Patricia Daniels Cornwell è un’affermata scrittrice statunitense del ’56, autrice di romanzi come Postmortem (1990), La Fabbrica dei corpi (1994) e Ritratto di un assassino: Jack lo squartatore, Caso chiuso (2002). Ormai multimilionaria, ha raggiunto il successo centrando le proprie storie poliziesche sulla figura di un medico legale donna, Kay Scarpetta, che affronta e risolve casi di omicidio, alcune volte con l’aiuto della nipote Lucy e del poliziotto Pete Marino. Il giornale inglese The Guardian l’ha intervistata nei giorni scorsi.
Nota anche per le sue attività benefiche tra cui l’istituzione di una borsa di studio presso l’università del Tennessee e la donazione della sua collezione di dipinti di Walter Sickert all’università Harvard, Patricia è da anni dichiaratamente lesbica Nata e cresciuta a Miami, con una famiglia problematica alle spalle che non era in grado di dedicarle attenzioni né di garantirle sicurezza e stabilità, Patricia ha formato così il suo coraggio e la sua voglia di farsi valere. “C’era una disfunzione nella mia casa, l’instabilità cronica. Non ho mai saputo da un giorno all’altro ciò che stava per accadere: stavamo andando in bancarotta? Mia mamma stava per essere ricoverata in ospedale? Ci avrebbero dati in adozione? Ho vagato per le strade di Miami da sola, a quattro o cinque anni, perché nessuno si prendeva cura di me”.
Da sola, superando paure e insicurezze, è cresciuta si è laureata ed è diventata la scrittrice che oggi tutto il mondo conosce.
Il suo mantra? “La regola numero 1 nella mia vita è non essere governata dalla paura. Se ho paura di qualcosa, mi viene subito voglia di affrontarla. Se non avessi imparato a trattare con la mia paura, sarei stata paralizzata dalla stessa”. Per questo motivo e per questo suo modo di vedere la vita, è da sempre appassionata di sport estremi: scuba diving, snorkling, guida di elicotteri.. Lo sport estremo da lei la stessa adrenalina dell’infanzia difficile e la spinge, ogni volta, a doversi sforzare per andare avanti e non essere bloccata dalla paura, come se fosse una terapia.
Gli stessi sport estremi la ispirano nella scrittura, le danno la carica per scrivere dei racconti entusiasmanti, paurosi e pieni di forza vitale, come facilmente può riscontrare chi legge gli svariati milioni di copie vendute. Patricia ritiene che nessuna donna debba permettere a qualcuno di dirle cosa può e non può fare, solo perché è donna. I suoi fratelli non le prestavano la bicicletta perché era piccola e femmina e lei pensava che un giorno avrebbe guidato un elicottero: “Le donne non devono chiedere scusa per esser donne e limitare i propri desideri per paura di sembrare un “maschiaccio””. E ha ragione. Gli sport estremi sono soltanto uno dei tantissimi esempi di superamento di sé stessi/e, ma quel che conta è il principio che Patrizia porta avanti.
I limiti che i suoi fratelli le imponevano, sono gli stessi che la cultura dominante sessista in altri milioni di casi impone alle donne, per mantenerle nel ruolo che la medesima cultura maschilista ha loro assegnato. Mettersi alla prova, non farsi imporre dei cliché e decidere autonomamente i propri gusti e limiti è la sola via giusta per affermarsi come persone libere.
Esistere soltanto non basta, bisogna fare!
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