Dopo settimane di minacce, i fatti. La Commissione Ue ha ufficialmente avviato due procedure di infrazione contro Ungheria e Polonia, legate all’uguaglianza e alla tutela dei diritti fondamentali. Dopo aver approvato leggi sfacciatamente omotransfobiche e istituito LGBT Free Zone, i due Paesi hanno ora due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni avanzate. Se così non fosse, la Commissione potrà deferirli alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
La procedura contro l’Ungheria riguarda l’ormai tristemente celebre legge contro la propaganda LGBT, difesa da Salvini e Meloni. 17 Stati membri dell’UE, Italia compresa, hanno già firmato un documento congiunto per condannare tale legge, che rimanda all’omonima legge russa voluta da Vladimir Putin.
Per quanto riguarda la Polonia, al centro del contendere ci sono le vergonose “zone libere dall’ideologia LGBT”, lo scorso anno da Ursula von der Leyen definite “zone senza umanità, non c’è spazio per loro nella nostra Unione Europea“.
Pochi mesi fa il Parlamento europeo ha proclamato tutta l’Unione “zona di libertà LGBT”. L’articolo 2 del Trattato dell’Unione Europea, cosa che ungheresi e polacchi hanno forse dimenticato, sottolinea come «il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani» siano valori fondamentali dell’UE, con la Commissione autorizzata ad utilizzare tutti gli strumenti a sua disposizione per difenderli.
Ora, dinanzi a Polonia e Ungheria che continuano a sbandierare con orgoglio un’omotransfobia di Stato, si è arrivati al primo deciso strappo.
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