Il corpo di Chiara Ferragni a Sanremo 2023

Suo malgrado, la donna più famosa d'Italia è avversata da benpensanti di destra e di sinistra.

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chiara ferragni sanremo 2023 corpo body shaming
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Poche ore al ciclone Sanremo 2023. Anche quest’anno Amadeus è accompagnato dalle immancabili co-conduttrici, le quota rosa che faranno da supporting character al protagonista maschile: ecco Chiara Francini e Francesca Fagnani, già avvezze alla tv, e le new entry: la pallavolista Paola Egonu e lei, Chiara Ferragni.

Quella di Ferragni è una carriera che sul palco dell’Ariston corona 14 anni di successi: nel 2009 sul suo The Blonde Salad la chiamano ‘fashion blogger’. Viene invitata ai fashion show, ma qualcuno la avversa da subito: sono i Dolce e Gabbana, a cui non piace questa signorina nessuno che arriva dalla provincia e chiede borse e vestiti da fotografare. Chiara viene bandita dalle sfilate DG per sempre già nel 2010.

Pioniera di ogni futura influencer, fondatrice dell’omonimo brand di calzature, il suo nome eletto tra i più influenti del mondo secondo la Harvard Business School: Chiara diventa un’imprenditrice di successo. Nel 2017 Forbes la classifica come “influencer più potente del mobndo”. La costruzione di un impero, dal nulla. Qualcuno dice: sul nulla. In pochi dicono: chapeau.

Come ogni altra co-conduttrice, anche Ferragni avrà il suo monologo a Sanremo, su un tema preciso che, nelle parole di Amadeus, permetterà ad ognuna di “raccontare la propria storia, lanciando spunti di riflessione e portando qualcosa di importante che sentono vicino alla loro sensibilità, una propria battaglia“.

Quale sarà la storia di Chiara?

 

 

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Negli ultimi anni la donna più famosa d’Italia è riuscita ad inserirsi  in ogni dibattito pubblico, che sia la nuova collezione di collant, uno shampo o il femminismo intersezionale, dalla libertà dell’amore egualitario alla lotta all’omotransfobia fino a cosa significa essere donna oggi. Concetti ribaditi dal suo profilo anche in campagna elettorale, che ha poi decretato il trionfo della vera sovrana d’Italia: Giorgia Meloni.

La lotta femminista di Chiara Ferragni ha trovato spazio anche in questa edizione sanremese, con una parte di ricavato devoluto ai centri antiviolenza che ha reso felici tant* e fatto storcere il naso a parecchi* altr*: perché ogni buona azione ha anche un codice sconto e la maglia girls support girls è già in vendita, con spregio delle ultra trans-femministe di sinistra, infastidite da Ferragni quanto le terf fascistoidi.

È stata anche vittima di critiche per le foto in déshabillé sui social, inopportune per una neomamma, accompagnate dal solito scrutinio sulla forma fisica. Tanto da ergerla a voce del body shaming, nonostante un corpo perfettamente conforme alle aspettative. Per le ondate di haters, il corpo di una donna non è mai abbastanza perfetto.

Incarna il meglio e il peggio del capitalismo, lo vive sul proprio corpo, con la famiglia, nella condivisione del quotidiano. Un successo dopo l’altro, un inciampo ogni tre per due. Storie, istantanee, sincerità, messinscene, verità e bugie, tutt’insieme nel racconto socialnetworkista che l’ha resa milionaria. Potente. Una donna dal successo straripante, che non ostenta intelligenza, e non è nemmeno radical chic.

Detestata a destra, perché, come dice Ignazio Benito Maria La Russa, ha guadagnato soldi senza merito.

Avversata da sinistra, perché incarna il demonio capitalistico, per di più consumistico e moraleggiante.

Una donna che, suo malgrado, riesce a illuminare conformismi di qua e di là, di su e di giù. E non si capisce se per meriti propri, o per demeriti di un desolante paese, i cui politici dibattono in Parlamento sulle pericolose derive del rossetto di un cantante made in Italy.

Chiara: la femmina sacrificabile. Il suo corpo può essere saccheggiato dall’odio: così imparerà a non stare sempre nuda sui social. Ora tocca anche ascoltarla a Sanremo. Ché magari è anche una donna pensante e non solo un corpo da odiare. Che nervi.

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