Ferzan Ozpetek celebrato a Los Angeles: “Mine Vaganti è il mio film più politico, pochi credevano alle Fate Ignoranti”

Una 2a retrospettiva americana per il regista, che 20 anni fa venne contattato da Hollywood. "Mi proposero 5 film. D'istinto dissi no. Avrei dovuto affrontare una nuova vita".

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Concluse le riprese di Nuovo Olimpo, attesissimo suo nuovo film in arrivo in autunno su Netflix, Ferzan Ozpetek ha ricevuto ieri l’Excellence Award della 18. edizione di Los Angeles, Italia – Film, Fashion and Art Festival, con una 2a retrospettiva cinematografica a lui dedicata. “The Italian Masters: Ferzan Ozpetek” il titolo, quindici anni dopo la retrospettiva del Moma di New York del 2008, all’epoca intitolata “Filmmakers in Focus. Ferzan Ozpetek”.

Intervistato da Valerio Cappelli del Corriere della Sera, Ozpetek ha ricordato la genesi de Le Fate Ignoranti, film che lo fece conoscere agli occhi del pubblico internazionale.

“Ci credevano in pochi. La distribuzione mi disse che con quel titolo e quell’argomento lo avrebbe visto solo la comunità gay e nemmeno tutta. Lo fecero uscire in 50 copie. Ma dopo due settimane salirono a 300”. Il resto è storia.

Con La Finestra di Fronte, titolo successivo uscito al cinema esattamente 20 anni fa, Ferzan sbancò il box office e i David di Donatello, ma andò in depressione. “Erano gli anni in cui chi vinceva ai David veniva candidato dall’Italia agli Oscar. Per me non andò così. Andai a fare un viaggio in Sicilia, cambiai numero di cellulare. Ora gestirei quel momento in modo diverso, la vecchiaia è bellissima in questo senso. Ma dopo quel film in USA mi proposero 5 progetti. D’istinto dissi no. Avrei dovuto affrontare una nuova vita“.

Quell’anno, come dimenticarlo, l’Italia scelse il disastroso “Pinocchio” di Roberto Benigni in rappresentanza del Bel Paese, nella speranza di poter bissare l’exploit de La Vita è Bella. Pinocchio non strappò alcuna nomination ma anzi trionfò ai Razzie Award.

Tra i film più amati di Ozpetek c’è sicuramente Mine Vaganti, che il regista ha definito il suo titolo “più politico”.

“Non ero sicuro di fare quel film fino a quando un critico turco disse che quella storia destabilizza la famiglia tradizionale e dunque la società, un film politico a suo modo”.

Con La Dea Fortuna, suo ultimo titolo, Ozpetek, che ha rivelato di essere “in qualche modo credente“, ha ricevuto l’affetto del pubblico con ottimi incassi ma anche critiche contrastanti.

Glenn Kelly del New York Times l’ha definito coinvolgente e straziante, scrisse che sono troppo avanti per l’America, oggi avrei più successo. Ci sarà sempre chi ti ama e chi ti odia. L’importante è vivere felici. Mio fratello era in cura a Verona per un tumore. Non ce la fece. Venne da me sua moglie: se dovesse succedere qualcosa, promettimi che tu e Simone vi prenderete cura dei nostri figli. Mi venne in mente la storia di una coppia di uomini che stanno insieme da tanti anni e sono in crisi, a cui piombano in casa due bambini che riaccenderanno il loro amore. Non ho l’istinto paterno e non volevamo qualcosa che si frapponesse al nostro rapporto affettivo. Simone è mio papà, mio figlio, il mio complice, il mio amante. È il mio compagno di viaggio, non mio marito, anche se abbiamo fatto l’unione civile“.

64 anni da poco compiuti, Ferzan Özpetek potrebbe tornare alla Mostra del Cinema di Venezia proprio con Nuovo Olimpo, 15 anni dopo il poco fortunato Un giorno perfetto. Interpretato da Damiano Gavino e Andrea Di Luigi, Luisa Ranieri, Greta Scarano, Aurora Giovinazzo, Alvise Rigo e Giancarlo Commare, il film prende forma alla fine degli anni ’70, con protagonisti due ragazzi. Sono giovani, belli e hanno appena 25 anni. Si incontrano per caso e si innamorano perdutamente. Un avvenimento inaspettato però li separa. Per trent’anni inseguono comunque la speranza di ritrovarsi, perché si amano ancora.

Ferzan Ozpetek celebrato a Los Angeles: "Mine Vaganti è il mio film più politico, pochi credevano alle Fate Ignoranti" - Nuovo Olimpo di Ozpetek - Gay.it
Nelle immagini: il regista Ferzan Ozpetek e i due protagonisti Damiano Gavino (sinistra) e Andrea Di Luigi (destra)
Credits: Foto di Virginia Bettoja / Netflix

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