Boris Johnson come Donald Trump: “Le donne trans non devono gareggiare negli sport femminili”

Il premier inglese ha parlato di "maschi biologici" che vogliono competere con le donne. La destra internazionale dichiara guerra alla comunità trans.

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Boris Johnson
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La destra mondiale si è politicamente ricompattata dinanzi alla comunità trans, annunciata vittima sacrificale delle prossime campagne elettorali. Se negli Usa il partito repubblicano guidato da Donald Trump ha ufficialmente dichiarato guerra alle atlete transgender come Lia Thomas, con Giorgia Meloni che ha subito fatto sua la battaglia transfobica, nel Regno Unito Boris Johnson si è presto allineato al tycoon pifferaio.

Pochi giorni dopo aver deciso di portare avanti un divieto alle terapie riparative che non comprenda però le persone transgender, il premier inglese ha rilasciato un’intervista alla BBC che ha lasciato sbigottita la comunità queer inglese.

“Non credo che i maschi biologici dovrebbero poter competere in eventi sportivi femminili. Forse è una cosa controversa da dire, ma mi sembra sensata. Mi capita anche di pensare che le donne dovrebbero avere spazi – che si tratti di ospedali, carceri o spogliatoi – dedicati alle donne. Questo è come il mio pensiero si sia sviluppato su questo tema. Se questo mi mette in conflitto con altri, allora dobbiamo risolvere il problema. Non significa che non sia immensamente solidale con le persone che vogliono cambiare genere, è fondamentale dare alle persone il massimo amore e sostegno nel prendere queste decisioni. Questi sono problemi complessi e non possono essere risolti con un atto legislativo rapido e facile. Bisogna riflettere attentamente per risolverli nel modo giusto”.

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Johnson, questa volta intercettato dai cronisti in un ospedale dell’Hertfordshire, ha poi così motivato l’esclusione delle persone transgender dal divieto alle terapie riparative: “Vieteremo la terapia di conversione per i gay, che per me è assolutamente ripugnante. Ma ci sono complessità e sensibilità quando si passa dall’area della sessualità alla questione del genere. Lì, temo, ci sono cose che penso debbano ancora essere risolte. Non credo che sia ragionevole pensare che i bambini possano essere in grado di acconsentire al proprio trattamento medico per prendere decisioni sul proprio genere o sui trattamenti irreversibili che potrebbero avere. Penso che ci dovrebbe essere almeno il coinvolgimento dei genitori”.

Oltre 120 organizzazioni LGBTQ come Stonewall si sono immediatamente ritirate dalla Safe To Be Me: A Global Equality Conference pensata dal governo per parlare di diritti LGBTQ, come forma di protesta. L’evento, che doveva svolgersi a giugno, è stato annullato. E pensare che solo la scorsa settimana la parlamentare Tory Jamie Wallis aveva fatto coming out come donna trans. Johnson, suo capo partito, le aveva risposto: “Il partito è con te e ti daremo il supporto di cui hai bisogno per vivere liberamente il tuo vero io”.

Il segretario alla salute Sajid Javid ha seguito la linea tracciata da Johnson, sottolineando come il governo abbia “assolutamente ragione” nel vietare la terapia di conversione “per le persone LGB“. Tuttavia, ha aggiunto: “Quando si tratta di persone trans, penso che dobbiamo stare più attenti, è necessario un approccio più sensibile”. “Potremmo trovarci davanti ad un un vero caso di disforia dell’identità di genere o potrebbe essere che quell’individuo stia soffrendo di abusi sessuali su minori, ad esempio, o di bullismo?“.

Questo il tenore del dibattito all’interno della politica britannica. Paese che vai, destra che trovi.

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