Avvenire, il direttore boccia il DDL Zan: “Abbiamo già regole sufficienti per fermare i violenti”

Risposta confusa da parte di Marco Tarquinio ad una lettrice dell'Avvenire. Fumo negli occhi con un unico reale obiettivo. "Buttarla in caciara", come si direbbe a Roma, sulla pelle delle persone LGBT.

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In merito al DDL Zan negli ultimi 12 mesi sull’Avvenire si è letto tutto e il contrario di tutto. Posizioni di gratuito contrasto e altre inaspettatamente favorevoli (“fuoriposto il grido d’allarme di chi parla di bavaglio alla libertà d’espressione”, scrissero l’estate scorsa), essendo quotidiano della CEI. Fino a questa mattina, quando il direttore Marco Tarquinio ha riaffrontato il caso replicando alla lettera di una lettrice, tale Annalisa, che ha preso ad esempio l’aggressione di Valle Aurelia per sottolineare come a suo direnon sarà una legge sull’omofobia a risolvere il vero problema che ne è alla base: la mancanza del senso del pudore. Se le persone – un uomo e una donna o due omosessuali – si baciano in pubblico, incuranti dei sentimenti di chi gli sta intorno, non c’è da meravigliarsi se qualcuno, più infastidito di quanti restino a guardare oppure girino la testa dall’altra parte per non vedere, li assalga verbalmente o fisicamente. Insultare o picchiare non va mai bene; limitarsi a dire: «Vergognatevi!» sì. O forse dovremmo battere le mani, dicendo: «Continuate pure, lo spettacolo è gratis!».

Una lettera a tratti surreale, perché nel 2021 inoltrato scopriamo che un bacio pubblico tra un uomo e una donna equiparrebbe al “fare spettacolo”. Qualcuno ha mai letto di un’aggressione ad una coppia etero per un bacio in pubblico? Marco Tarquinio prende le distanze da questa lettera, ma solo in parte.

Battere le mani non è obbligatorio, così come non è educato scambiarsi effusioni in pubblico” (ma chi lo ha deciso?), precisa il direttore del quotidiano. “E alzare le mani è certamente sbagliato e, per quanto mi riguarda, insopportabile. Perciò continuo a meravigliarmi, eccome, quando qualcuno picchia e insulta qualcun altro (chiunque l’altro sia), perché non accetta ciò che l’altra persona è, e magari pensa pure di avere delle ragioni da accampare. A casa mia, come a casa sua, gentile signora, chi mena ha torto due volte“.

Risposta archiviata? Certo che no, perché Tarquinio prosegue, rimarcando come a suo dire “non sarà una legge sull’omofobia a risolvere il problema (che rischierebbe anzi di complicare)“. Come e in quale modo il DDL Zan potrebbe “complicare il problema” della mancanza del senso del pudore dalla signora sopra citato, non è dato saperlo, perché Tarquinio non articola il proprio pensiero. “Per dissuadere e fermare violenti e intolleranti abbiamo già regole sufficienti“, insiste il direttore.

Peccato che non ci siano già regole sufficienti, checché ne dicano gli oppositori al DDL Zan, perché come mille volte precisato l’articolo 2 della legge, già approvata alla Camera, andrebbe a modificare l’articolo 604 ter del codice penale, relativo alle circostanze aggravanti, aggiungendo anche l’identità di genere e la disabilità tra i reati già contemplati (l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali), la cui pena sarebbe aumentata fino alla metà. Perché se è vero che già oggi un giudice può applicare le aggravanti per futili motivi ad un’aggressione contro una persona LGBT previste nell’articolo 61 del codice penale, è ancor più vero che non è obbligato a farlo. Può, non deve, che fa tutta la differenza del mondo. Con l’approvazione del DDL Zan il giudice sarebbe obbligato a tenere conto dell’intenzione discriminatoria che ha ’ispirato’ la violenza verso una persona in quanto LGBT.

Tarquinio, esattamente come i parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia, finge di non sapere e/o di non capire. Nel finale della sua lettera, poi, chiude ribadendo la necessità di “educare tutti al sacrosanto rispetto degli altri e a quello, convenzionale ma non meno importante, di basilari regole di civile convivenza e, dunque, anche di educato comportamento pubblico“. Educazione all’inclusione e alle differenze, udite udite, che rientrerebbe proprio in quel DDL Zan che il direttore trova non solo inutile ma addirittura pericoloso, perché “rischierebbe di complicare” non si sa precisamente cosa. Nè come.  Ciò che resta è solo tanta confusione, fumo negli occhi con un unico reale obiettivo. “Buttarla in caciara“, come si direbbe a Roma, sulla pelle delle persone LGBT.

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Stefano Lani 26.3.21 - 20:13

Prendi Roma,una grande citta' e prendi un caso diventato mediatico.Di casi cosi',suicidi e maltrattamenti ne esistono più di 1 ovunque. Il ragazzo picchiato dalla baby gang e' gia' scomparso?Ha suscitato lo stesso clamore?Si e' indignato qualcuno? Non e' certo per fare 2 pesi e 2 misure ma e' evidente che le leggi attuali non funzionino.

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Stefano Lani 26.3.21 - 19:51

Per ovvieta' la legge va sul pesante se si tratta di abilismo(e siamo tutti d'accordo) ma nel caso di omotransfobia la finiamo cosi', come se fosse una partita a freccette. Posso essere felice se due persone si baciano o essere invidioso,ma nel caso lgbt il solo dire un vergognoso sdegnato se non schifito e' un affronto che va' sempre a finire male,e senza possibilita' di rivalsa o giustizia (che sia un bacio,peggio,o pura ignoranza).

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