Godere al massimo e in sicurezza? Ecco come

Giornata mondiale contro HIV/AIDS. Plus: "Siamo tutti ugualmente responsabili"

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In occasione del 1 dicembre, giornata mondiale contro Aids e Hiv, abbiamo intervistato Sandro Mattioli, presidente di PLUS onlus: la prima organizzazione italiana di persone LGBT sieropositive.

Hiv positivo o negativo: che differenza fa?
La domanda nasce certo come una provocazione perché purtroppo alcune differenze ci sono. Almeno nel fatto che chi è positivo ogni giorno lavora per tenere a bada l’infezione mentre chi è negativo lavora per non contrarla. Ma dal punto di vista del ruolo nel vivere una vita sessuale soddisfacente e il più sicura possibile, no, non ci sono differenze. Siamo tutti “ugualmente responsabili”. Così dice lo slogan della nuova campagna lanciata da Plus, il primo network di persone LGBT sieropositive nato due anni fa (plus-onlus.it, facebook.com/PLUSonlus).
«Proviamo a smettere di parlare solo di “HIV+” e “HIV-” come due realtà separate e cominciamo a parlare di “HIV=” – sintetizza Sandro Mattioli, presidente di Plus – Se è vero che chi vive con l’HIV deve, ad esempio, assumere ogni giorno una terapia e ha forse qualche preoccupazione in più per la propria salute, quando si tratta di fare sesso non si può più pensare che la persona sieropositiva debba “avvisare” il partner del proprio stato: proteggersi e godere al massimo di una sessualità più sicura possibile è compito di tutti e due (o tre o più…) le persone coinvolte nel rapporto sessuale».

Un segno “uguale” che vuole superare le divisioni, insomma?
La campagna di Plus vuole lanciare un segno di novità sul piano politico e sociale.
Oggi la separazione tra sieropositivi e sieronegativi sta crollando: su alcuni siti gay di incontri online soprattutto statunitensi, non c’è solo la dicitura “HIV negative” o “HIV positive” ma molte altre opzioni come “undetectable” o “on PrEP”. Le ricerche scientifiche ci hanno confermato che, oltre all’uso costante del preservativo, ci possono essere altre opzioni per potersi proteggere nel sesso. È ormai chiaro che una persona con Hiv che prenda regolarmente la terapia antiretrovirale e abbia quindi talmente così poco virus nel sangue che gli strumenti normalmente impiegati non riescono a rilevarlo (si dice appunto carica virale “undetectable”), non trasmette l’infezione nei rapporti sessuali se non ci sono altre infezioni a trasmissione sessuale nel mezzo.

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Allora, come mai le infezioni continuano a diffondersi, soprattutto nella comunità gay?
Purtroppo tra il momento in cui si contrae il virus e il momento in cui si ha la diagnosi di infezione passa un tempo che può variare da poche settimane a diversi anni; in quel periodo la persona che non sa di avere l’Hiv ha tantissimo virus nel corpo, particolarmente proprio nelle prime tre-quattro settimane dopo l’infezione. È in questa fase che si hanno maggiori possibilità di trasmettere il virus ai partner sessuali. Per questo è fondamentale fare il test spesso se si ha una vita sessuale intensa, almeno una volta all’anno ma anche ogni tre mesi per chi, diciamo così, si dà da fare parecchio.
Purtroppo, invece, anche tra i gay tantissimi arrivano tardi alla diagnosi.

Cos’è che tiene lontani tanti gay dal test Hiv?
La paura è ancora una grande barriera. Molti gay temono che nel momento in cui avranno una diagnosi di sieropositività saranno emarginati dal gruppo che frequentano.
Quindi in realtà la paura nei confronti delle persone con Hiv, anziché eliminare il virus dalla nostra comunità, lo sta alimentando: questa paura tiene lontane le persone dal test, mettendole quindi in una situazione in cui più facilmente potrebbero trasmettere l’infezione. La comunità gay deve smettere di discriminare chi ha l’Hiv: siamo in tanti ad aver contratto il virus, proporzionalmente molti di più che nella popolazione generale.
Dobbiamo rendercene conto e attivarci per cercare di fermarlo.

Cosa fa in questo senso Plus?
Oltre alla campagna di sensibilizzazione “Ugualmente responsabili” e a tante altre, abbiamo partecipato alla Settimana europea per il test Hiv che si è svolta dal 22 al 29 novembre in decine di paesi.
Ma soprattutto apriremo a Bologna nel prossimo anno il primo Checkpoint italiano: un centro gestito da ragazzi gay per offrire il test Hiv e – speriamo presto – per altre infezioni a trasmissione sessuale in un ambiente accogliente, dove nessuno giudica il comportamento altrui e naturalmente in totale anonimato e gratuitamente. Nel frattempo abbiamo una linea di telefono amico che abbiamo chiamato “linea positiva” a cui rispondono ragazzi gay, molti dei quali con Hiv, attiva il mercoledì e la domenica dalle 18 alle 22 al numero 800.586992.

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