Pericolo “gender”: nel veronese c’è chi dice no

L’amministrazione comunale di Cerea non sosterrà alcuna iniziativa che promuova il rispetto per la comunità LGBT.

Cerea, piccolo paese in provincia di Verona, dice no a ogni iniziativa gender.

L’amministrazione ha deciso infatti di modificare l’articolo 8 del regolamento comunale in materia di concessione di patrocinio per quelle iniziative che faranno riferimento al cosiddetto gender. Più in concreto, l’amministrazione non sosterrà alcuna iniziativa che promuova il rispetto per la comunità LGBT. Il precedente testo prevedeva che chi richiedeva il patrocinio dovesse utilizzare un linguaggio inclusivo dei due generi evitando termini ed espressioni direttamente o indirettamente offensivi dell’identità di genere.

Il nuovo testo fa esplicito riferimento al sesso maschile e a quello femminile, senza minimamente interessarsi della questione relativa all’orientamento sessuale. Lara Fadini, vicesindaco, ha spiegato: “Su Facebook esistono ben 58 tipologie diverse di genere. Per noi esiste la famiglia, ci sono maschio e femmina. Rispettiamo l’identità dei due sessi e non condividiamo quella di genere”. Dai banchi dell’opposizione, come racconta L’Arena, è arrivata la provocazione del capogruppo della Coccinella, Paolo Bruschetta, che ha chiesto come si comporterebbe l’amministrazione in caso di concerto di Tiziano Ferro in quel di Cerea. La replica? Il patrocinio verrebbe concesso.

Sostegno alla modifica del regolamento dal Popolo della Famiglia e del suo responsabile provinciale e regionale, Filippo Grigolini: “Come indicato nel nostro programma per noi c’è la centralità della persona, la valorizzazione della famiglia naturale, così come riconosciuta dalla Costituzione, e del suo ruolo fondamentale e unico rispetto a qualsiasi altra aggregazione tra cui quelle recentemente imposte per legge, libertà di scelta educativa dei figli, sostegno della natalità, tutela della dignità di ogni persona dal concepimento alla morte naturale”.

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Il Circolo Pink di Verona contesta invece la decisione: “Tutto ciò ci riporta ai tempi in cui il regime fascista negava l’esistenza degli omosessuali sul territorio italiano. Evidentemente a Cerea sono convinti che le persone omosessuali e transessuali non esistano, e se esistono non meritano lo stesso rispetto delle altre persone. Questa è una posizione molto arretrata che rientra pienamente in questo periodo storico dove le ideologie fasciste e razziste hanno trovato nuova forza per affermare principi contrari alla nostra Costituzione e più in generale al rispetto di tutte le diversità”.