Quando il giovane Marco Mengoni diede una lezione a Morgan

Siamo nel 2009 e va in scena la patetica e fragile scaltrezza di un narcisista alle prese con uno sconosciuto e luminoso talento.

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Marco Mengoni Morgan X factor 2009 lezione
Marco Mengoni Morgan X factor 2009 lezione
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Morgan sale e scende, nelle sue oscillazioni di antipatia ed empatia. Ora lo rivedremo a X Factor, dopo l’insulto omofobo vomitato addosso a ignari spettatori qualche giorno fa a Selinunte. Dopo le scuse in cui dice di essere omosessuale. Dopo la scenata con Bugo a Sanremo 2020. E dopo tante altre, troppe, polemiche che offuscano il talento puro, cristallino e monco di un musicista che – di fatto – lascia poco e niente alla storia della canzone italiana. E che si appresta ormai ad essere archiviato come uno showman brontolone, spesso aggressivo, sempre provocatorio, spesso acuto, visibilmente narcisista (disse di essere un pervertito nel 2001, tanto per avere un po’ di attenzione). Quasi sempre simpatico. Quasi.

Ora, di una cosa siamo certe, certissime. Morgan non è omofobo. Tutta la sua carriera artistica dice il contrario. Ma altrettanto certe, anzi certissime, siamo di quanto segue: è proprio la comprovata sensibilità di Morgan ad aggravare l’epiteto  “fr*c*o di m3rd* usato come arma contundente in un impeto d’ira.

La scaltrezza fragile di Morgan è francamente patetica. Ma ancor di più lo è quella di editori, autori e tutta l’allegra e cinica compagnia sfruttante, che non vedeva l’ora che Morgan sputacchiasse una qualche cretinata degna di titoli, click e pubblicità gratuita. Ora: Morgan tornerà a X Factor. Chi scrive è fan totale dello show di Sky. Chi scrive ricorda con divertita emozione la presenza di un artista guascone e controverso come Morgan. La sua capacità di modellare lo show e tramutarlo in un dispensatore di monologhi by Morgan. La sua capacità di plasmare artisti, finanche a stritolarli. Come un Crono qualsiasi. Cosa accadrà quest’anno a X Factor?

Le tenui proteste per boicottare lo show si sono spente come fiammelle in una tempesta di neve. Più che immaginare un futuro Morgan-free, ricordiamo un passato Morgan-tiè.

Ricordiamo X Factor 2009. Morgan è l’illuminato e illuminante giudice e insegnante di un giovane dal talento folgorante. Il suo nome è Marco Mengoni. Morgan ne diventa immediatamente il Pigmalione. E quando assegna al suo giovane artista una canzone di Umberto Bindi, eccolo prodigarsi in un discorso vibrante e inappuntabile sull’omofobia e sulla memoria di Bindi. Col senno di poi – diciamolo – anche quello fu tutto sommato un gesto narcisistico.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Mengoni ha vinto Sanremo nel 2013 con “L’essenziale”. È diventato una delle più grandi superstar della canzone italiana (prendi il concerto al Circo Massimo, giusto per). Ha macinato stream, premi e tour da tutto esaurito. Poi ha vinto di nuovo Sanremo dieci anni dopo, nel 2023, con “Due vite”. Quindi ha mandato un messaggio di solidarietà LGBTQIA+ a mezzo mondo, con la bandiera Progress Pride sventolata sul palco della Liverpool Arena ad Eurovision 2023 (a proposito, già noto un concorrente di Eurovision 2024! leggi >).

Nel 2009, quando Mengoni vinse X-Factor, pareva che tra lui e Morgan ci fosse un nascente e promettente legame artistico. Tutti a dire: chissà che belle canzoni scriverà Morgan per questo ragazzo. Tutti a immaginare Morgan come nascente autore, musicista e curatore di una carriera – quella di Marco – che da subito apparve di grande potenziale. Un grande potenziale che Mengoni ha saputo gestire nel tempo. Fino a diventare il Marco Mengoni che oggi si appresta a girare l’Europa in tour. Senza Morgan.

Marco Mengoni mollò Morgan da subito. Immediatamente dopo X-Factor, tra i due calò il gelo. Un gelo voluto da Marco. Che aveva ben capito, grazie all’esperienza trionfale ma estenuante come le montagne russe di logoranti settimane spese nei loft Rai di via Mecenate a Milano, che avere a che fare con Morgan non avrebbe giovato alla serenità necessaria per prendere in mano la propria vocazione artistica e tramutarla in una professione compiuta. Un gelo voluto anche da un’altra persona.

Secondo le indiscrezioni più accreditate, fu Marta Donà, geniale manager di Mengoni, nonché ex-manager dei Maneskin, ad allontanare Mengoni da Morgan. Come è noto, Mengoni si fida ciecamente di Donà. Tuttavia, difficile credere che, dopo la vittoria a X-Factor 2009, raggiunta anche grazie a Morgan, Mengoni fosse disposto ad allontanarsi da lui soltanto “perché è attorniato dai discografici che gli dicono di non aver contatti con me“, come ha detto recentemente proprio Morgan. Suvvia. Quella fu una vera e propria lezione, da Marco a Morgan (non che sia servita, a quanto pare).

Davanti all’impeto narcisistico di Morgan, il giovanissimo Mengoni non fece altro che quello che attuare la strategia consigliabile davanti ai tanti, troppi narcisisti che proliferano ovunque: regalare silenzio e conquistare distanza.

Mengoni iniziò a non rispondere ai messaggi di Morgan. E a concentrarsi su se stesso e sulle proprie possibilità. Sulle proprie fragilità (come ci ha detto proprio Marco). Donà prese in mano il potenziale di Marco e lo trasformò in “Progetto Mengoni“. Un progetto vincente. Senza Morgan.

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