L’informazione è libera? Domani la manifestazione

All'appello di Repubblica e della Fnsi hanno aderito in 450mila per chiedere il rispetto del diritto a informare e ad essere informati. Mentre infiamma la polemica, presidi in tutta Italia e non solo.

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Dopo il rinvio in segno di cordoglio per i sei militari italiani morti in Afghanistan, domani Roma attende il popolo della libertà d’informazione, chiamato scendere in piazza nientemento che dal sindacato dei giornalisti italiani, l’Fnsi preoccupata per la situazione in cui versa il sistema informativo del Paese, dilaniato da un irrisolto conflitto d’interessi e dalle ingerenze diventate sempre più forti dopo le polemiche nate sugli scandali che hanno visto coinvolto il premier Silvio Berlusconi.

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Il cosiddetto "caso Repubblica", con le famose dieci domande sul caso Noemi Letizia a cui il Presidente del Consiglio si è rifiutato di rispondere preferendo denunciare il quotidiano, aveva indignato molti giornalisti, intellettuali e gente comune al punto che tre giuristi, Stefano Rodotà, Franco Cordero e Gustavo Zagrebelsky, avevano lanciato un appello parlando di "ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni". In realtà qualla vicenda non ha fatto altro che da apripista ad una lunga sfilza di azioni legali, boicottaggi, dichiarazioni al vetriolo che hanno colpito singoli giornalisti e intere redazioni. Da "l’Unità" a "Parla con me", da "Anno Zero" a "Che tempo che fa" da "L’infedele" all’intero terzo canale della Rai, quella che ne è venuta fuori sembra essere una vera e propria "lista di proscrizione", come l’hanno definita in molti.

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"Disegni di legge bavaglio. Azioni forti in sedi giudiziarie. Continue, giornaliere invettive pubbliche dei potenti, a cominciare dal premier, contro giornali e giornalisti, considerati non graditi. Una minaccia aperta per chi fa informazione – recita il comunicato con cui la Federazione Nazionale della Stampa indice il presidio di domani -. E un attacco al diritto delle italiane e degli italiani a conoscere i fatti che contano. L’allarme è molto alto nel Paese. Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governi di diversi da quello attuale. Ma oggi si sta vivendo una fase di grande pericolo, con attacchi senza precedenti". E avvisa, Roberto Natale presidente del sindacato dei giornalisti, "sarà una manifestazione serissima, altro che farsa! E Piazza del Popolo darà una risposta anche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e alla maniera offensiva con la quale ha giudicato questa iniziativa e ha parlato dei giornalisti in termini di troppi farabutti".

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Un pericolo, quello paventato dal sindacato dei giornalisti, che trova sostegno nelle analisi dei quotidiani stranieri. Proprio ieri, ad esempio, l’autorevole "The Economist", settimanale londinese che non si può certo definire di estrema sinistra, scriveva così a proposito della situazione italiana: "È dai tempi di Mussolini che non si aveva un governo italiano che interferisse con i media in maniera cosi lampante e allarmante. I giornalisti, e gli altri italiani, hanno ogni motivo per protestare". Il fatto, poi, che secondo l’ultimo stodio della "Freedom House" l’Italia sarebbe al 73esimo posto per la libertà di informazione, su un totale di 195 stati, secondo l’Economist avvicina il nostro paese "più alle deboli democrazie dell’est che non a quelle dell’Europa occidentale".  Ma l’Economist non è il solo a muovere critiche. In questi ultimi mesi, sono finiti nel calderone dei media considerati da Berlusconi e dal suo entourage ostili anche quotidiani stranieri come lo spagnolo "El Paìs" colpevole di avere pubblicato le foto delle feste con le ragazze a villa Certosa.

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All’appello per la manifestazione di domani, la cui vetrina principale è stata Repubblica.it, hanno aderito molti nomi noti del mondo dell’informazione, della politica, dello spettacolo, della letteratura italiani e non, compresi dieci premi Nobel tra cui Renato Dulbecco, Dario Fo e Josè Saramago. Oliviero Toscani, Moni Ovadia, Roberto Saviano, Luis Sepulveda, l’editrice Elvira Sellerio, Stefano Accorsi, Asia Argento, Paola Cortellesi, Paola Iezzi, Jovanotti, Gerard Depardieu, Ferzan Ozpetek, Sting, Têtes de Bois, sono solo alcuni dei tantissimi nomi che, insieme ad altri 450mila cittadini comuni, hanno sottoscrittol’appello dell’Fnsi oltre ad intere associazioni come l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani, Librera e l’Unione Cattolica Stampa italiana.

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Per tutti coloro che non potranno essere a Roma domani alle 15, dove si attendono almeno trecento pullman da tutto lo Stivale, sono stati organizzati altri presidi e manifestazioni in giro per l’Italia e non solo. Appuntamenti sono previsti, ad esempio, a Venezia (ore 17.30, Campo S. Geremia), a Milano in Piazza Duomo, a Savona (ore 16.00 Piazza Sisto IV) e perfino a Parigi davanti alla Mairie del 13° arrondissement, place d’Italie, a Bruxselles (oggi a Rond-Point Schuman) e a Barcellona (domani dalle 10.00 alle 14.00 in Portal de l’Àngel, Plaça Catalunya).

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