DDL Zan, è il (primo) Giorno del Giudizio in Senato

Oggi si vota la calendarizzazione in aula per il 13 luglio. Ancor prima, ultimo round in commissione tra richieste di modifiche e blindatura del testo. Ha inizio una settimana decisiva per il DDL Zan.

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Esattamente 30 anni or sono usciva nei cinema d’America Terminator 2, capolavoro di James Cameron oggi rivisto e corretto in chiave italiana. Judgment Day era infatti il sottotitolo di quella pellicola, con il (primo) Giorno del Giudizio del DDL Zan diventato realtà.

Oggi pomeriggio in Senato si voterà il calendario, che dovrebbe prevedere l’arrivo in Aula del ddl Zan per il prossimo 13 luglio. Poche ore prima i capigruppo si ritroveranno in Commissione Giustizia per provare ad intercettare l’ultimo ‘accordo’. Andrea Ostellari presenterà una sintesi delle richieste di modifica al DDL presentate da Lega, Forza Italia e Italia Viva. Se non si troverà un accordo maggioritario per modificare il DDL, si andrà in aula, senza relatore, con l’incubo dei voti segreti a traino e le minacce dei renziani.

Sarà un voto importante, che farà capire la reale consistenza degli schieramenti in campo“, ha sottolineato Monica Cirinnà. “Dal 13 luglio saremo in mare aperto, e sarà fondamentale – per la dignità della politica, e soprattutto per le cittadine e i cittadini – che l’assunzione di responsabilità sia limpida, chiara, senza infingimenti o mezzucci”. La senatrice Pd ha poi spiegato l’articolo 113, quarto comma, del Regolamento del Senato, che disciplina i casi di ricorso al voto segreto, che può essere chiesto da venti senatori e concesso dalla Presidente.

Sarebbe fondamentale – e, concedetemelo, un segno di grande maturità politica – se i voti segreti fossero ridotti davvero al minimo indispensabile“, ha proseguito Cirinnà. “Solo così potremo farci guardare in faccia dalle persone a cui questa legge è diretta, e dalla intera comunità nazionale. Che sia chiaro chi è a favore della tutela della dignità delle persone, e chi invece ha in mente altro. Questo è il mio auspicio, mentre mi rimbocco le maniche, assieme a tante e tanti altri, per dare all’Italia al più presto una legge di civiltà“.

Anche Enrico Letta, segretario Pd, ha bocciato le proposte di modifica presentate da Italia Viva, via In Onda: “Non capisco la posizione di Iv che ha fatto un lavoro di merito importantissimo alla Camera e improvvisamente ha cambiato idea”. “Lega e Fdi non la vogliono, la maggioranza che l’ha approvata alla Camera deve farsi carico di approvarla al Senato”. “Se sono seri, ce la si fa“.

Nel frattempo, Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, ha diramanto un durissimo comunicato contro Italia Viva e il suo leader, Matteo Renzi.

Oggi Renzi ufficializza la svendita delle persone lgbti+ nel suo mercato con Matteo Salvini: un fatto vergognoso, che lo rende connivente con i peggiori omofobi della nostra classe politica. La notizia era nell’aria da tempo, ma fino all’ultimo abbiamo voluto sperare che questa retromarcia fosse evitata, quantomeno per difendere la dignità degli stessi esponenti di Italia Viva, a partire dalla ministra Elena Bonetti, che ha diretto la cabina di regia del gruppo bicamerale che ha redatto il testo di legge, fino all’onorevole Lucia Annibali, che ha contribuito ad emendarlo alla Camera. In nome di un accordo ormai evidente con la Lega, Matteo Renzi sacrifica le persone lgbti+ e la credibilità dei suoi stessi parlamentari, oggi incredibilmente silenti. Proprio ai parlamentari, in particolare ai senatori, rivolgiamo un accorato appello: portate la legge in aula così com’è e approvatela, contraddicendo gli ordini del senatore fiorentino e seguendo la vostra coscienza. Da settimane i nostri Pride urlano questa richiesta, non possono girare la testa dall’altra parte.

Ma da parte di Italia Viva non fanno un passo indietro, con Davide Faraone, capogruppo IV al Senato, che guarda al recente passato: “L’ultima volta che ci hanno accusati di fare i patti con la destra, l’ultima volta che hanno detto “o Conte o morte”, Draghi è diventato Presidente del Consiglio. Se funziona così anche per il ddl contro le discriminazioni omotransfobiche finiremo per avere una legge avanzata sui diritti. I loro attacchi scomposti sono sempre di buon auspicio“.  Ma qui non si tratta di ‘mediare’ su un presidente del Consiglio o un altro. State parlando delle nostre vite.

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