Il prete gay torna a dir messa: “Sono qui per rompere le scatole alla Chiesa”

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"La Chiesa Romana subisce l’omosessualità come un peccato, ma Gesù non ne ha mai parlato".

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La messa poi le foto ricordo, gli abbracci e qualche lacrima che gli ex parrocchiani non riescono a trattenere: dal piccolo paese di Selva di Progno (Verona) sono arrivati apposta alla periferia di Bergamo per poter incontrare dopo tanti mesi don Giuliano Costalunga, il loro ex parroco.

In realtà non ancora del tutto ex per la Chiesa: il “prete gay” è stato sospeso a divinis (cioè, vietandogli di celebrare i sacramenti) in attesa che gli arrivi dalla Sacra Congregazione la riduzione allo stato laicale, status che però il diretto interessato non ha chiesto (“Sarebbe stata un’ammissione di una colpa che non ho”).

La storia di don Giuliano, 48 anni, aveva fatto parlare: sei mesi fa si è sposato con Paolo. Situazione ovviamente complicata, un prete unito civilmente ad un altro uomo, che don Giuliano affronta a testa alta, ostinandosi a celebrare la messa. La sospensione della Chiesa Cattolica non glielo consentirebbe, ma altre Chiese sì. L’invito alla celebrazione, la prima dopo il putiferio del matrimonio celebrato ad aprile a Gran Canaria (“Sono stato sulla bocca di tanti ma questo non mi è mai pesato”) è arrivato dalla Chiesa Vetero-Cattolica Americana di Bergamo.

Sugli spalti dell’auditorium Gramsci della Malpensata una trentina di persone in tutto, compresi i rappresentanti della Chiesa Valdese di Bergamo e i fedelissimi ex parrocchiani: “Ho saputo di voci di paese secondo cui se foste venuti qui, sareste stati scomunicati, ma non preoccupatevi, l’amore di Dio è ovunque. Me lo ha detto anche il vescovo che mi ha ordinato” li rassicura don Giuliano, riferendosi all’incontro avuto nei giorni scorsi, con l’arcivescovo emerito dell’Aquila, Giuseppe Molinari. L’identità (e la scelta) del religioso è ribadita anche con piccoli simboli, come il raso arcobaleno del paramento liturgico, ma soprattutto dalla presenza in prima fila del suo compagno Paolo.

“L’ultima messa che ho celebrato in publico è stata il 26 dicembre scorso”, racconta nella predica don Giuliano “e da allora si sono rinnovate tante cose, nel segno di un amore che è accoglienza senza giudicare. Se oggi sono ancora qui, in questo mio essere prete che ha compiuto una scelta d’amore libera ed appassionata, è per rompere le scatole in tema di fede. La Chiesa Romana subisce l’omosessualità come un peccato, ma Gesù non ne ha mai parlato, non esiste condanna dei gay nel Vangelo. Conta l’amore.

Giuliano ora vorrebbe incontrare Papa Francesco per raccontargli la sua storia e provare davvero a cambiare le cose.

Fonte: Corriere.it

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