Il DDL Zan secondo i due Matteo

Giornata convulsa quella vissuta ieri in Senato, con Salvini e Renzi fianco a fianco nel chiedere modifiche al DDL Zan, tra bugie e non poca ipocrisia.

Il DDL Zan secondo i due Matteo - Salvini e Renzi - Gay.it
4 min. di lettura

Un pomeriggio di un giorno da senatori della Repubblica. A Palazzo Madama si è visto e sentito di tutto, nella giornata di ieri, con il DDL Zan che ha superato le prime forche caudine delle pregiudiziali di costituzionalità, presentate dalle destre, respinte. 136 sì e 124 no. Perché la maggioranza c’è, esiste, alla luce dei flash dei fotografi e delle telecamere, in attesa di quel voto segreto che potrebbe subdolamente affossare una legge di civiltà attesa per 30 anni, già approvata alla Camera e ora rimessa in discussione a pochi metri dal traguardo.

E se la presidente Casellati, 2a carica più alta dello Stato aspramente contestata persino da Pietro Grasso, ovvero colui che ha presieduto il Senato durante la scorsa legislatura, ha ancora una volta dato l’impressione di essere poco imparziale come il suo ruolo imporrebbe, sospendendo la seduta per l’ennesima inutile convocazione dei capigruppo dopo che la stessa aula aveva votato per il via alla discussione, sono stati i due Matteo a far loro la scena.

Renzi, che si è ancora una volta giocato la carta delle unioni civili come passepartout sui diritti, ha applaudito la proposta di mediazione presentata dal leghista Ostellari, chiedendo esplicitamente un accordo “sui punti dell’articolo 1, 4 e 7“, comprendenti tra le altre cose l’identità di genere e la giornata mondiale contro l’omotransfobia. A detta del leader di Italia Viva basterebbe chiedere a tutte le forze politiche di votare questo ddl modificato e successivamente di “presentarlo alla Camera entro 15 giorni”, in modo da approvarlo in poco tempo. Peccato che tanto dalla Lega quanto da Forza Italia non siano mai arrivati simili concessioni. Non in maniera esplicita, per lo meno. Basti ricordare che il DDL Zan è rimasto alla Camera un anno. “Se si andrà allo scontro, muro contro muro, e si andrà allo scrutinio segreto, avrete distrutto le vite di quei ragazzi omosessuali e transessuali“, ha tuonato Renzi, puntando il dito contro chi dice no alle modifiche, ovvero Pd, 5 Stelle e LeU. Visione a dir poco machiavellistica, considerando che da due mesi a questa parte sono i suoi 17 senatori a minacciare l’improvvisa ed eventuale comparsa dei franchi tiratori,  a differenza della controparte che continua a garantire voti sicuri nei confronti del DDL. Nel mezzo, chiaramente, quelle persone transgender che Iv, Lega e Forza Italia vorrebbero buttar via come acqua sporca, pur di approvare qualsiasi cosa che possa definirsi ‘legge contro l’omofobia’.

Poco dopo l’ex presidente del Consiglio è intervenuto l’altro Matteo, Salvini, miracolosamente in Senato visto il suo perenne tour elettorale, da nord a sud isole comprese. Un Salvini che ha di fatto cancellato quanto detto e/o fatto nell’ultimo decennio da lui medesimo e da tutto il suo partito. “Chiedo di superare gli steccati ideologici, guardandoci in faccia“, ha esordito il segretario della Lega, in abiti da pompiere democristiano a cui in pochi dovrebbero dare un minimo di credibilità. “Io non penso che in quest’Aula ci sia un solo senatore, al di là dei partiti, che discrimini in base al sesso. E se c’è qualcuno che discrimina un essere umano in base alle sue scelte di vita è un cretino che non merita di stare in quest’Aula”. “”Il fatto che ci sono ragazzi e ragazze che hanno paura di dichiarare il loro amore è drammatico“, ha continuato Salvini, che si è poi detto sconvolto che “nell’Italia evoluta e moderna ci sia qualcuno che abbia paura a dichiararsi gay o lesbica perché c’è qualche coglione pronto a discriminare, ad accusare, ad additare, ad aggredire. Se ci sono ragazzi o ragazze che si baciano nessuno si può e si deve permettere di ironizzare, offendere o aggredire“. Parole che dovrebbero tornare indietro come boomerang, perché proprio dal suo partito sono arrivate negli anni dichiarazioni diffamanti, in grado di avvelenare i pozzi dell’odio e della discriminazione.

La Lega, nel caso in cui qualcuno se lo fosse dimenticato, è il partito del Congresso della Famiglia, in cui presero parola personaggi che sostenevano la pena di morte per le persone LGBT, nonché teorie riparative per tornare etero. La Lega è il partito che propose l’abrogazione delle unioni civili. Salvini era in piazza al Family Day, con il rosario in pugno ad ogni manifestazione ad inveire contro le famiglie arcobaleno.

Se in parlamento esistono “coglioni” che istigano alla discriminazione nei confronti delle persone LGBT, Salvini dovrebbe serenamente cominciare a guardarsi attorno. Ne troverebbe più di uno. “Ho due figli, come cresceranno e chi ameranno è affare loro“, ha continuato il leader leghista, che se l’è poi presa con quei Paesi al mondo che “prevedono la pena di morte, il carcere per l’omosessualità“, come l’Iran. Non una parola, chiaramente, sulla Russia dell’amico Vladimir Putin, sulla Polonia di Duda e sull’Ungheria di Victor Orban, con i quali ha firmato la scorsa settimana una terrificante ‘carta dei diritti’.

Lo stesso Salvini che per mesi, e mesi, e mesi, e mesi, e mesi, ha giocato al benaltrismo col topo, chiedendo al Governo di occuparsi di altro perché agli italiani nulla fregava del DDL Zan, da lui bollato ‘inutile’ perché in Italia ‘non esiste un’emergenza chiamata omotransfobia’, ha ora cambiato registro. Letti i sondaggi e colta la scarsa incisività del pensiero medievale a lungo ostentatamente cavalcato, il secondo Matteo ha ringraziato “il collega Zan” per aver realizzato questo DDL, dal quale dovrebbero però modificare alcuni articoli, che a suo dire “dividono il Paese“.

Togliamo i bambini, l’educazione alle scuole elementari, lasciamo alla mamma e al papà il diritto di educare i loro bambini”. “Dobbiamo approvare delle leggi oggettive“, che lascino “meno spazio d’interpretazione, meno lasciamo ai giudici meglio è, un reato deve essere chiaro“, ha insistito, mentendo sapendo di mentire. D’altronde il DDL Zan andrebbe ad ampliare una legge, la Mancino, che già oggi sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan aventi per scopo l’incitamento all’odio, l’incitamento alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. La menzognera fantasia dell’istigazione alla discriminazione omotransfobica apparentemente poco chiara perché soggettiva, ieri a lungo ribadita dai senatori delle destre, muore banalmente al cospetto della Mancino. “Togliamo dal banco una volta per tutte quello che divide e in un mese sia il Senato che la Camera approveranno una norma di civiltà“, ha concluso Salvini nell’incredulità generale, avendo a lungo detto tutt’altro. Simone Pillon, suo collega leghista, ha definito “inutile” una legge contro l’omotransfobia decine e decine di volte nel corso degli ultimi due anni.

Non serve una nuova legge, soprattutto in un momento in cui ci dovremmo occupare dell’epidemia e della ripartenza“, urlava lo stesso Salvini lo scorso 3 aprile. 100 giorni or sono, non 1000. Come l’altro Matteo, l’ex sindaco Renzi, il cui partito ha contribuito a scrivere alcuni articoli del DDL Zan, per poi approvarli alla Camera e ora chiederne modifiche, se non addirittura l’abrogazione.

Due facce della stessa medaglia, a lungo nemici ma evidentemente ritrovatisi sulla strada del politichese, in cui gli accordi vincono spesso e volentieri sui disaccordi, tra ipocrisie, lunghi coltelli, mediazioni al ribasso e tornaconti elettorali. Tutto sulla nostra pelle, ancora una volta.

Foto copertina: Espresso

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Franzc Dereck 14.7.21 - 10:28

A mio sommesso avviso , alla base di questa esplosione di ostilità e di criticità c'è la CEI . I vescovi sono arrivati al punto di fare presentare una "cordiale nota verbale " , tramite canali diplomatici, per interferire sull'iter della legislazione Italiana. Adducendo addirittura che il DL Zan possa andare contro il Concordato del '29 , rivisto negli anni 80 da Craxi . Se sono arrivati a questo , credo che temano per il loro potere e , soprattutto ovviamente , per i loro profitti economici. Tertium non datur.

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