di sensibilizzazione, ma la strada è ancora molto lunga.

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