Malika Chalhy, chiuse le indagini sui genitori: rischiano il processo

Ipotizzato il reato di molestie, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di violenza privata.

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2 min. di lettura

Per una settimana circa l’opinione pubblica nazionale ha incredibilmente dimenticato quanto vissuto da Malika Chalhy, cacciata di casa e minacciata di morte dai genitori solo perché lesbica. Tutto a causa di una Classe A usata. Ma dietro la gogna social, che potrebbe avere risvolti penali visto e considerato che la ragazza ha annunciato querele in arrivo, si staglia sullo sfondo la drammatica storia familiare vissuta dalla 22enne. Che potrà ora trasformarsi in processo.

La procura, che all’epoca dei fatti aprì un’indagine, ha  infatti chiuso l’inchiesta sui genitori della 22enne, ipotizzando il reato di molestie, di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e di violenza privata. Quest’ultima accusa nasce nel momento in cui i due hanno cambiato la serratura di casa, impedendo alla figlia di entrare in camera e recuperare le sue cose. Perché Malika era rimasta senza un soldo, un vestito, senza una casa. Per questo motivo aveva chiesto aiuto, con 150.000 euro raccolti grazie a due raccolte fondi.

Poi è successo quello che è successo. L’intervista di Selvaggia Lucarelli, le risposte poco chiare di Malika, il terremoto social, il Codacons che ha addirittura annunciato un esposto in procura “per la possibile fattispecie di truffa aggravata”. Peccato che la giovane non abbia commesso alcun reato, come ribadito a FanPage da Elisa Liberatori Finocchiaro, direttrice di GoFundMe in Europa, piattaforma di crowdfunding attraverso la quale sono stati raccolti i soldi: “I due organizzatori delle raccolte che hanno impostato i fondi a suo beneficio, hanno chiarito che i fondi sarebbero serviti a permettere alla ragazza di rifarsi una vita e questo è legittimo e rispetta i nostri termini di servizio. Chi ha donato lo ha fatto consapevole del fatto che quel denaro sarebbe servito a Malika a comprare quello di cui ritenesse avere bisogno“.

Il ‘caso Malika’ esplose lo scorso aprile, con gli audio minatori di sua madre pubblicati da FanPage: “Sei uno schifo, lesbica, se ti vedo t’ammazzo. Non mi portare a casa quella p*****a perché le taglio la gola, sei la rovina della nostra famiglia”. “Ti auguro un tumore, sei la rovina della famiglia, meglio una figlia drogata che lesbica“, si sentiva all’epoca. Parole, insulti, urla, la scorsa settimana ‘cancellati’ da una Classe A. Ma la storia di Malika, quella drammaticamente reale, torna oggi prepotentemente a galla, con concrete possibilità di finire in un’aula di tribunale.

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gioric70 7.7.21 - 14:25

Malika.....fottiti tutti i soldi che ti donano questi finti perbenisti che alla fine sono i peggiori sciacalli. Di certo nessuno merita di essere deriso come lesbica....embeh forse ci sformano come se dice a Roma.....? Ne tantomeno sentirsi minacciare di morte tantomeno le tue amanti che forse gli altri vorrebbero avere ma che non hanno le palle per ottenerle! Ipocrisia pura e semplice!

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