Viktor Mihály Orbán ce l’ha fatta. Il Parlamento dell’Ungheria ha oggi approvato il disegno di legge che proibisce il riconoscimento del genere alle persone transgender. Quindi, coloro che non si riconoscono nel loro genere non potranno fare nulla, se non sopportare e vivere con un disagio che nei casi più estremi può portare anche al suicidio.

I lavori sulla proposta erano stati interrotti già due anni fa, ma nelle ultime settimane Orban ha ripreso in mano la situazione, portando avanti la sua battaglia contro la comunità LGBT. L’Ungheria aveva ricevuto la denuncia del Parlamento europeo, del commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani e delle numerose associazioni LGBT internazionali. Ma non le critiche non hanno impedito al Parlamento di riprendere il ddl e approvarlo definitivamente.

Il Parlamento ha approvato la legge con un piccolo scarto di 4 voti (137 contro 133), con la maggioranza di governo che ha bocciato i numerosi emendamenti presentati dai gruppi parlamentari di opposizione, contrari alla legge.

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Le organizzazioni LGBTI dell’Ungheria e non solo si sono ora rivolte al Presidente della Repubblica ungherese, Jándor Áder. Solo lui potrebbe inviare la legge per la revisione alla Corte costituzionale.

Cosa prevede la legge appena approvata dall’Ungheria

Questo testo sostituisce la parola “nem” nel registro, che significa sia la parola “sesso” che la parola “genere”, con il termine “születési nem”, ovvero  “sesso alla nascita”. La legge prevede che questo sia il “sesso biologico basato su primarie caratteristiche sessuali e cromosomi “. In definitiva, il sesso alla nascita non può essere modificato. 

Un testo che viola le norme internazionali sui diritti umani e quanto deciso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. Ma non solo, va contro 3 sentenze (2005, 2007 e 2018) della Corte costituzionale dell’Ungheria, la quale forse sarà chiamata a intervenire nuovamente sulla questione, se il presidente della Repubblica invierà il testo ai giudici della corte, come richiesto dalle associazioni LGBT.

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