Alex eroina bisex nel videogame ‘Life is strange true colors’

La protagonista è dotata di una super-empatia con la quale vede le emozioni delle persone, ma qual è lo spazio per l'emarginato, il diverso, il freak in un luogo gentrificato come Haven Springs?

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Life is strange: true colors - Gay.it
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Nel 2015 Dontnod Entertainment e Square Enix rilasciarono il primo videogioco della serie Life is Strange e catturarono l’attenzione delle comunità LGBTQIA+ pur non parlando esplicitamente di una relazione queer. Certo, la sua rappresentazione aveva contorni un po’ stereotipati, ma dava un crudo ritratto della tarda adolescenza, condito da elementi sovrannaturali e da una colonna sonora indie e ruffiana che poteva stare in un episodio di The O.C.. E certamente vibrava la relazione di amicizia-forse-amore tra le due protagoniste. Un po’ thriller, un po’ teen drama, un po’ I misteri di Twin Peaks, Life is Strange si imponeva come uno dei marchi commerciali più apprezzati tra le persone che appartengano al mondo LGBTQIA+ e si interessino ai videogiochi. È ora uscito il nuovo capitolo Life is Strange: True Colors, sviluppato stavolta dallo studio Deck Nine Games, che con la sua protagonista bisessuale sembra voler puntare ancora di più a questo pubblico.

Alex, protagonista bisessuale di Life is Strange True Colors, con la sua chitarra

Life is Strange: True Colors rispetta la struttura che potreste già conoscere se avete giocato alla prima stagione di Life is Strange o a Tell Me Why (realizzato da Dontnod dopo aver lasciato la serie). Un personaggio dotato di poteri paranormali arriva in una nuova comunità, si riunisce a una persona che gli è cara e si trova a risolvere un mistero. In Life is Strange: True Colors la protagonista asioamericana Alex Chen arriva nell’idilliaca Haven Springs in Colorado e ritrova il fratello a lungo perduto Gabe. C’è anche un mistero, ma di questo non vi anticipiamo niente. La trama è piuttosto definita e lineare, ed è costruita lungo una precisa sequenza di scene in cui esploriamo piccoli spazi digitali ricchi di dettagli e in cui parliamo con gli altri personaggi, e grazie alle scelte che facciamo soprattutto durante questi dialoghi possiamo influenzare il rapporto di Alex con gli abitanti di Haven Springs e il suo futuro. Ci vuole un po’ di dimestichezza con i controlli dei videogiochi, ma alla fine è un’esperienza narrativa facilmente fruibile ed è sempre chiaro quando c’è una scelta da fare e cosa stiamo scegliendo.

Life is Strange True Colors ha una rara protagonista bisessuale

Durante il gioco, Alex può fare amicizia, flirtare e – se vogliamo –  impegnarsi sentimentalmente con uno di due personaggi: il ranger Ryan, cucciolone montanaro, o la musicista e DJ Steph, vera e propria pixie girl. Alex potrebbe rientrare tra quei personaggi che in gergo definiamo “playersexual”, cioè con un orientamento sessuale definito da chi gioca. Ma in verità è chiaramente caratterizzata come bisessuale, una cosa ancora molto rara sia nei videogiochi sia in altri media come il cinema. Per esempio, a un certo punto della storia le viene chiesto se le piacciano le ragazze: Alex può dire che non fa distinzioni in base al genere, ma se invece decidiamo di rispondere di sì la protagonista non escluderà che le piacciano pure i ragazzi e se rispondiamo di no Alex dirà solo che in passato è uscita “quasi sempre” con ragazzi. I personaggi del gioco sono le caricature che vi aspettate in un romanzo per “young adults” scritto da qualche uomo quarantenne e i loro rapporti (come tutta la trama) vengono sviluppati in modo un po’ affrettato. Ma le interazioni tra queste caricature sono rappresentate con una certa naturalezza. Questo è anche merito dell’uso della motion capture, che arricchisce i movimenti dei personaggi e le loro espressioni facciali: piccoli gesti – a volte i semplici movimenti degli occhi – contribuiscono a creare una palpabile tensione sessuale tra Alex, Ryan e Steph. Soprattutto tra Alex e Steph, a dire il vero.

La scelta tra Steph e Ryan, le due possibili romande in Life is Strange True Colors

Si diceva che Alex ha un potere sovrannaturale: una specie di super-empatia che le permette di vedere le emozioni delle persone e quelle che hanno impregnato gli oggetti. Un potere interessante, di cui però Life is Strange: True Colors non sa bene che fare e che si riduce quasi sempre alla possibilità di leggere nel pensiero di alcuni personaggi per sbloccare nuovi dialoghi o alla possibilità di udire eventi passati interagendo con certi oggetti. Pure l’idea che Alex possa vedere le emozioni come auree colorate che circondano persone e oggetti è usata poco, e solo con quattro emozioni/colori (secondo il modello dello psicologo Robert Plutchik, per esempio, le emozioni sarebbero ben otto). La verità è che dopo la prima stagione di Life is Strange la serie non è più riuscita a sfruttare lo spunto dei poteri di cui sono dotati i suoi personaggi, ed è facile immaginare un Life is Strange: True Colors senza elementi paranormali. Manca anche una vera problematizzazione dei poteri di Alex. Life is Strange: True Colors non approfondisce molto le conseguenze di questi poteri sugli altri personaggi o se sia giusto o no poter entrare nella teste e nelle emozioni delle persone, sì da poterle più efficacemente manipolare per raggiungere i nostri obiettivi (per quanto lodevoli).

Soprattutto, vengono ignorate le conseguenze su Alex. Il suo potere la porta a farsi i fatti di tutte le persone che incontra, a infilarsi nei pensieri e nelle vite di personaggi secondari e principali cercando di risolverne i guai. Dunque potremmo chiederci: cosa significa essere una giovane ragazza queer, avere connotati che riconducono a un gruppo etnico più o meno preciso, essere orfana di madre, abbandonata dal padre, uscita da anni di case famiglia – sì, Alex ha avuto una vita piuttosto difficile – cosa significa essere tutto questo e trovarsi addosso la responsabilità di gestire emotivamente una intera comunità prevalentemente composta da persone adulte, eterosessuali, bianche?

C’è qualcosa da dire sul ruolo di sostegno emotivo che viene tradizionalmente riservato alle persone che si identificano nel genere femminile. Succede anche nell’industria videoludica, dove giovani donne, spesso queer, si trovano a gestire le comunità che ruotano intorno ai videogiochi e le comunicazioni tra queste comunità e gli studi di sviluppo. C’è qualcosa da dire su quale possa essere lo spazio per il povero, il diverso, lo strano, il freak in un luogo perfettamente gentrificato come Haven Springs. Una piccola città dove tutti si conoscono, dove c’è un negozio di dischi in vinile con la saletta da cui trasmette la radio locale. Ma Life is Strange: True Colors non va a fondo su questi aspetti. Nel gioco si incrociano diverse etnie e orientamenti sessuali, molta attenzione viene posta nella rappresentazione e nell’inclusività, e però manca attenzione alle vere esperienze delle persone che appartengono a queste etnie e a questi orientamenti sessuali. Life is Strange: True Colors si è accorta di avere certe minoranze tra il pubblico che segue la serie e allora, un po’ come Tell Me Why di Dontnod, vuole essere un safe space, uno spazio accogliente e sicuro in cui queste minoranze si sentano incluse e rappresentate. Ma in virtù di quella comfort zone dettata da una regola di mercato, il gioco ha dovuto rinunciare a quella crudezza, a quella sincerità che aveva reso Life is Strange interessante.

La protagonista bisessuale Alex nella città di Life is Strange True Colors

Life is Strange: True Colors di Deck Nine Games e Square Enix è disponibile per PC, PlayStation 4 e 5, Xbox One, Series S e Serie X e Google Stadia e uscirà in futuro anche su Nintendo Switch.  Questo nuovo gioco della serie rinuncia al formato episodico in stile serie televisiva usato in precedenza, ed è immediatamente disponibile nella sua interezza. È doppiato in inglese, con testi e sottotitoli in italiano; la traduzione in italiano non è perfetta ma riesce solitamente a comunicare il senso generale dell’originale.

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