Intervista esclusiva ad Anna Mazzamauro: “Dite pure addio alla Signorina Silvani!”

"Da bambina recitavo in bagno ed è per questo che sono diventata un cesso!": parola di Anna Mazzamauro.

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5 min. di lettura

Da piccola recitava nel bagno di casa ed è per questo che è diventata un “cesso”, come si definirà, più volte, nel corso della lunga intervista. Avrebbe voluto interpretare Rossella O’Hara in Via col vento e, invece, si ritrova ad essere, nell’immaginario collettivo italiano, l’eterna Signorina Silvani dalla quale, Anna Mazzamauro, oggi, prende profondamente le distanze.  Dopo anni di teatro, tra grandi città e piccole realtà, l’iconica Anna torna al cinema con Poveri ma ricchi, una brillante commedia natalizia dove l’attrice, che fa di tutto per non nascondere i suoi quasi ottanta anni, recita assieme a Christian De Sica, Enrico Brignano e Lucia Ocone. A sentirla parlare sembrerebbe una donna molto felice, ma dietro quell’ironia incontenibile si nasconde una profonda malinconia e una voglia, sfacciata, di non arrendersi mai.

Dopo un bel po’ di anni torna al cinema. Che effetto le fa?

Le dispiace se iniziamo a darci del tu? Tornare al cinema, per me, è un po’ come ritrovare un compagno di scuola. Uno di quelli che non ti era neanche troppo simpatico. Io sono un animale da palcoscenico, oltre che un animale (ride, ndr) e con questo vorrei evidenziare che gli attori di teatro hanno, almeno secondo me, una marcia in più. Non voglio fare la snob, ma al cinema non si entra nel personaggio come lo si fa con il teatro. Io non so mai come finiscono i miei film.

In che senso?

Spesso, a seconda delle esigenze, si inizia a girare con la scena finale e poi, magari, si gira un’altra scena che non sai neanche in che parte del film verrà collocata. Che poi, detto tra noi, non vado mai a vedere i miei film al cinema. Non vorrei sembrare inopportuna, scomoda e saccente, ma è la verità. Io sento molto più mio il teatro.

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Cos’ha il teatro che non ha il cinema?

L’immediatezza. A teatro o emozioni subito o non emozioni più. E’ tutto più veloce. Quando si apre il sipario, c’è un mondo.  

E come ti sei trovata a recitare con due mostri sacri come Brignano e De Sica?

Christian è un attore meraviglioso. Una persona bravissima. Un signore, bello dentro e bello fuori. Parlare con lui mi ha dato la sensazione di essere nel salotto buono del vero spettacolo italiano.

E Brignano?

Di Enrico non vorrei parlare, se non ti dispiace.

Con te, nel cast, anche l’attrice Lucia Ocone. Sei mai stata una rivale delle donne?

Io? Mai! Lucia è una donna brillante, geniale e anche molto brava. Ci siamo parlate poco, questo sì. Non per chissà quale motivo, ma quando ci trovavamo al trucco, alle sei della mattina, il sonno la faceva da padrone. Spesso ci si parla più sul set, che nel backstage. Incredibile.

E invece hai mai subito invidie e gelosie da parte del gentil sesso?

Non saprei. Non credo, ma ho subito tanta stima dalle mie colleghe. Io non mi pongo mai come l’attrice che merita rispetto, piuttosto mi metto a disposizione per aiutarli, laddove ce ne sia bisogno.

Dicono che i comici siano particolarmente stronzi. Tu sei un po’ stronza?

Io sono stronzissima, altroché! Se non fossi stata stronza ti avrei detto: “mi piace tanto fare il cinema perché da visibilità , soldi e successo.” Scherzi a parte, non sono una stronza. O almeno credo di non esserlo.

Dimmi la verità: ma quella Signorina Silvani non ti sta un po’ troppo stretta?

E’ stata sempre stretta. Io non rinnego niente, ben vengano tutti quei Fantozzi, ma io da bambina volevo fare Rossella O’Hara in Via Col vento. Senza la Silvani non avrei avuto tutta questa popolarità, però mi ha incorniciata troppo. Io amo l’Italia in tutte le sue orrendezze, ma non sopporto questo voler far fare, a tutti i costi, sempre lo stesso personaggio. Ho lavorato tanto affinché la gente mi venisse a vedere a teatro perché sono Anna Mazzamauro e non la Silvani.

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Non hai mai pensato: ora basta, non la farò mai più?

Ma sai, la Silvani è come un cartone animato. Non è questione di fare o non fare. E’ un personaggio intramontabile e che resterà per sempre. L’ho messa come un quadrifoglio fortunato all’interno del mio diario, poi ho girato due, tre pagine e l’ho spiaccicato per bene. Questo a voler dire che ora guardo avanti sfogliando altre pagine.

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E’ vero che da bambina recitavi in bagno?

Sì, ed è per questo che sono diventata un cesso!

Hai sempre evidenziato la tua bruttezza: non ti sei mai stufata di prenderti così tanto in giro?

Quando gli altri la smetteranno di definirmi così, anche io la smetterò di prendermi in giro. Guardandomi non penso di essere brutta, piuttosto mi definirei atipica. Nella vita non parlo mai di bruttezza perché il termine brutto significa volgare, sgradevole ed io non mi sento affatto così. Ho fatto della mia atipicità, un altro modo di essere bella. Non sarò come Belén, ma neanche poi così Bruttén, non trovi?

Piaci tanto ai gay. Ti sei mai chiesta il perché?

Forse perché non sono una loro antagonista? Che poi, in tutta sincerità, non ne posso più di tutte queste definizioni. Esistono gli esseri umani, punto. La gente non deve rompere i coglioni sulle preferenze sessuali delle persone e scrivilo così per favore. Viva la libertà.

Continui a portare in giro il tuo spettacolo Nuda e Cruda dove esorti il pubblico a spogliarsi dai ricordi brutti e dai tabù della nostra società. Tu sei riuscita a liberarti definitivamente dai brutti ricordi?

No e non voglio neanche liberarmene. I ricordi fanno parte della nostra vita, fanno maturare. I ricordi brutti sono anche un gradino che superi attraverso i ricordi più belli. Io amo la vita e non accetto l’idea della morte, tanto più della mia. Porterò Nuda e Cruda, dove sarò più cruda che nuda, altrimenti non mi verrà a vedere nessuno, al Teatro Delfino a Milano, dal 1 al 4 dicembre.

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Apprendo, un po’ in ritardo, che hai inciso anche due dischi. Volevi fare la cantante?

No, mamma mia. Sono intonata, suono il pianoforte, ma non volevo fare la cantante.

In tutta la tua carriera hai mai fatto la diva?

Ma le dive, alla fin fine, son tutte donne degli anni ’50 o giù di lì ed io, nonostante i miei anni, sono un’attrice contemporanea.

Siamo quasi a fine anno ed è tempo di bilanci: ti ritieni soddisfatta della tua carriera o pensi che avresti potuto far qualcosa in più?

Non mi piacciono i bilanci ed è pur vero che gli attori son sempre scontenti, ma io, grazie ai progetti, mi concentro sempre sulle prossime avventure.

C’è qualcosa che ti manca, invece?

Il mio compagno che purtroppo non c’è più, ma non vorrei parlarne.

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Giovanni Di Colere 23.11.16 - 10:56

Credo che se qualcuno scrivesse un bel testo o meglio facesse un film con un personaggio all'altezza di Anna Mazzamauro le sue qualità si vedrebbero. I libri ci sono già e anche italiani: il cinema forse non legge più o non vuole rischiare. Dipendiamo sempre da noantri della cricca del cinema romano ...

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