Giornata contro l’Omotransfobia: intervista a Gabriel, ragazzo trans vittima di violenze e discriminazione

In famiglia, in centro, con la propria ragazza. Episodi omotransfofici possono avvenire ovunque.

giornata contro l'omotransfobia
4 min. di lettura

In occasione del 17 maggio, la Giornata contro l’Omotransfobia, abbiamo raccolto le parole di Gabriel, un ragazzo FtM torinese, che ci ha voluto raccontare come ha vissuto il suo disagio in famiglia, nelle relazioni sentimentali e nella società.

Anche per persone come Gabriel, sotto una discriminazione costante, è importante ricordare, celebrare e far conoscere questa data, affinché il 17 maggio venga riconosciuto come la Giornata contro l’Omotransfobia.

Giornata contro l’omotransfobia: essere definito contronatura dalla propria ragazza

L’episodio che mi ha segnato di più è in particolare quello che è successo con la mia ex ragazza. Lei etero, ma pensavo decisamente aperta mentalmente dato che era conoscenza del mio percorso. Ha vissuto l’inizio della mia terapia ormonale.

Dopo mesi insieme, dopo i primi cambiamenti, arriva un giorno qualunque, dove ormai la relazione era agli sgoccioli. Tornando da una visita dal centro, le parlo di una mia preoccupazione riguardo a delle cose inerenti il percorso.

Niente di particolare, ma lei ha iniziato a dire che stavo facendo cose innaturali, che era normale che la natura si sarebbe ribellata, che tanto sarei comunque rimasto donna anche con terapia e operazioni. Che non era normale, che prima o poi anche il mio corpo avrebbe rifiutato tutto quello che stavo facendo per cambiarlo, perché ero nato tale e tale dovevo rimanere.

Ho creduto in lei e nelle sue parole fino a quando, per chissà quale motivo, ha cambiato visione di cosa stavo affrontando. Da quel momento, sono bastati pochi giorni per capire che non era la persona che diceva di essere. Che andava ai pride in nome dell’uguaglianza senza sapere realmente che cosa si prova.

L’esperienza, se così si può chiamare, mi ha chiaramente fatto aprire gli occhi non solo su di lei, ma su un intera comunità di persone che fingono di sostenere e appena possono o appena hanno occasione, discriminano senza scrupoli.

L’aggressione in centro da due balordi

Una sera, in centro, sono stato scambiato per un ragazzo gay. Portavo una borsa tracolla, maschile. Stavo passeggiando con un’amica e ad un certo punto, due signori hanno iniziato urlarmi che ero un fr*cio di m*rda e ridevano costantemente. Io sono una persona che risponde alle provocazioni, e non mi lascio insultare senza motivo. Quindi ho risposto, dicendo che erano dei c*glioni.

I due gentiluomini, infastiditi, sono partiti a passo veloce per alzarmi le mani, solo perché avevo risposto. Ho ricevuto un bello schiaffo da farmi volare tutto dalla faccia e farmi rimanere immobile, letteralmente sconvolto. Mi hanno minacciato con una bottiglia rotta di continuare se non me ne fossi andato, quindi ho chiamato i Carabinieri che con una bellissima risposta mi hanno chiesto di lasciar stare se non volevo essere ammazzato e che non dovevo rispondere alle provocazioni. Sono rimasto allibito da ogni risposta.

La prima discussione sulla transizione come la madre

Ho la fortuna di avere una famiglia decisamente aperta, ma ci vuole del tempo per capire quasi a pieno una situazione così delicata. E per fortuna, non ho mai avuto situazioni sgradevoli , tranne una, in seguito a una discussione abbastanza accesa. Quell’occasione mi ha fatto pensare che mia madre non accettasse del tutto.

Premetto che, in particolar modo mia madre, fa decisamente fatica, quando siamo soli o con mia sorella, a chiamarmi al maschile. Si stava discutendo e mi ha chiamato con un nome che non volevo più sentire, e le ho detto che era tanto tempo che non mi chiamava come dovevo essere chiamato. Lei mi risponde che lo faceva perché a me tanto andava bene e non avevo mai detto niente.

Preso dalla rabbia, da cosa era successo prima e soprattutto da cosa avevo appena sentito, ho reagito urlando e sbattendo i pugni sul tavolo. Ho spiegato che io non mi lamentavo o semplicemente non dicevo nulla, non perché mi andasse bene, ma per rendere a loro (mia madre e mia sorella) la situazione più semplice possibile, perché capivo che dopo 22 anni non fosse così semplice passare dal femminile al maschile.

Questo discorso è stato riportato il giorno dopo con la psicologa, perché era stata una bella bastonata. Pensavo che mia madre facesse finta di accettarmi, ma che in realtà sotto sotto non avesse ancora accettato del tutto. In realtà, era stato certamente un percorso difficile fino a quel momento, ma anche la psicologa che mi ha seguito ha spiegato che dovevo pensare più a me stesso, e non preoccuparsi anche degli altri membri della famiglia come stavo facendo. 

Hai mai avuto dubbi sulla tua scelta di procedere con la transizione?

In un data importante, come la Giornata contro l’omotransfobia, è bene pensare anche a tutti coloro che hanno paura, che preferiscono stare nell’ombra. Il pensiero di Gabriel:

Assolutamente no, l’ho fatto per anni, chiedendomi ogni secondo cosa mi portasse a stare così male, non lascerò mai che delle parole, la cattiveria, l’ignoranza mi facciano cambiare idea. Per questo ho sempre creduto nell’informazione costante. E anche nel creare una situazione dove non c’è bisogno di etichettare o di usare parole e cattiverie che inducono una persona che sta facendo un percorso a credere di star sbagliando tutto.

Essere sé stessi non è sbagliato. Qualsiasi cosa comporti. Però sai cosa? Io non mi butto giù, non mi incazzo. Io rido in faccia, faccio sentire un cretino chi dice ste cose, e corro ancora più velocemente lungo la mia strada.

Ricordiamo il 17 maggio

Il 17 maggio è una giornata dedicata alla difesa dei diritti delle persone gay, bisessualilesbiche e transessuali. E’ la giornata contro l’omotransfobia, IDAHOBIT in inglese. Il 17 maggio 1990, l’Oms ha eliminato ufficialmente l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali. Da quel giorno, viene definita una “variante naturale del comportamento umano“.

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