Pestaggio omofobo a Trieste, Tuiach choc: “altrove il problema non esiste perché per i gay c’è la pena di morte”

Attivista LGBT aggredito da 4 delinquenti. "Litigava col fidanzato per la vasellina", ha indecemente scritto il consigliere di Trieste, che inneggia alla pena di morte.

Pestaggio omofobo a Trieste, Tuiach choc: "altrove il problema non esiste perché per i gay c'è la pena di morte" - trieste omofobia - Gay.it
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Volto tumefatto, lividi e vestiti intrisi di sangue. Sono queste le immagini che Antonio Parisi, noto attivista LGBT a Trieste, ha condiviso sui suoi social per denunciare l’aggressione subita ieri in una zona sull’altopiano del Carso, ad opera di quattro giovani sotto effetto di alcolici.

Hanno iniziato a fare commenti su come ero vestito. Sono abituato a questo tipo di provocazioni, sul momento ho lasciato perdere. Poi qualche ora dopo, in piazza, mi hanno preso a calci. In tutto il corpo, ma miravano soprattutto alla testa.

Pestaggio omofobo a Trieste, Tuiach choc: "altrove il problema non esiste perché per i gay c'è la pena di morte" - Aggressione Trieste - Gay.it

Non ancora chiare le ragioni dell’accaduto, descritto nel post dell’attivista come un’aggressione a sfondo omofobo. Oltre a lui, aggrediti altri due ragazzi, dei quali uno ha ricevuto 15 giorni di prognosi e sono stati tutti dimessi.

Non mi sento bene, ho ancora dolori in tutto il corpo e vertigini, ho ricevuto troppi calci in testa e adesso andrò di nuovo in ospedale per un controllo. Ricordo che eravamo in osmizza e dei ragazzi ubriachi e molesti che non conoscevo hanno iniziato a provocarmi. Ho lasciato correre fino a quando il locale non ha chiuso e siamo andati a fare un giro per il paese. In piazza si sono avvicinati a me e ai miei amici e nel giro di pochi minuti ci hanno picchiato furiosamente, senza darci il tempo di realizzare e reagire. È stata un’aggressione di una brutalità incredibile. Sono ancora sotto choc, mi fa male parlarne, ma è giusto che la gente sappia.

A nemmeno ventiquattro ore dalla notizia del pestaggio non è tardata ad arrivare la vergognosa presa di posizione del consigliere del Comune di Trieste, Fabio Tuiach, che in un post ha dichiarato:

Un esponente LGBT è stato picchiato e scoppia e scoppia il caso omofobia a Trieste, siamo in campagna elettorale e succede ogni volta ma forse ha litigato col fidanzato per la vasellina.

Parole indecenti, piene di ignoranza e di odio, che facciamo fatica persino a commentare. Non ancora pago, il consigliere facente parte della maggioranza del Sindaco di Trieste, ha continuato:

Grande solidarietà da parte di tutte le forze politiche ma ricordiamoci che in più di un terzo dei paesi al mondo non esiste il problema omofobia perchè per i gay c’è il carcere o la pena di morte.

Nostalgico dei roghi, il consigliere leghista ha rincarato la dose usando parole orrende:

Noi avevamo il rogo un tempo, mentre in Russia c’è la legge anti-gay come in tutto l’est e per questo loro non accolgono palestrati che fuggono da paesi omofobi.

Pestaggio omofobo a Trieste, Tuiach choc: "altrove il problema non esiste perché per i gay c'è la pena di morte" - Tuiach Trieste - Gay.it

Dura l’immediata presa di posizione dell’ex senatore Francesco Russo, oggi consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia, che ha condannato le parole “vergognose e violente augurandosi che la politica tutta possa prendere una posizione netta ed inequivocabile sull’accaduto. E sul tema, aggiungeremmo noi, visto che neanche oggi in Senato si è parlato del DDL Zan e di diritti LGBT.

Pestaggio omofobo a Trieste, Tuiach choc: "altrove il problema non esiste perché per i gay c'è la pena di morte" - Russo Trieste - Gay.it

Necessarie e più che auspicabili le dimissioni o la rimozione dall’incarico del consigliere leghista, peraltro particolarmente avvezzo a questo riprovevole linguaggio d’odio. Ricordiamo, per citarne uno, l’episodio dello scorso 27 Gennaio in cui – nella Giornata della Memoria – ha pubblicato una foto di Adolf Hitler.

Trieste merita di meglio, decisamente. E l’Italia necessita, improrogabilmente, di una legge di civiltà attesa da sin troppo tempo.

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