Venezia, la prof alla studentessa trans: “Non ti devo neanche il tuo nome”

La ragazza è scappata via in lacrime. Sul piedi di guerra il collettivo studentesco del liceo artistico Marco Polo.

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Gravissimo episodio di transfobia al Liceo Artistico Marco Polo. “Non ti devo niente, neanche il tuo nome” e ancora “Spero di farti lasciare la scuola”: queste la frasi che una studentessa trans si sarebbe sentita rivolgere da una professoressa.

L’episodio è accaduto Venerdì 11 Novembre. La ragazza è arrivata a scuola con dieci minuti di ritardo, irritando la professoressa tanto da, secondo la versione raccontata dagli studenti, indurla a pronunciare le frasi transfobiche. La ragazza a quel punto è scappata dall’aula in lacrime e, secondo quanto riportato dai suoi compagni, l’insegnante a quel punto si è scagliata contro gli altri studenti che cercavano di difendere la ragazza.

Sul piedi di guerra il collettivo studentesco del Marco Polo, che ha indetto un’assemblea straordinaria per rimarcare la gravità dell’accaduto. Il liceo, da canto suo, prova a gettare acqua sul fuoco nelle parole della dirigente scolastica Maria Rosaria Cesari che al quotidiano veneziano La Nuova ha dichiarato “C’è stata un’incomprensione tra la studentessa e l’insegnante. Poi qualche parola di troppo ha creato questa situazione. Ma la nostra è una scuola che fa del rispetto e dell’inclusione la sua bandiera. Tant’è che siamo stati tra i primi a inserire la carriera alias”. Carriera alias a cui la ragazza vittima dell’episodio non aveva ancora formalmente aderito.

A quanto pare però non è sufficiente inserire regolamenti e procedure formali, se non cambia la cultura transfobica generale e – in questo particolare caso – addirittura dei professori.

L’indomani, la studentessa ha informato la preside dell’accaduto, che ha ascoltato anche la madre della ragazza: è previsto un incontro nei prossimi giorni, dopo il quale la famiglia della ragazza vorrebbe che l’episodio venisse archiviato. Secondo la preside la versione riferita dalla professoressa è differente da quella riportata dagli studenti.

La preside del Marco Polo ha anche invitato la ragazza ad avviare la richiesta formale di attuazione del regolamento alias, così da modificare il nome sui registri elettronici.

Intanto i ragazzi del Marco Polo sottolineano come gli episodi di violenza verbale siano all’ordine del giorno nelle scuole del Veneto “Non vogliamo mettere alla gogna una singola insegnante, ma parlare di un sistema di discriminazione all’interno delle aule. È vero che il Marco Polo è stato tra i primi a inserire la carriera alias, ma non è un nome aggiornato sul registro a certificare il cambio di mentalità. Gli insegnanti dovrebbero affrontare un percorso di formazione e sensibilizzazione”.

 

fonte: La Nuova
immagine di copertina: Venezia Today

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skz1979 18.11.22 - 0:26

quando a scuola ho fatto educazione sessuale ho sempre avuto insegnanti che dicevano "essere gay,transessuale"è una malattia e vai all'inferno. anche in oratorio che non ho frequentato per mia scelta,avevano deciso che dovevo fare comunione e cresima,suore del corso di catechismo anche lei diceva "che essere gay è colpa di satana e che la donna deve sposarsi,avere figli e fare la casalinga e deve obbedire a suo marito". al liceo mio compagno di classe ha cambiato scuola per colpa dei bulli,anche i professori offendevano perchè aveva capelli lunghi o quando indossava pantaloni rosa per loro troppo femminili. anche io a scuola venivo insultato per il mio abbigliamento,anche dai professori.

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