“Sui diritti dobbiamo vigilare e ruggire”, intervista a Dose e Presta de ‘Il ruggito del coniglio’

La storica coppia di Rai Radio 2 a ruota libera su diritti, questioni di genere e politici: "Facciano pace con sé stessi".

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antonello dose marco presta ruggito del coniglio rai radio 2 intervista
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Marco Presta  e Antonello Dose – Il Ruggito del Coniglio su Rai Radio 2 e sul canale 202 del digitale terrestre.

In occasione del Christmas Party organizzato da Rai Radio 2, ho incontrato Antonello Dose e Marco Presta, autori e conduttori del celeberrimo “Il Ruggito del Coniglio“, programma radiofonico che, con sferzanti battute e sagaci conversazioni telefoniche, dal 1995 accompagna la mattinata di molti italiani.

L’occasione, oltre alle dolciastre celebrazioni delle festività, è la messa in onda di Rai Radio 2 sul canale televisivo 202 del digitale terrestre, che fa seguito all’altrettanto recente nascita di una nuova creatura nella mangiatoia di Mamma Rai. Proprio ieri, il direttore di Radio Rai Roberto Sergio, e i giovanissimi conduttori Federica e Michele, ci hanno parlato di No Name Radio, il nuovo progetto di fluidità e autogestione radiofonica rivolto alla Gen Z (la raccontiamo qui >).

 

A proposito di orizzonti di convergenze mediatiche e generazionali, mentre mi aggiro
per corridoi e studi farciti di ospiti, giornalisti, conduttori e tecnici,
qui nella sede di Via Asiago 10 a Roma,

ecco sgattaiolare, con passo felpato e prudente, Tommaso Stanzani.
Mi chiedo cosa ci faccia qui, e anzi vorrei chiederlo a lui,

ma non riesco a intercettarlo, evanescente come una cometa.
Qualche giorno dopo scoprirò che
c’è lo zampino di Fiorello (qui vi spieghiamo tutto, e no!
non sarà una cometa!)
.

 

I coniglietti con gli artigli, Presta e Dose, mi accolgono con sobria gentilezza, siamo nei pressi di un’uscita laterale, tra mezz’ora queste due anime vanno in onda. Eccoli, hanno il sorriso sollevato e un po’ ambiguo di chi presto affronterà le festività (con i parenti? Chissà, meglio non chiederlo).

Ci accomodiamo su una panca di quest’ala silenziosa dell’edificio. “La sciarpa arcobaleno, volevo portarla in tv e l’ho lasciata in redazione, mannaggia” sbuffa Dose. La conversazione corre subito su quella schiuma di ironia che increspa l’onda del “non te la mando a dire“. E che  giunge sempre a destinazione. È la seduzione di questa coppia impastata d’amore intellettuale e riposata amicizia, splendidi sessantenni che infilzano di risate, bellezza e intelligenza, quel quotidiano imbruttimento delle nostre mattine, divorate dall’assurdità del contemporaneo. Una complicità palpabile, un rodato intersecarsi di vicendevoli punzecchiate, assist, rilanci.

Antonello Dose, gay dichiarato, di fede buddista, qualche anno fa ha parlato della propria condizione di Hiv+ (virus contratto da un rapporto avuto con un fervente religioso cattolico). La sua vita di pioniere dell’attivismo LGBTQ+ emerge con dirompente intimità dalle pagine del libro “La rivoluzione del coniglio” (Mondadori). Il suo sguardo è pacifico, ma combattivo.

Marco Presta, marito e padre di famiglia, autore di fortunati romanzi intrisi di sorrisi e malinconici personaggi (Einaudi), si porta appresso il ruolo dell’eterosessuale cisgender che mantiene viva la dignità del maschio qualunque, quello che non può vantare appartenenze a minoranze di alcun genere, in un’epoca in cui la dignità individuale si va riducendo a un’etichetta di tribù identitaria, da imprimere sulla propria bio socialnetworkista, o sul proprio biglietto da visita. Il suo sguardo è ficcante, ma accogliente.

Accendo il registratore dell’iphone.

Penso che sia giunto il momento di smetterla di ironizzare sul coniglio, che non ha più necessità di ruggire per autodeterminarsi: può semplicemente squittire, e il suo squittio deve essere ascoltato, senza che egli si finga leone. Cosa dite in vostra difesa?

Presta: Ma scherzi? Lo squittio del coniglio equivale al ruggito, quello squittio delle persone comuni che ci telefonano, a cui noi diamo assolutamente la dignità di ruggito. Poi ognuno lo dice a modo suo! Per noi il coniglio simboleggia, in un’ardita metafora, proprio il fatto di dare parola alle persone comuni attraverso la radio, quindi siamo tutti conigli e il fatto che si riesca a ruggire attraverso la radio è un fatto positivo. Ecco.
Dose: Questa dinamica è iniziata nel millennio scorso (in onda dal 1995 ndr) e devo dire che in realtà resta di grande attualità, perché viviamo in un’epoca un po’ strana, in cui sembra che certi diritti, ormai dati per scontati da una generazione, siano sotto attacco in diverse parti del mondo, e forse anche nel nostro paese, quindi bisogna continuare a vigilare, e a ruggire se necessario.

Mamma Rai custodisce in seno una certa dose di mascolinità tossica?

Dose: Hai voglia! La verità è che, trattandosi di un ambiente artistico, si fa, ma non si dice, come il teatro, come l’arte, come la moda… però è cambiato molto negli ultimi 30-40 anni.
Presta: Pensa solo che una volta Drusilla non avrebbe mai fatto un programma, mi sembra che inizi ad esserci un’apertura importante.
Dose: Ci sono stati anche dei coming out eccellenti finalmente, dopo anni e anni.
Presta: Si parla in tv tranquillamente della comunità LGBTQIA+, e ci mancherebbe, ma una volta non era così scontato.
Dose: Semmai il problema è che se ne parla perché è il fenomeno del momento, mentre in questo paese vorrei si facesse qualcosa in più, oltre che parlarne. E diciamo anche un’altra cosa: bisogna entrare nel merito di questo parlare.

Entriamo nel merito

Dose: Beh ricordo che 15-20 anni fa negli Stati Uniti guardavo le trasmissioni televisive ed era tutto un parlare di tematiche LGBT, e si generavano scontri su questioni tipo “intanto ne parlo in famiglia” (non c’erano ancora i social). E ora negli States hanno il matrimonio egualitario, quindi possiamo dire che parlarne è un inizio importante.

Una domanda per te, Dose: la cosa più gay che hai fatto nella tua vita e di cui doverosamente ti vergogni?

Una premiazione di un concorso leather a Roma. Proprio io che vesto malissimo le robe di pelle, come tutti i gay della mia generazione, avevo acquistato a San Francisco questi indumenti leather, ma poi, quando le avevo indossate al concorso, ero in tremendo imbarazzo, era la premiazione di un leather qualcosa a Roma… mi vergogno ancora un po’.

Presta, dimmi una cosa che avresti voluto fare e sai che non riuscirai a fare in qualità di autore, insomma un sogno infranto, un fallimento.

Presta: I fallimenti sono tanti… vorrei fare un film tratto da una cosa che ho scritto… e non si riesce… non penso si riuscirà, non so. Vedremo. È un fallimento. Però va detto che il fallimento è una normalità nel lavoro nostro, è quasi inquietante quando le cose vanno troppo bene… bisogna preoccuparsene. Quando troppe cose vanno bene, quando presenti vari progetti e li accettano tutti, attenzione, bisogna preoccuparsi assolutamente. Il fallimento è la vera norma del nostro lavoro.

Carriere alias nelle scuole e nelle università preludono auspicabilmente a una legge sul genere di elezione e per l’affermazione di genere

Dose: Non si può fermare la storia, io vedo amici che hanno figli che manifestano esigenze di questo tipo e si rivolgono a me e io cerco di tranquillizzarli e trasferire loro un sentimento di normalità e normalizzazione, non si può fermare una cosa che è partita.
Presta: Mi sorprende sempre l’impegno che mettiamo noi essere umani nell’essere infelici, nel negare noi stessi.

Ma secondo voi questa ossessione di una certa parte politica per le questioni siddette di gender, è una questione ideologica o una furbata, un gioco di potere?

Dose: È una furbata, hanno bisogno di distrarre le masse dai problemi del paese, che sono drammatici, la situazione è talmente preoccupante che cercano strumenti di distrazione e se la prendono con argomenti come questi.

La Ministra Roccella è confusa: proprio ieri sul Corriere ha scritto che siamo figli di un padre e di una madre, ma ha scritto anche che l’adozione è meglio di qualsiasi gravidanza alternativa, tipo GPA… vogliamo aiutarla?

Presta: È straordinaria, riesce a fare opposizione a sé stessa.
Dose: Ma facessero pace con il cervello, sembra che non sappiano di cosa parlano. Parlare di utero in affitto e non di GPA, significa già di per sé esprimere un giudizio.
Presta: Il messaggio greve è sempre quello che fa presa di più, e loro lo usano.
Dose: Anche quella “ genitore 1, genitore 2” (di Salvini ndr) è stato uno strumento di quel tipo, uno strumento greve.

Alla fine in Qatar la fascia arcobaleno in campo non è andata: una sconfitta per l’Occidente o l’apertura di una breccia per i diritti civili nel mondo arabo?

Dose: Io penso alle persone che vivono lì, che hanno una vita non semplice, e finché avrò la possibilità di farlo, cercherò di sostenere con tutte le mie forze i diritti delle persone LGBT+ in tutto il mondo, ma questo non è semplice, occorre un network di energie che possa supportare e incoraggiare le persone lì, dove occorre.
Presta: Certo, possiamo guardare ai Mondiali del Qatar con questo sguardo positivo sui diritti, sul fatto che si sia acceso un faro su qualcosa di cui prima non si parlava, mi chiedo soltanto perché per parlare di diritti sia sempre necessario passare attraverso un trauma. Non possiamo parlarne partendo da una base di civiltà?

Nel 2023 cosa ci aspettiamo dal presidente del Senato che ha i busti di Mussolini a casa?

Dose: Niente, farà il “tollerante”, deve fare la parte del super partes, vuole essere il presidente del Senato di tutti.
Presta: Aspettarsi qualcosa dalla classe politica italiana mi sembra ambizioso.
Dose: Per il nostro lavoro va benissimo, è tutto materiale per le nostre battute.

Gli USA iniziano a vietare TikTok, perché pare che la Cina lo usi per spiarci: voi ce l’avete? Vi fate spiare? Meglio farsi spiare solo dagli americani, vero?

Presta: Sai, dagli Americani abbiamo la certezza di essere spiati da sempre. Ma a parte questo, ho un orrore istintivo per TikTok, e certamente il mio è un sentimento generazionale. Devo dire che mi sembra un palcoscenico per la stupidità umana.
Dose: Siamo sempre stati spiati.
Presta: Gli Americani lo fanno canticchiando dei gradevoli swing.
Dose: Da ragazzo avevo amici che militavano in Autonomia Operaia, figurati se non eravamo spiati, oppure quel mio compagno ricercatore che fece ricerca negli States sull’Hiv in ambito militare, e figurati se non eravamo spiati anche lì… eravamo certamente spiati.

Cavoli ragazzi, vi trovo complottisti… 

Dose: Ma no, il fatto è che eravamo sicuramente spiati, si sentivano i ronzii nel telefono, il mio compagno lavorava a Los Alamos, figurati! Guarda, l’unica tecnica che mi sono dato oggi è di stare sui social come se fossimo in diretta alla radio… assumendosi quindi le stesse responsabilità e avendo le stesse attenzioni.

 

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