Roberta Bruzzone: “Sì alle adozioni gay, no all’utero in affitto”

“Io sono favorevole alle adozioni di qualsiasi natura, purché quel figlio sia realmente un desiderio e non un capriccio. La dimensione della sessualità non è così rilevante”.

Che la cronaca nera piaccia, non è una novità, ma che piaccia così tanto da diventarne uno spettacolo teatrale lascia molti a bocca aperta.

Dal 31 ottobre infatti arriva a Roma “L’effetto che fa” una pièce che ripercorrerà il tragico omicidio di Luca Varani e, per parlare di morbosità, del perché di tanto successo della cronaca nera, ma anche di sexiting, revenge porn, di omofobia e di cyberbullismo chi meglio della criminologa più famosa dell’etere, nonché psicologa forense Roberta Bruzzone?

Perché una professionista come lei decide di prestarsi così tanto alla Tv?

La Tv è un naturale prolungamento del mio lavoro, essendo anche una divulgatrice scentifica. 

Guardando i vari programmi, non nota però una certa morbosità da parte di alcuni conduttori?

Forse sì, ma nei programmi dove partecipo io, direi proprio di no. 

E secondo lei perché la cronaca nera sta funzionando così tanto?

La cronaca nera, a dire il vero, appassiona da sempre così tanto. Aumentando i canali di informazione, ovviamente, se ne parla un po’ ovunque, ma anche in altri tempi l’attenzione verso certi temi è sempre stata molto alta. 

Non pensa che questo parlare continuamente di sexiting, revenge porn e omicidi possa generare una sorta di emulazione o psicosi sociale?

No, anzi! Continuare a parlarne può essere l’unico strumento di difesa per quelle che potrebbero essere le potenziali vittime. Bisogna far conoscere a tutti, compresi quelli che pensano già di saper tutto, il lato oscuro dei social media. In molti in credono ancora che quello che accade nel virtuale resti tale, ma non è così. 

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Come giudica il fatto, a proposito di sexiting, che gli uomini siano più appagati da uno scambio di foto, piuttosto che da un incontro vero e proprio?

Direi che possiamo parlare tranquillamente di una profonda immaturità sessuale. Questo tipo di contenuti mette a riparo persone che hanno problemi irrisolti di qualsiasi natura, non solo quelli sessuali, e che magari attraverso uno schermo credono di superare certi scenari. 

Selvaggia Lucarelli continua la sua battaglia contro il ‘mal utilizzo’ dei social. Lei crede che ci sia un modo per fermare tutta questa violenza?

Trovo molto interessante il lavoro che sta facendo la Lucarelli ed anche io mi trovo d’accordo con lei sul discorso del rendere pubblico l’anonimo. La strada principale per iniziare ad uscire fuori dal lato oscuro è associare, ad ogni identità virtuale, un’identità reale. La piattaforma social deve saper identificare ogni soggetto, quando commette qualsiasi tipo di reato, e finché questa cosa non sarà possibile, la giungla virtuale continuerà ad esistere. 

La polizia postale è davvero così poco collaborativa come dicono?

Non credo. La polizia postale, calcolando le pochissime risorse che ha, lavora molto bene. Poi, ad aggravare il tutto, c’è un numero crescente di situazioni molto gravi che impongono un’immediata presa di posizione che, il più delle volte, viene a mancare per colpa delle poche risorse tecniche. 

Di chi bisogna aver paura: del singolo o del branco?

Visto quanto scopriamo ogni giorno, direi del branco. E non possiamo neanche far finta di non sapere che il branco digitale è molto più pericoloso di quello reale. 

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Davvero?

Assolutamente! Il branco digitale è ancor più violento, pervasivo e aggressivo rispetto a quello reale. Nel mondo reale il branco può agire, ma è anche più facile da intercettare ed individuare, mentre nell’ambito digitale il branco diventa così numeroso che, talvolta, diventa anche impossibile perseguire tutti i membri che si prestano a linciaggi veri e propri. 

Non è una novità che l’omosessualità rientri tra le categorie più discriminate assieme agli immigrati e alle donne. Di chi è la colpa?

Del nostro modello culturale. Di un becerissimo modello culturale ancora focalizzato su un sistema di valori che definire medievale è fargli un complimento! 

Quando qualcuno sostiene che il mondo omosessuale soffra di vittimismo, lei cosa pensa?

Non credo che gli omosessuali soffrano di vittimismo, anzi. Però, penso di poter dire tranquillamente che il mondo omosessuale debba accontentarsi di un secondo posto visto che lo scettro, in questo preciso momento storico è, ahimè, in mano alle donne.

Non si è mai esposta nei confronti dell’omosessualità. Da psicologa sarebbe favorevole alle adozioni per le coppie gay?

Io sono favorevole alle adozioni di qualsiasi natura, purché quel figlio sia realmente un desiderio e non un capriccio. In vent’anni di professione, occupandomi anche di capacità genitoriale e di maltrattamenti in famiglia, ho visto scenari nelle famiglie etero che non voglio neanche raccontarle. La dimensione della sessualità non è così rilevante in fase di adozione, mentre quello che realmente conta è l’integrità di una persona. 

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Da donna, invece, cosa pensa dell’utero in affitto?

Penso che sia una cosa orribile! Questo mercificare il corpo delle donne lo trovo una cosa abominevole sotto ogni punto di vista. 

Roberta Bruzzone che donna è?

Una donna decisa, serena, conscia dei risultati ottenuti grazie alla dedizione e allo studio, e molto innamorata di suo marito.

Posso dirle che secondo me non è antipatica come appare in video?

Io non voglio sembrare antipatica, ma lei capirà bene che non mi occupo di barzellette. Chi si aspetta un mio sorriso, mentre parlo di morti ammazzati nel peggiore dei modi, forse dovrebbe iniziare a farsi qualche domanda.

Il fatto di piacere così tanto al mondo saffico, la diverte come cosa?

Le confesso che non presto molta attenzione a questo aspetto, ma allo stesso tempo mi diverte e gratifica.

Parteciperebbe mai ad un reality?

No, neanche sotto tortura.

Però, seppur a bordo campo, non si sottrae al fascino di Ballando con le Stelle…

Lì faccio parte di una giuria tecnica e mi occupo di individuare, seppur in maniera molto leggera, gli aspetti psicologici dei vip in gara. L’ho trovata un’esperienza molto interessante, che mi ha permesso di far conoscere, al grande pubblico, un lato sicuramente inedito del mio carattere.

4 commenti su “Roberta Bruzzone: “Sì alle adozioni gay, no all’utero in affitto”

  1. A me la Bruzzone sta leggermente sulle p***e, intendo come personaggio televisivo, la trovo insopportabile.
    Ma per quanto riguarda l’utero in affitto ha pienamente ragione, possiamo girarci intorno e tentare di rappresentare quella pratica come qualcosa di positivo, ma alla fine resta una forma di mercificazione del corpo della donna e non solo, è molto peggio, perchè si tratta a tutti gli effetti di una compravendita, in cui troviamo un’offerente, la donna, che nella maggior parte dei casi si offre per necessità economiche e non certo per solidarietà nei confronti di chi non può avere figli, e degli acquirenti, che si trovano in una situazione di vantaggio, e con il denaro possono ottenere ciò che vogliono sfruttando una persona in difficoltà.

    1. Ma per piacere!… E’ una sacrosanta prestazione che può venire, appunto, pagata. La donna decide di ospitare per nove mesi un figlio altrui di modo da consentirgli di svilupparsi passando da embrione a neonato e al termine lo restituisce ai suoi genitori, i quali la pagano per il servizio offerto. Se una donna in normalissime condizioni economiche vuole offrire questo tipo di servizio non vedo che c’entri tu, è una scelta sua riguardo il suo utero, ha tutto il diritto di metterla in atto senza che altre persone si impiccino trattandola come fosse una donna in miseria pronta a tutto per un po’ di quattrini, imponendole di gestire il suo utero come vorrebbero loro.

      1. Assurdo, definire il concepimento e l’esistenza di un bambino una “prestazione”. Divertenti poi le parole che vi siete inventati per giustificare quella che è a tutti gli effetti una compravendita di esseri umani ahahahah. “La donna decide di ospitare” ahahahahah….diciamo che la donna PER NECESSITA’ ECONOMICHE SI RIDUCE A FUNGERE DA INCUBATRICE, esattamente come avviene negli allevamenti intensivi dove le mucche vengono inseminate per produrre vitelli.
        Non esiste al mondo che una donna si presti a una tale pratica per pura solidarietà nei confronti di persone che non ha mai visto prima, è ovvio che dietro a quel genere di scelta c’è una necessità economica.
        Potete raccontare tutte le favole che volete ma è come dico io.

        1. Queste tue frasi dimostrano che nemmeno capisci, o tutt’al più fai finta di non capire, giusto per far polemica, quello di cui parli. Qui si sta parlando di donne che mettono in atto una gestazione per altri, perché no anche remunerata. Il concepimento è altra cosa dalla gestazione, e lo fa la coppia tramite fecondazione in vitro di tipo omologo o eterologo. Sulla storia dell’incubatrice nemmeno mi soffermo, è come dire che se chiedo a una persona di lavarmi i piatti allora lei si riduce a macchina lavastoviglie; una cosa che non sta né in cielo né in terra… proprio come l’insistenza a voler parlare di compravendita di esseri umani, quando qui il bambino è e resta di chi lo ha voluto e concepito, e nel voler trattare le donne in normalissime condizioni economiche come delle disperate disposte a tutto per guadagnare qualche soldo; un atteggiamento che dire infantile e ridicolo è poco.

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