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È appena passata la Giornata internazionale della visibilità lesbica, ma ventiquattr’ore non bastano per parlare di tutta la comunità lesbica e delle donne che ne hanno fatto la storia. Però, visto che siamo ancora nella Settimana della visibilità lesbica, se ne possono ricordare alcune che sono state fondamentali per l’avanzamento dei diritti delle donne LGBTQ+.
E accanto alle più famose – sarebbe troppo sottolineare personaggi come Audre Lorde – ne abbiamo scoperte anche alcune che non si conoscono così bene, magari non si sono nemmeno sentite nominare e che, in tempi non sospetti, hanno comunque lottato per tutte le donne queer. Anche molto tempo fa, persino prima del Novecento. E abbiamo deciso di parlare di alcune di loro.
Ecco allora dieci attiviste lesbiche che hanno fatto la storia della comunità – e che è bene conoscere.
Stormé DeLarverie
Nata a New Orleans e di origini afro-americane, Stormé DeLarverie è un vero punto fermo nella storia della comunità lesbica, che ci ha lasciati recentemente, nel 2014. Icona lesbica butch e performer, che si esibiva come cantante all’Apollo Theatre e al Radio City Hall, la sua reputazione precedeva il suo nome.
Non solo, infatti, era conosciuta come la guardiana delle lesbiche in città, ma è stata anche soprannominata la “Rosa Parks della comunità LGTBQ+”. Perché? A quanto pare, stando ad alcune testimonianze dell’epoca, un suo violento scontro con la polizia sarebbe stata la scintilla che ha poi scatenato i moti di Stonewall.
Del Martin e Phyllis Lyon
Una storia d’amore di cui possiamo solo sognare è quella che lega Del Martin e Phyllis Lyon, due donne attiviste che si sono battute per i diritti LGBT e per il femminismo. Insieme dal lontano 1952, si sono sposate il 12 febbraio 2004: è stato il primo matrimonio dello stesso sesso celebrato a San Francisco.
Il loro impegno è stato decisivo: sono state le fondatrici, nel 1955, di Daughters of Bilitis, la prima organizzazione socio-politica per donne lesbiche negli Stati Uniti; hanno curato The Ladder, la prima pubblicazione interamente dedicata alla comunità lesbica; hanno fatto parte della National Organization for Women fino alla fine dei loro giorni.
Jeanne Córdova
Scrittrice, giornalista e imprenditrice, Jeanne Córdova è stata una pioniera del movimento per i diritti delle donne lesbiche. Orgogliosamente butch, come amava definirsi, ha vinto numerosissimi premi per i suoi libri, tra cui l’autobiografico When We Were Outlaws: a Memoir of Love and Revolution.
Jeanne faceva parte della seconda ondata femminista, è stata la fondatrice del movimento LGBT della West Coast, la costa occidentale degli Stati Uniti, e della rivista The Lesbian Tide, magazine dedicato alle donne lesbiche nato negli anni Settanta. In sua memoria sono state create una borsa di studio alla UCLA e un premio letterario con il suo nome.
Nancy Cárdenas
Nancy Cárdenas è nata a Parras de la Fuente, nella regione di Coahuila in Messico, ed è stata un’attrice, poetessa, scrittrice e convinta femminista. Il suo lavoro nel mondo nello spettacolo è solo uno dei motivi per cui il suo nome è ancora oggi famoso tra gli attivisti LGBTQ+ del Paese: Nancy è stata la prima donna messicana a dichiarare apertamente la sua omosessualità.
Dopo il coming out, che fece scalpore nel Paese, prese parte al movimento per la liberazione gay del Messico e fondò la sua prima organizzazione LGBTQ+, il Frente de Liberación Homosexual Mexicano.
Beverly Palesa Ditsie
Vi siete mai chiesti quando si è tenuta la prima parata del Pride in Sud Africa? Nel 1990 a Johannesburg, e ad organizzarla c’era Beverly Palesa Ditsie. Filmmaker, artista e attivista lesbica, è stata fondamentale per i diritti LGBTQ+ nella Nazione, fondando anche la Gay and Lesbian Organization of Witwatersrand, la prima organizzazione non politica per la comunità del Sud Africa.
Ma non è l’unico primato che ha portato. Nel 1995 fu chiamata per un intervento alla 4a Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne a Beijing: oltre ad essere la prima donna lesbica a parlare a quei microfoni, fu anche la prima a chiedere che le Nazioni Unite si interessassero dei problemi della comunità LGBTQ+.
Edith Windsor
Mai sentito parlare del caso Stati Uniti contro Windsor? È anche abbastanza recente e risale al 2013. La Windsor in questione non è un membro della famiglia reale inglese, ma l’attivista e femminista Edith Windsor, che sfidò la sezione 3 del Defense of Marriage Act – che applicava il termine “coniugi” solo ai matrimoni tra uomo e donna – sulla base del V emendamento della Costituzione americana.
Se il suo nome è così importante oggi, non c’è bisogno di dire chi vinse. La Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale la Sezione 3 e grazie alla tenacia di Edith sono stati riconosciuti legalmente come coniugi anche coloro in un matrimonio dello stesso sesso, con tutti i conseguenti benefici.
Ernestine Eckstein
Insieme a Del Martin e Phyllis Lyon, un’altra importante attivista faceva parte delle Daughters of Bilitis. Importante non solo per le donne lesbiche, ma soprattutto per le donne lesbiche di colore, Ernestine Eckstein partecipò attivamente al Movimento per i Diritti Civili, guadagnando una grande esperienza nelle proteste e nelle dimostrazioni pubbliche.
Sono rimaste purtroppo poche testimonianze fotografiche e scritte del suo lavoro ma, dopo essere stata tra le prime ad apparire sulla rivista The Ladder, negli anni Settanta si avvicinò al movimento femminista per le donne di colore con la BWOA, Black Women Organized for Action.
Barbara Gittings
Qualcuno una volta ha detto che le bibliotecarie salveranno il mondo. E anche se forse non sarà così, di certo lo rendono migliore. Barbara Gittings è stata una di queste. La missione della sua vita era strappare quello che lei chiamava il “velo dell’invisibilità” con cui veniva coperta l’omosessualità dalla società.
Insieme all’American Library Association iniziò un lavoro per promuovere positivamente la letteratura omosessuale nelle biblioteche e si batté perché l’American Psychiatric Association togliesse l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Al suo memoriale, il direttore della National Gay and Lesbian Task Force ha dichiarato: «Cosa dobbiamo a Barbara? Tutto».
Susan B. Anthony
Andando ancora più indietro nel tempo, fino al XIX secolo, troviamo Susan B. Anthony, una vera e propria pioniera dei diritti civili statunitensi. Nata nel 1820, era però immensamente progressista. In un secolo ancora più indietro su questi temi, Susan era una donna queer e femminista. Lottò per le suffragette e per fare sì che alle donne venisse concesso il diritto di voto.
Ma non solo. La sua tenuta nella campagna, lontano dalle grandi città, divenne un punto di rifugio che offriva conforto e riparo per tutte le donne queer dell’epoca che, allora più che mai, erano costrette a nascondersi.
Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott
Un’altra coppia che nell’Ottocento era già avanti sui tempi era quella formata da Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott. Le due si erano conosciute nel 1840 a Londra durante il Convegno mondiale contro la schiavitù. Entrambe abolizioniste, decisero che era arrivato il momento di realizzare un ritrovo simile che si occupasse delle donne.
Così, il 19 e 20 luglio del 1848 centinaia di donne e uomini si radunarono a Seneca Falls, nello Stato di New York, per il primo convegno di sempre sui diritti delle donne, il cui obiettivo era discutere la condizione e i diritti sociali, civili e religiosi delle donne. Passato alla Storia come il Convegno di Seneca Falls, ha gettato le basi per molte delle lotte avvenute in seguito.
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