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Sethu “Sul palco mi sento libero, ma nella vita non ancora” – Intervista

"Magari metto il punk ma anche qualcosa più pop. Mi piace mettere tante cose anche in un singolo brano"

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Punk e rap affogati nel pop: il sound di Sethu, nome derivato da una band death metal, è un mix iper-contemporaneo e l’abbiamo ascoltato a Sanremo 2023, dove ha partecipato grazie al piazzamento nella top 6 di Sanremo Giovani con la sorprendente Sottoterra“. All’Ariston ha portato  “Cause perse”, brano più canonico e inserito nel solco della scena discografica più en vogue in questo periodo.

 

Acclamata da critica e pubblico anche la cover che ha realizzato nella serata dei duetti con Bnkr44 di “Charlie fa surf” dei Baustelle, brano non facile che la combriccola Sethu+Bnkr44 ha saputo stravolgere con classe, fino a scaldare la penna di uno dei più influenti critici musicali italiani di oggi, Ernesto Assante, che su Twitter ha parlato della performance di Sethu nella serata  dei duetti come una delle più brillanti cose viste a Sanremo 2023. E noi concordiamo.

 

Tra il rapporto con il fratello jemello Jiz e i temi attuali, Sethu si è raccontato a Gay.it, tirando anche le somme dell’esperienza sanremese e preannunciando nuova musica. Un artista di cui sentiremo parlare parecchio.

 

 

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Partiamo da Sanremo: ormai è passato un mese, hai tirato un po’ le somme di cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Io la sto chiamando ormai “la sbornia post-Sanremo”, perché è veramente come una sbornia di adrenalina, ti accadono così tante cose che a una certa non le capisci neanche più. E poi in una sola settimana, quindi tutto è condensatissimo. E il dopo Sanremo sembra tutto un po’ troppo scarico. Sono molto contento, soprattutto di essere tornato in studio a fare musica, pensare un po’ al domani e al futuro. Ecco, mi ha lasciato tanto, tantissimo.

sethu sanremo 2023
Sethu e suo fratello Jiz in un frame del video del brano “Cause perse”

Quando hai iniziato a capire che la musica era la tua strada?

Io l’ho capito molto presto, in realtà già quando avevo 12 anni. Stavo iniziando a suonare la chitarra guardando i primi video, le prime cassette dei Pink Floyd. Come dico sempre, avevo capito che proprio mi piaceva tanto fare musica, quando ci mettevamo io e mio fratello a farla era come se ci rendesse speciali. capito? E quindi in qualche modo l’ho capito molto presto che sarebbe stata la mia strada. Poi ho cambiato tante cose, generi etc. Però ho sempre saputo che era l’unica cosa che mi rendeva veramente me stesso e felice.

sethu intervista
Foto da IG

La percezione, almeno ascoltandoti, è che ti piaccia un po’ giocare con il tuo sound, un po’ di rap/punk ma anche pop. Diciamo che sei allineato con il sentimento delle nuove generazioni che non amano mettere categorie ed etichette. Esiste secondo te un qualche rischio in questo e qual è?

Sicuramente il rischio è quello di diventare un po’ indefinibile, no? Ma è più un rischio legato alla nostra cultura, al nostro bisogno sempre di catalogare tutto e di mettere tutto in compartimenti stagni. Nel mercato di oggi è più magari questo il rischio, quello di diventare indefinibile e di non avere un tuo stampo. Questo lo capisco, anzi è una cosa che mi ha tormentato e mi tormenta parecchio. Poi però ho capito che già il fatto di avere tante cose che escono sempre da me e mio fratello, vuol dire che sono cose che mi appartengono. Sono cose che alla fine sono unite da un filo conduttore. Infatti prima ero in una fase in cui saltavo più da una cosa all’altra, forse perché cercavo ancora la mia dimensione, però ora sono in una fase in cui porto tutto quello che mi piace ma in un’unica canzone, cerco di condensare di più. Magari metto il punk ma anche qualcosa più pop. Mi piace più fare tante cose nei singoli pezzi.

Sethu intervista Gay.it

Nella tua anima più punk, ti senti più punk “distruggitutto” o è una cosa più soft?

Diciamo, sul palco mi sento molto appartenente alla filosofia dello “scatenato”, mentre nella vita Marco è una persona molto poco punk, nel senso molto tranquilla. È sul palco che proprio mi sento punk, ma nel senso che proprio non me ne frega niente perché mi sento totalmente libero. Nella vita, però, non ci siamo ancora.

Tornando un attimo a Sanremo, la vostra cover dei Baustelle è stata una delle perle di questo Festival: cosa ti ha insegnato questo momento così apprezzato anche dalla critica?

Mi ha insegnato che alla fine ci sono canzoni, tipo quella dei Baustelle, che sono veramente eterne. Noi che siamo la nuova generazione l’abbiamo riproposta, anche modificata. Però non ha perso la sua attualità. Quindi mi sprona a dire “Ok, anche io voglio creare una canzone così, un giorno”. Voglio che tra 15 anni ci siano dei ragazzi che la riprendono e dicono “Cavolo, questo pezzo spacca ancora”. Bisogna fare canzoni che rimangano sempre attuali.

 

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Con tuo fratello avete già litigato artisticamente per qualcosa?

In realtà litighiamo poco artisticamente perché siamo sempre molto concordi sugli obiettivi e sul sound, cioè difficilmente ci troviamo a litigare, se lo facciamo è proprio per cazzate da fratelli. Per la musica è difficile perché siamo molto connessi.

E nel privato che tipo di fratellanza avete?

È molto simbiotica, cioè molto attaccati l’uno all’altro, nel bene e nel male. Siamo molto, molto legati l’uno all’altro, abbiamo fatto tante cose insieme, quindi siamo molto dipendenti l’uno dall’altro.

Dicevi che stai tornando in studio, prevedi anche dei live? Ti va di dirci qualcosa?

Sì, ci sono alcune dinamiche da concludere però verosimilmente faremo un po’ di date nei Festival quest’estate. Non abbiamo ancora annunciato date, spero a breve perché sono molto gasato di girare proprio con la band, quindi porteremo un live full band. Sono gasatissimo perché è tanto che non vado in live con i miei pezzi e con la mia scaletta, quindi sono contento.

Passiamo all’attualità: quali sono i temi urgenti del mondo contemporaneo che ti stanno più a cuore?

Senza farmi paladino di niente, una cosa che mi sta molto a cuore sono i diritti umani in generale, perché penso sono cose che anche se non mi toccano direttamente – come possono essere la parità dei sessi e l’omofobia – è importante che si combattano. Ma anche la salute mentale dei giovani, a questo mi sento molto vicino. Penso che tanti della mia età lo siano. Bisognerebbe cercare di cambiare un po’ le cose. Quello della salute mentale è un tema che ho sperimentato su di me e mi piacerebbe che ci fosse un faro acceso su questo tema. Mi rendo conto che sono cose pesanti, a volte, da dire e comunicare. Però sono cose che vanno affrontate, non ignorate e non stigmatizzate, e penso che anche attraverso la musica, nel mio piccolo, voglio farlo. Mi piace che le persone si identifichino e che prendano coscienza di certe cose.

Su diritti umani e civili l’Italia è indietro rispetto ad altri Paesi europei, come su matrimonio egualitario e adozioni. Da cittadino tu che ne pensi?

Non riesco a comprendere come io possa privare qualcun altro di un suo diritto. Per me è una questione che se un uomo vuole sposarsi con un altro uomo, non so come questo vada a intaccare la mia quotidianità e la mia etica. Penso che in generale tutti debbano avere, ma è una cosa scontata, gli stessi diritti. Sono per non privare nessuno di un diritto, come no è stato fatto a me. Da cittadino sono assolutamente pro tutte queste cause e la mia opinione è semplicemente questa, basilare. Ci sono persone che non capiscono questa cosa e mi spaventa a volte vedere altri ragazzi della mia età che non ci arrivano, non capiscono che dare a qualcun altro un diritto non ne priva te stesso. Spero che ci sia una presa di coscienza anche in Italia da questo punto di vista, di diritti civili che non sono per niente secondari.

Ileana Dugato e Giuliano Federico

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