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Cosa ne pensate dello spot sulla parità di genere che fa arrabbiare i Fascisti d’Italia?

Alla regia del cortometraggio c'è Giuseppe Tornatore, regista premio Oscar, gigante del cinema italiano. Colonna sonora: "The Loneliest" dei Måneskin.

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È soltanto uno spot, è piuttosto toccante e centra il punto: portare all’attenzione i muri del patriarcato, rappresentare, in una storia veloce e di immediato impatto, quegli ostacoli che ogni cittadina di genere femminile deve affrontare per vivere appieno la propria esistenza. Un messaggio chiaro e diretto sull’urgenza di impegnarci sulla parità di genere.

Alla regia del cortometraggio commerciale di TIM c’è Giuseppe Tornatore, regista premio Oscar, un gigante del cinema italiano.

Colonna sonora: “The Loneliest” dei Måneskin.

Dal sito TIM:

Il nuovo spot si inserisce nell’ambito della più ampia campagna ‘La parità non può aspettare’, lanciata dal Gruppo TIM nel corso del mese di dicembre per sensibilizzare e creare consapevolezza sul tema del gender gap. Per l’occasione è stata lanciata un’importante iniziativa di affissioni nelle principali città italiane – Roma, Milano, Napoli, Venezia e Torino con manifesti che riportano messaggi, fondati su dati, su cui riflettere, come: ‘La parità di genere sarà raggiunta solo nel 2155’ (fonte Global Gender Gap Report 2023 del World Economic Forum) o ‘Le donne manager nelle imprese italiane sono solo il 20,5%’.

I volti di questa campagna sono: Sofia Goggia, campionessa del mondo di discesa libera, Danielle Madam, campionessa italiana getto del peso, Giulia Dragoni della Nazionale Italiana calcio femminile, e anche volti di colleghe TIM o persone comuni in cui tutte le donne si possono riconoscere come: Pamela D’Alessandro, tecnico TIM, Laura De Dilectis, Presidente di DonneXStrada, Carla Nisio, manager TIM e una giovane ragazza il cui volto richiama l’attenzione sulla necessità di accelerare il cambiamento.

 

Le polemiche subito si accendono, brucianti come i roghi su cui venivano eliminate le streghe.

Commissionato, prodotto e finanziato dalla più grande aziende di telecomunicazioni italiana, ecco che i fascisti che sempre popolano questo sciagurato paese partono all’assalto di un presunto nazi-femminismo, ma anche comunismo, che avrebbe ispirato l’idea creativa della campagna.

TIM parità di genere - Lo spot di Giuseppe Tornatore
TIM parità di genere – Lo spot di Giuseppe Tornatore

Utilizziamo il termine “fascisti”, perché ormai ravvediamo il serpeggiare – nei commenti, tra le gente, nelle persone che ci governano – l’inquietante disinvoltura del potere autocratico che la storia ci ha insegnati ad associare al fascismo. Tra colpi di pistola a Capodanno, busti di Mussolini e apologie di quando si stava peggio, il paese sta lentamente scivolando verso forme di intolleranza abominevoli.

Lo spot di Tim vede un uomo e una donna incamminarsi verso quel che sembra un labirinto simbolico. Hai progetti per il tuo futuro? Naturalmente sia l’uomo, sia la donna ne hanno, quindi scelgono di procedere per la destinazione SI’, ho progetti per il futuro.

Ecco però che già la domanda successiva pone un dilemma: si parla di figli. Le strade si dividono. Così procede il filmato. Non c’è più tempo, spiega lo spot. La parità non può aspettare.

Avere figli ti ha penalizzato?

Guadagni meno del tuo collega?

Hai subito molestie?

Ancora 169 anni per raggiungere la parità economica. A questo punto la donna sfila la sua scarpa con tacco e la utilizza per abbattere il muro che la blocca all’interno del labirinto, mentre l’uomo facilmente ha già trovato la via per andare avanti e uscirne senza difficoltà.

Inquietanti i commenti di molte persone sull’account Instagram di Tim.

“Qualcuno può dire alla TIM che dovrebbe fare pubblicità pertinente ai servizi che fa invece di fare mera propaganda fatta da qualche nazifemminista alla sceneggiatura? Parlo da donna” scrive una persona di genere femminile.

Invece un uomo scrive:

“Quindi l’uomo non incontra nessun ostacolo durante la sua vita? Vita facile per l’uomo? Sinceramente credo stiamo davvero esagerando. Gli ostacoli ci sono per tutti e la domandina “ha intenzione di fare una famiglia e figli” viene illegalmente posta anche agli uomini, durante i colloqui di lavoro. È certo che gli ostacoli esistano anche per noi, ma perché doverli evidenziare andando a sminuire il percorso, le fatiche, i sacrifici di un uomo? Questa non è parità, a mio avviso è anche un po’ vittimismo!

Un commento più acuto:

“nell’ abbattere il muro è sola… sarebbe stato più corretto che quel muro venisse abbattuto da entrambi”

Un commento maschile (molti maschi, si sa, non ce la fanno proprio):

“Ognuno deve agire nel suo quotidiano e i muri si sgretoleranno da soli e subito.”

Infine:

“Ma poi leggo che il regista è Tornatore e capisco tutto…che comunismo patetico”

E voi, cosa ne pensate? Lasciate qui sotto il vostro commento.

 

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roberto principe 4.1.24 - 9:58

Solitamente la pubblicità la guardo sempre senza attenzione, ma già alla prima volta le parole mi avevano catturato, ho aspettato poi di ribeccarla per capirla meglio e mi sono reso conto che è uno degli spot che entrerà nella storia! Complimenti agli ideatori! Non si vedeva uno spot così bello e forte da decenni! Magari farne un altro contro lo stigma hiv non sarebbe male!

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