Dal Campo Lesbico 2016: una mappatura su lesbiche e femministe nel Web

L’uso del web per i movimenti LGBTQI e femministi: cosa cambia con il 2.0?

In diretta dal Campo Lesbico di Agape Intimità 2.0 (24-28 Marzo 2016)

Con il web, sta cambiando anche il modo di fare politica negli spazi femministi e lesbici? Quali sono queste differenze nelle modalità di lavoro? E queste differenze, se presenti, vanno anche a incidere nei lavori collettivi?

Intimità 2.0 è il nome del 15° Campo Lesbico in corso in questi giorni ad Agape, Centro Ecumenico Internazionale della Comunità Valdese. “In diretta” da 1600m di altitudine, ieri mattina ha avuto luogo una plenaria, così si chiamano le assemblee a cui tutte le campiste, circa 70, partecipano, dove si è parlato di interazione tra spazio web 2.0 e movimenti femministi e post-femministi attuali.

In apertura della plenaria, sono intervenute: Monica Lanfranco – giornalista femminista di Marea, trimestrale di cultura di genere nato nel 1994 e blogger de Il Fatto Quotidiano; Alice Troise – fondatrice del Gruppo Giovani GLBTI* di Firenze, nato online e membro del collettivo nazionale InterseXioni; Costanza D. S. – apriporta di Lista Lesbica Italiana, la prima comunità lesbica nata online nel 1996.

Partendo da un ossimoro come titolo del Campo, “Intimità 2.0”, si è cercato di capire se all’interattività tipica dell’era odierna, corrisponda un maggior coinvolgimento delle persone che lottano nei movimenti femministi o lesbici, come nel mondo LGBTQI in generale. Le pratiche politiche femministe partono, per antonomasia, dal basso, da reti di relazioni e dalla condivisione di esperienze, collettive, in tal senso, la rete potrebbe favorire una condivisione orizzontale e facilitata, nello stesso momento da qualsiasi luogo, aumentando così le informazioni a disposizione e, quindi, la coscienza collettiva.

Monica Lanfranco:

Dopo 25 anni, di nuovo ad Agape mi trovo in camera con Alice Troise, dopo anni che vado in giro con il suo elaborato senza sapere chi sia Alice. Ecco il web. Il Web ci ha cambiate in tutto, a partire dallo sguardo. Questo campo si chiama “intimità”, in quanto vera autenticità che ci contraddistingue. Intimità 2.0 è, infatti, un ossimoro: come si fa a pensare a una realtà così lontana dal 2.0 come l’intimità? Lo stato dell’arte di oggi è proprio in questo ossimoro. Noi femministe ci troviamo oggi a intessere relazioni politiche basate sul nostro corpo attraverso lo spazio pubblico del web

Ma cosa è cambiato oggi nelle relazioni grazie all’uso della rete?

La parola digitale rimanda al dito che conta. Più che un racconto continuo, si tratta di una narrazione frammentata, in cui il vero peso sembra essere dato dal conteggio di visualizzazioni, mi piace etc. Oggi tutto è trasformato in qualcosa che può esser contato

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Monica consiglia la lettura del libro “Nello sciame: visioni del digitale” di Byung Chul Han dove l’autore parla di “Shitstorm” (letteralmente “tempesta di merda”), descrivendola come un fenomeno che, non di rado, colpisce le femministe e attivist* della comunità LGBTQ. Per shitstorm s’intende la reazione violenta che si scaglia contro singole persone, rendendole oggetto di scherno e/o scandalo, come quanto accaduto a Nichi Vendola, dopo la nascita di Tobia.

Un Global Democracy nel 2011, pone invece l’attenzione su un utilizzo dello strumento “ritocco”, denunciando come questo possa creare problemi di democrazia. La conseguenze del “ritocco” riguardano per esempio quei giovani uomini e donne che hanno problemi legati alla propria immagine (come disturbi di alimentazione) o oggigiorno molti uomini etero africani, soprattutto in Nigeria, tra i quali si sta diffondendo la preferenza per le donne “più bianche”.

Alice Troise, del Gruppo Giovani GLBTQI*:

Partendo dalla mia storia personale, internet mi è servito quando, dopo il primo bacio con una compagna di classe etero, a 15 anni non sono riuscita per 5 anni a incontrare un’altra ragazza lesbica a Firenze, finché non ho iniziato a usare il forum online Ellexelle. Nel 2007 sono entrata a far parte di un’associazione e ho visto che quel senso di solitudine che provavo io lo provavano in tant*. Così ho deciso di dar vita al Gruppo Giovani GLBTI*

dove l’asterisco è simbolo d’inclusione.

Non avendo alcun finanziamento ma tanta voglia di fare, abbiamo deciso dopo una prima riunione di aprire una pagina facebook a costo zero. Lo scopo del gruppo, formato da giovani dai 16 ai 30 anni, è quello di incontrarci e poter parlare insieme della nostra vita ma anche informarci e conoscere le varie realtà che si occupano dei diritti delle persone GLBTIQ*“.

Oggi il gruppo è molto numeroso ed attivo, sia offline che online. Recentemente ha avviato un progetto di traduzione e sottotitolazione in italiano di video importanti in tema LGBTQI da divulgare online oltre a continuare a portare queste tematiche negli ambienti giovanili: scuole, centri giovani, gruppi sportivi, gruppi scout – sia laici che cattolici.

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Un altro canale, secondo Alice, è Youtube, che negli ultimi anni è servito a molte persone per ascoltare o diffondere le esperienze di giovani, lesbiche, gay, transessuali, intersex, queer. Nel video che segue, fatto da Youtube stesso, sono mostrati i coming out più cliccati sulla piattaforma video più seguita al mondo.

Il blog Intersexioni è, invece, un progetto nazionale per parlare di intersessualità. Le persone interex hanno ancora oggi grandi difficoltà che impediscono loro, il più delle volte, di fare coming out.

Una volta al Gruppo Giovani una persona si è presentata dichiarandosi trans per poi dire, soltanto in un secondo momento, che era intersex” racconta.

Ma l’era 2.0 può venir d’aiuto anche in queste situazioni: è incredibile come oggi si possa creare movimento, semplicemente sedendosi di fronte al computer e girando un video. Un buon esempio, in questo caso, è il video, nato direttamente online, da un insieme di video autoprodotti da persone intersex sparse negli Usa tramite il quale, dato il loro esiguo numero (1 su 2000 bambini nasce intersex), queste hanno potuto, prima di incontrarsi, raccontare al mondo la loro condizione e spiegare l’assenza di diritti che caratterizza la loro esistenza. L’incontro tra i protagonisti è avvenuto, in un secondo momento, dopo che queste hanno potuto localizzarsi e conoscersi online.

Nessun corpo è indegno” (“no body is shameful”) il loro slogan.

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Costanza D. S. di Lista Lesbica Italiana nata nel 1996:

Io arrivai alla lista lesbica per puro caso. Cercavo l’istallazione di un amico per il Fuori Salone di Milano e trovai il progettoabbiamo parlato a suo tempo, per scoprire poco dopo che ci sarebbe stato un meeting. Mi presentai al meeting e conobbi il sito Lista Lesbica

Come funziona la Lista Lesbica?

A chi si iscrive alla mailing list del sito, viene la possibilità di leggere gli archivi storici con i dialoghi avvenuti tra le iscritte degli ultimi 20 anni. Un archivio online che permette, quindi, di svolgere un’attività curiosissima: leggere tra le righe l’evoluzione “interna” del movimento lesbico italiano. Attualmente il “salotto” online ospita circa 800 donne, che si confrontano quotidianamente su diversi temi: femministe, post-femministe, lesbiche post-moderne, porno attiviste, di diverse generazioni.

Ogni tre mesi c’è una owner della lista e ogni volta che cambia l’owneraggio cambiano anche i temi trattati e gli argomenti approfonditi dalla lista. La lista inoltre sta cambiando perché ci sono tante giovani, ma anche perché le “vecchie guardie” stesse stanno cambiando. Oggi, che l’uso dei nick-name è pian piano passato di moda, vi è sempre meno l’esigenza di nascondersi e si inizia a firmarsi con i propri nomi.

La Lista Lesbica ai tempi era definita “il più grande cuccatoio d’Italia”, e a pensarci bene: cosa c’è di più forte e più politico del desiderio?

Altri riferimenti lesbici in Italia di cui raramente si parla sul mainstream:

– Cultura Gay;

– DWF è una rivista femminista sulle lotte delle donne;

– l’Enciclopedia delle donne che propone voci dedicate a personaggi femminili in formato creative commons;

– Desiderio e Tecnologia è un libro che affronta il problematico rapporto che si è andato delineando tra tecnologia e nozioni tradizionali di identità e genere;

– Storia naturale dei sensi, il libro di Diane Ackerman, è presentato come “antidoto alla perdita di sé” ed è disponibile online.

– il sito Hollaback Italia, che ha anche la pagina Fb, e si occupa di storie di molestie in strada alle donne e alle persone LGBTQI.