Andrea Occhipinti: “Pochi film LGBTQIA+ prodotti in Italia? Rai e Mediaset mai troppo inclini”

J'accuse del produttore, storico fondatore della LuckyRed, a sua volta contrario a limitare i ruoli gay ad attori gay. "Lo trovo rischioso, contraddice la professione dell'attore".

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Andrea Occhipinti: "Pochi film LGBTQIA+ prodotti in Italia? Rai e Mediaset mai troppo inclini" - io e lei - Gay.it
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Andrea Occhipinti: "Pochi film LGBTQIA+ prodotti in Italia? Rai e Mediaset mai troppo inclini" - Andrea Occhipinti - Gay.it

Oggi 65enne, negli anni ’80 e ’90 celebre attore e nel 1991 conduttore del Festival di Sanremo, Andrea Occhipinti è da quasi 40 anni uno dei produttori più importanti del cinema italiano. Fondatore della Lucky Red nel 1987 insieme a Kermit Smith, Occhipinti ha vinto 3 David, un Nastro e due European Film Awards, distribuendo proprio con la sua LuckyRed decine e decine di capolavori. Tra i tanti sei Leoni d’oro al Festival di Venezia, due Orsi d’oro al Festival di Berlino, 3 Palme d’oro al Festival di Cannes e non si sa quanti film premi Oscar, compreso Moonlight, entrato nella storia come primo film a tematica LGBTQIA+ a vincere la statuetta più ambita.

Intervistato da Pino Gagliardi di The Hollywood Reporter Roma, Occhipinti ha provato a spiegare perché in Italia si producano così poche pellicole a tematica LGBTQIA+. Puntando il dito contro Rai e Mediaset.

“È più facile distribuire dei film che produrli, in Italia. Nella produzione, nel finanziamento di un film sono molto importanti le televisioni. Rai e Mediaset non sono mai state troppo inclini o audaci nel finanziare progetti con questi temi. Noi l’abbiamo fatto, ricordo Io e Lei di Maria Sole Tognazzi, o il doc prodotto insieme ad Angelo Barbagallo che si chiamava l’Amore Basta. È un Paese dove c’è più ritrosia, dove ogni volta che proponi un film con un personaggio o un tema omosessuale ti chiedono “deve essere per forza omosessuale questo?”. È più facile trovare film già fatti o in fase di finanziamento”.

Eppure proprio la Rai, nei primi anni 2000, produceva film a tematica LGBTQIA+ con Aldo Buzzanca e Lino Banfi. Siamo tornati indietro?

Furono casi che crearono polemiche, ma erano comunque di Rai Fiction, non di Rai Cinema. Rispetto ad altri Paesi eravamo e siamo molto indietro. A noi sembrava una novità, ma in Spagna nel 2007 già c’era il matrimonio egualitario. Siamo anni luce indietro. Paese cattolico come il nostro, la Spagna sul fronte produttivo LGBTQIA, da Almodovar a figli e nipoti di Almodovar, c’è stata una produzione immensa. Sono società più avanti. Oggi come oggi abbiamo un governo di destra e ci tengono a rimarcare che sono ostili alla comunità LGBTQIA“.

Occhipinti, che è gay dichiarato da decenni, ha affrontato anche il tema degli attori omosessuali e di quanto sia ancora oggi complicato dichiararlo pubblicamente.

“Per un attore è particolarmente complicato, manifestarsi, dichiararsi, perché in qualche modo nell’immaginario delle persone subentra sempre la credibilità nell’interpretare un ruolo o meno, c’è questo pregiudizio. È più facile per registi, produttori, distributori, tecnici. Gli attori sono più reticenti, si sa di moltissimi perché non si nascondono, ma non sono militanti, non vogliono essere una bandiera perché non vogliono essere identificati in un modo, per poi non avere più accesso a determinati ruoli, purtroppo”. “Tante volte ho sentito dire produttori, anche illuminati e aperti, che parlavano di un attore dicendo “quello chi ci crede se deve fare il playboy, quando tutti sanno che è gay?”. “È una reticenza che c’è ovunque, non è tipicamente italiana”. “A Hollywood, dove l’industria è assai più rilevante, questo problema ancora esiste”.

Inevitabile il ricordo del ‘caso Rupert Everett‘, che dopo il coming out negli anni ’90 è rimasto ingabbiato nel ruolo dell’amico omosessuale. Ma Occhipinti, dinanzi a chi si è esposto chiedendo attori gay per ruoli gay, ha preso una posizione netta, più dedica all’arte della recitazione che non dovrebbe andare incontro a nessuna gabbia interpretativa.

Lo trovo rischioso, contraddice la professione dell’attore. L’attore è un interprete che si mette nella pelle di qualcun altro. Che sia gay, un ladro, un assassino. Deve immedesimarsi, fisicamente deve corrispondere a quelle caratteristiche”. “C’è il rischio che un attore gay possa poi non trovare altri ruoli se non il personaggio omosessuale. Sono contrario a questa settorializzazione“. “Si rischia di dare poco spazio anche all’invenzione, alla scoperta. Quante volte abbiamo visto attori in ruoli al di fuori dalle proprie corde e vincono magari l’Oscar? Ho distribuito Carol, con Cate Blanchett e Rooney Mara innamorate. Erano magnifiche. Perché non avrebbero dovuto interpretare quelle due protagoniste, erano pazzesche? Mastroianni in Una giornata Particolare è magnifico.  Lo vedo come un limite, se contribuisco al cast di un film dove so che quell’attore è gay e lo vedo giusto, che problema c’è?”.

Ma il problema, purtroppo, c’è ed esiste. E allora come uscirne? “Bisogna che ci sia una crescita senza paraocchi nè pregiudizi da parte della società, della gente in generale, compresi gli addetti ai lavori”.

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