Zan: “Subito in aula, in commissione una sfilata dell’omofobia. L’identità di genere non si tocca” – i VIDEO

"Come fa Draghi ad andare in Europa se questa legge non passa, se non viene approvata?", si è chiesto Elio Vito di Forza Italia, a sostegno del DDL Zan e "dispiaciuto" per le posizioni prese dal proprio partito.

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L’ennesima infornata di audizioni inascoltabili e onestamente impresentabili ha sancito l’ultimo, decisivo strappo. PD, M5S, LeU e Autonomie sono pronte ad abbandonare la commissione giustizia a trazione leghista guidata da Andrea Ostellari, auto-proclamatosi relatore del DDL Zan, per portare immediatamente in aula la legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo.

Il Pd aveva chiesto a gran voce di concludere entro fine giugno tutte le audizioni approvate dal presidente leghista, che ha rifiutato questa proposta pretendendo due mesi di tempo per continuare a dar voce a conclamati omotransfobi nel cuore del Senato. In piazza, a pochi metri da Palazzo Madama, si sono radunate le associazioni LGBT, con Alessandro Zan, Franco Mirabelli, Monica Cirinnà, Alessandra Maiorino ed Elio Vito a sostegno del DDL e soprattutto ormai convinti della necessità di abbandonare la commissione per approdare subito in aula.

Le audizioni che ci sono state fino ad ora sono state una sagra dell’omofobia, una sfilata dell’omofobia“, ha tuonato Alessandro Zan. “Persone che hanno detto che la pedofilia è un orientamento sessuale. È vergognoso che il Senato ospiti queste figure che sono lì solo per fare numero, per cercare di allungare i tempi della discussione. Questo giochetto è finito, le forze che vogliono approvare questa legge hanno dato l’aut aut ad Ostellari e si andrà finalmente in aula. Non possiamo più aspettare. Si parla della legge sempre sotto il profilo della mediazione politica, ma non dobbiamo dimenticare il perché noi tentiamo da anni di approvare una simile legge. Perché paliamo di sofferenza, bullismo, discriminazioni, violenza. Non possiamo accettare che sulle nostre vite ci sia chi vuole fare una mediazione politica. L’identità di genere non si tocca, non azzardatevi a toglierla dalla legge. Sarebbe così una legge discriminatoria. Basta passi indietro o mediazioni al ribasso.“.

Durissima anche Alessandra Maiorino, senatrice 5 Stelle.

Non so più cos’altro dire rispetto a questa legge e all’iter che sta seguendo, se non che con il livello a cui siamo ormai arrivati in commissione, io mi sento mortificata come cittadina italiana. Delle castronerie, cose così strampalate presentate da personaggi improbabili chiamati ad esprimersi su un tema che non è complicato. Quando siamo dinanzi ad aggressioni fisiche, insulti, bullismo sociale sistematico, non è complicato da che parte stare. Ma nessuno in audizione ha fatto riferimento alle discriminazioni che subiscono le persone LGBT, le persone disabili e le donne. Hanno solo portato avanti ideologie che non stanno nè in cielo nè in terra. È una mortificazione che l’Italia non si merita. Questa legge è voluta dalla stragrande maggioranza degli italiani. Basta, se ne facciano una ragione, hanno scommesso sul cavallo sbagliato. Il 4 maggio scorso ho raccolto le firme necessarie per ricorrere all’articolo 77 della procedura d’urgenza. Alla fine abbiamo sottoposto il Senato a questa umiliazione, adesso basta. Non c’è un’alternativa all’attivazione dell’articolo 77, si andrà in aula per luglio.

Volto di Forza Italia da sempre a sostegno del DDL Zan, tanto da averlo approvato alla Camera, Elio Vito si è detto “veramente dispiaciuto” di essere in un partito “che sta facendo ostruzionismo a questa legge”.

Io l’ho votata con convinzione e credo che sia fortemente sbagliato che delle forze politiche che si rifanno a valori europei facciano poi ostruzionismo su una legge di civiltà che richiederebbe un voto unanime. Stanno facendo propaganda con argomenti inesistenti. Non c’è alcuna violazione della libertà di opinione. Mi dispiace anche che la mia parte politica abbia presentato un DDL che di fatto supera la legge Mancino. Non solo scorretto perché arriva all’ultimo momento e sbagliato nel merito, perché è ovvio che il Senato debba partire dal DDL già approvato alla Camera, ma sbagliato anche perché vuole superare la legge Mancino, ancora oggi necessaria. Bisogna superare e coprire le voci che stiamo ascoltando in audizioni chiaramente pretestuose. 170 audizioni non erano state fanne nemmeno per cambiare la Costituzione. Si vada in aula, le forze politiche si assumano la loro responsabilità, e credo che anche il Governo debba dire la propria. Ci sono forze politiche di maggioranza divise, ma un governo europeista non può permettere che delle sue forze politiche che lo sostengono facciano ostruzionismo a questa legge. Come fa Draghi ad andare in Europa se questa legge non passa, se non viene approvata. Non è tollerabile che si faccia ostruzionismo per impedire una legge di civiltà che tutela i diritti e vuole contrastare discriminazioni e violenze all’ordine del giorno. È possibile che ci sia un’altra destra, io sono qui a testimoniarlo. Sui diritti non ci si può dividere tra destra e sinistra, sono diritti che appartengono a tutti. Bisogna far capire quanto questa legge sia necessaria e giusta, che non corrisponde alla descrizione che ne stanno cercando di fare i suoi detrattori.

Ci siamo detti disponibili a verificare la possibilità di trovare convergenze sulla legge Zan a condizione che non fosse l’ennesimo tentativo di allungare i tempi per non arrivare a votarlo“, ha continuato Franco Mirabelli, senatore Pd. “Per questo abbiamo chiesto di concludere entro la fine di giugno le audizioni e la discussione in commissione. Il presidente Ostellari e la Lega si sono detti indisponibili chiedendo di proseguire le audizioni per almeno due mesi. A questo punto è ancora più evidente come la richiesta di un tavolo di confronto sia puramente strumentale: si vuole solo perdere tempo e affossare la legge approvata alla Camera. A questo punto la richiesta di portare al più presto in aula il ddl Zan diventa una strada obbligata“.

Parole pienamente condivise dalla collega Monica Cirinnà: “Inutile continuare a cercare convergenze impossibili con chi non solo non vuole questa legge, ma continua a umiliare le persone LGBT+ e il Senato con audizioni che servono solo a perdere tempo. Si vada in Aula, con coraggio e a viso aperto“.

Stappo doveva essere, strappo è stato. Finalmente.

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