Stati Uniti: Trump sceglie Mike Pence, nemico della comunità LGBT, come suo vicepresidente

In caso di vittoria di Trump, suo vice sarà il governatore dell'Indiana "born again christian" e promotore della legge che permette di discriminare le coppie LGBT in base al credo religioso.

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Non potrà piovere per sempre, dice il proverbio. Beh, continua a diluviare, però. Tanto per capirci, l’ultima notizia dalla campagna presidenziale americana è che Trump ha scelto Mike Pence, governatore dell’Indiana, come suo vicepresidente. Nella mancanza di informazioni generale, radio24 l’ha definito un “conservatore moderato”. Evidentemente in questi giorni i conservatori non moderati vanno in giro con granate e bombe, visto che definire moderato Pence è come dare del ciarliero a Mattarella o dell’ intellettuale a Salvini.

Lasciamo parlare i fatti. Nato e cresciuto cattolico, Pence ora si definisce un “born again christian”. Un cristiano protestante rinato, ovvero un esponente del movimento ideologico religioso che sta dietro al Tea Party. Il quale, per chi non lo sapesse, non è altro che l’ala più fortemente estremista e ideologizzata che tiene in ostaggio il partito repubblicano da almeno 15 anni. Da governatore dell’Indiana – incarico che ha ricoperto dal 2012 dopo essere stato parlamentare per 6 legislature nel parlamento dell’Indiana – Pence ha avuto gli onori della cronaca nazionale per alcune iniziative politiche poi diventate leggi che lasciano basiti. Tra le sue iniziative da governatore, la legge che permette di discriminare le coppie LGBT in base al credo religioso di chi discrimina. La legge è così palesemente discriminatoria che persino il Ceo di Apple Tim Cook è sceso in campo per denunciare l’assurdità e l’incostituzionalità della stessa. Niente da fare, la legge è passata e in Indiana le coppie LGBT possono essere discriminate in base al credo religioso di chi fornisce beni e servizi.

Pence inoltre non approva la riforma sanitaria di Obama che dà accesso alle cure mediche alle classi più povere e ai disoccupati. È arrivato a definirla “una tragedia al pari del 11 settembre”. Il che, per un presunto moderato, è tutto dire. Pence poi è profondamente antiabortista tanto da varare una legge che impone il funerale per i feti abortiti per cause naturali e per volontà della madre. La norma ha creato uno scalpore nazionale perché costringe a costose  pratiche burocratiche anche per i normali raschiamenti nelle prime settimane di gravidanza. Oltre al fatto che tratta da “persona” quello che è un feto ai primi stadi di formazione. Pence insomma è tutto fuorché un moderato. Il fatto che non sia un urlatore alla Trump non deve trarre in inganno. Saranno tempi duri per i diritti civili di tutti se i due verranno eletti.

Molti si sono chiesti quali fossero le altre candidature alternative. Una era Newt Gingrich, ex leader repubblicano caduto in disgrazia dopo aver perso la battaglia contro Bill Clinton durante il Monicagate. Ma i due insieme hanno 143 anni e soprattutto un parterre di sei mogli (tre a testa). Un po’ troppo per dei politici che fanno della famiglia tradizionale il loro baluardo da sempre.

L’altro candidato era Chris Christie governatore del New Jersey con un rating di approvazione del 26% nel suo Stato. Figurarsi gli altri. Inoltre Christie, che durante le presidenziali prima ha corso da solo e poi si è appaiato a Trump, ha mandato in galera il padre di Ivana Trump quando era procuratore capo. Per non parlare del fatto che Trump lo ha umiliato e deriso in tutti i modi durante la campagna elettorale con una foto che vale più di mille parole, una foto in cui Trump si ripara il ciuffo sotto l’ombrello lasciando Christie sotto il diluvio.

Sicuramente la scelta di Pence galvanizzerà l’ala più conservatrice dei repubblicani. Quella che taccia Trump di scarsa moralità, proprio per le sue tre mogli. D’altro canto, Pence con la sua unica moglie dal 1985 e tre figli è quasi noioso. Ma non certamente moderato.

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