Tanzania, il ministro degli Interni: “Arresteremo chi difende gli omosessuali”

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La situazione continua a peggiorare: a fine 2016 erano stati ritirati i programmi anti-Hiv finanziati dagli Usa.

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Non si arresta la terribile ondata di omofobia che sta investendo la Tanzania.

Il governo, nelle scorse ore, ha minacciato di arrestare (e rimpatriare, all’occorrenza) tutti coloro che difendono gli omosessuali e che si battono per i loro diritti. Il ministro degli Interni Mwigulu Nchemba, in un discorso pubblico riportato sul quotidiano governativo Daily News, ha dichiarato: “Vorrei ricordare e avvertire tutte le organizzazioni e istituzioni che fanno campagne e pretendono di difendere gli interessi degli omosessuali: vogliamo arrestare e portare di fronte alla giustizia tutti coloro che sono coinvolti”.

Lo stesso ministro ha anche lanciato un appello generico: “Chi vuole l’omosessualità dovrebbe andare a vivere nei Paesi che accettano questo genere di pratiche”. La Tanzania, sita tra Congo, Kenya e Mozambico, si aggiunge così agli altri Paesi dell’Africa orientale che negli ultimi anni hanno avviato e intensificato aggressive campagne anti-gay. Alla fine dello scorso anno, la stessa Tanzania aveva ritirato una serie di programmi – finanziati dagli Usa – volti a sensibilizzare circa il virus dell’Hiv, ampiamente diffuso nella comunità gay locale (si stima che circa il 30% degli omosessuali in patria ne sia affetto).

Gli atti omosessuali sono punibili in Tanzania con il carcere, da un minimo di trent’anni all’ergastolo. Nessun bando specifico, invece, contro la comunità lesbica.

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