ARABE FENICI

Dalida, Natacha Atlas, Alaska. Tre voci eversive, pagane. Perché sulle sponde del Mediterraneo è più forte il legame tra uomini "gay" e donne "forti" che incarnano un'idea di libertà.

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C’è qualcosa d’infinitamente sorprendente nel rimando emotivo continuo che si stabilisce tra uomini "gay" e donne "forti" (cantanti, attrici, icone) che incarnano un’idea di libertà… E intorno al Mar Mediterraneo questo legame ha un sapore particolare, tra nostalgico e visionario… come se la voce evocasse radici profonde, eversive, pagane. Di interpreti mediterranee sono usciti in questi tempi lavori interessanti.

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Uno è REVOLUTION, il nuovo album remixato di Dalida. Jolanda Gigliotti (genitori calabresi), nasce in Egitto dove già adolescente è Miss e attrice. Poi, col trasferimento in Francia le si apre la strada per diventare icona internazionale (120 milioni di dischi, registrati in 7 lingue). Oggi è un mito (Madonna ha battuto solo alcuni dei suoi record), con una piazza dedicata in Montmartre-Parigi, francobolli emessi in suo onore dalle Poste Francesi …

Come può Dalida, mancata nel 1987, far uscire dischi? Il fratello Orlando tiene viva la memoria e dà in mano ai produttori e D.J accuratamente scelti i master originali con le registrazioni della voce… Voilà, ecco dischi di Dalida che potrebbero essere di Madonna, Gloria Estefan, Mylene Farmer…

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A qualcuno l’effetto "seduta spiritica" dà fastidio, ma se la voce c’è, eccome c’è… perché no? Fosse anche un’eco, è un’eco potentissima. Sia perché Dalida è diventata un mito di forza inspiegabile e ineguagliabile, sia perché Orlando misura le uscite. E l’operazione è coerente con il pathos e il sentimento profondo della vita sui cui Dalida ha sempre lavorato senza risparmio di energia.

"Le belle melodie non cambiano, quello che cambia è il ritmo" era il motto che apriva il primo degli album postumi "Comme si j’etais là" ed è proprio vero. Ascoltate "Laissez-moi danser" prodotta da Cerrone, o una canzone mooolto Dalida e poco conosciuta come "Americana", la rivisitazione 2002 (allegra!) di "Ciao amore ciao"…

Sembra l’altro ieri che -bambini- l’abbiamo vista apparire su teleschermi italiani ancora in bianco e nero muovendo le braccia cantando "Dan dan dan", così fisica eppure ricca di fascino immateriale, eterno. Araba Fenice…. al 2023, arriverai senz’altro!

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Un lavoro affascinante è "AYESHTENI" che ha portato un’interprete difficile come Natacha Atlas a un pubblico più grande.

Superata la nicchia "cantante etnica", con la collaborazione con Jean-Michel Jarre in un fantastico spettacolo davanti alle Piramidi, il successo di "Mon Amie la Rose" …arrivano IN ARABO classici "Ne me quitte pas" e "I Put A Spell On You" (e "Mambai" remixata da Nitin Sawhney per i più moderni).

La diva Belgo-Egiziana, danzatrice e cantante, si riallaccia alle sue origini e riafferma una visione dell’Europa dall’altra sponda del Mare Nostrum. Con standard intramontabili della canzoni internazionale, arricchiti da un’interpretazione davvero fuori da ogni riga. Tra malinconia e seduzione, sembra di rivivere nella Dolce Vita de Il Cairo negli anni ’50, prima di ogni integralismo… emozionante.

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E’ sempre la Natacha, animatrice di un gruppo pop, i Trans Global Underground che hanno aperto la pista a tutti i Buddha Bar del mondo.

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Radicalmente diversa, spagnola ed europea, con una storia che arriva dal passato prossimo più battagliero è quella di Olvido Gara, in arte Alaska. Con l’eterno socio Nacho Canut è una delle prime presenze che dalla Spagna post-franchista si sono affacciate al mondo. La ricorderete attrice in "Pepi, Luci e Bom…" di Almodovar (la scena della selezione per il cazzo più grosso)…

Oggi è una donna matura, un’interprete classica e insieme controversa. Gusto musicale internazionale e determinazione spagnola, con tutta la franchezza che quella lingua e cultura permettono: da 15 anni in qua, i suoi dischi possono essere un corso di spagnolo per l’intensità de las letras, i testi. Ultraculto, colonna sonora e sussidiario emotivo per una Spagna alternativa.

E’ uscito l’ultimo lavoro di questo duo, Fangoria: "Naturaleza muerta" (Natura morta). Entrano sì nelle radio commerciali, ma alle proprie condizioni; e la parte del leone è tutta promozione nel circuito gay. Presentazione in anteprima allo Shangai Tea Dance, la domenica gay di Madrid; Alaska presidente di giuria del concorso di bellezza Mister Oso (Mister Orso) o talent scout di drag-queens; siti web ufficiali e di tributo;

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copertina schoccante del magazine ZERO… "Da piccola non volevo essere maschio. Men che meno avere il cazzo. Però una cosa m’era chiarissima: volevo essere gay".

In quest’album i due utilizzano citazioni visive del cult noir, Mario Bava o Bette Davis; musicalmente c’è una "Space Oddity" di Bowie versione 2000 con "Un astronauta solo, floatando", la cover di "Ese Hombre" che ricorda per intensità "Bugiardo e Incosciente" di Mina, "El cielo está vacío" (Il cielo è vuoto) dichiarazione di ateismo pragmatico contro i sensi di colpa legati al sesso… Con interpretazioni più inesorabili e impietose che mai.

Forse è una mia fantasia… ma se c’è un modo originale di vivere e di darsi senso come persone innamorate… uomini o donne, gay o o no… sulle sponde del Mare Nostrum, queste sono alcune colonne sonore possibili. Evocazioni potenti.

Paolo Rumi [email protected]

di Paolo Rumi

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