OmoBiTransfobia, i dati di Gay Help Line: “20.000 contatti in un anno, il 40% sono under 35”

Presentato in Campidoglio il report del 2021. Crescono le violenze in famiglia. 25 maggio convegno "Roma ascolta Roma LGBT+".

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OmoBiTransfobia, i dati di Gay Help Line: "20.000 contatti in un anno, il 40% sono under 35" - roma campidoglio - Gay.it
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OmoBiTransfobia, i dati di Gay Help Line: "20.000 contatti in un anno, il 40% sono under 35" - conferenza Stampa in Campidoglio - Gay.it

In occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, una bandiera rainbow è finalmente comparsa in Campidoglio, con vista sulla lupa capitolina, mentre all’interno della Sala del Carroccio si è tenuta una conferenza stampa per presentare gli ultimi dati di Gay Help Line 800.713.713 e della chat Speakly.org, contact-center nazionale contro l’Omotransfobia, che riceve ogni anno oltre 20.000 contatti.

Sono intervenuti Pietro Turano, Portavoce Gay Center, Monica Lucarelli, Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Roma, Svetlana Celli, Presidente Assemblea Capitolina, Marilena Grassadonia, Ufficio LGBT Roma, Agnese Canevari, UNAR Ufficio Antidiscriminazioni Razziali, Lucia Gori, OSCAD – Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori, Fabrizio Petri, Inviato Speciale per i Diritti LGBT del Ministro Degli Esteri, Francesca Serra, Chiesa Valdese, e Gabriele Piazzoni – Segretario Arcigay.

OmoBiTransfobia, i dati di Gay Help Line: "20.000 contatti in un anno, il 40% sono under 35" - roma campidoglio - Gay.it

 

Servizio sostenuto da Comune di Roma, Regione Lazio, Unar e Chiesa Valdese, Gay Help Line 800.713.713 ha raccolto altri 20.000 contatti in un anno, con il 64% uomini, il 29% donne e il 7% non definiti. Di quei 20.000 contatti, il 64% appartenente a gay e lesbiche, il 7% a bisex, il 22% non definiti, e il 7% etero, ovvero amici e famigliari dell vittime. In forte crescita le persone transgender che chiedono aiuto, pari al 12%, con gli Under 35 pari al 45% del totale e il 18% tra i 19 e i 25 anni. Tra le principali denunce spicca la violenza familiare, al 20.35%, con la richiesta di aiuto psicologico al 19% e un supporto legale al 28%. Il 15% delle prese in carico rientrano nei crimini d’odio di cui passano dal 35% del 2021 al 42% i maltrattamenti e violenze in famiglia, soprattutto nella fascia 13-29 anni (59% subite da parte di familiari) Il 20% degli utenti fra 18 e 26 anni ha richiesto accoglienza presso Refuge LGBT, la prima casa famiglia in Italia per giovani LGBT+ discriminati in famiglia. Anche qui si evidenzia un rilevante incremento.

Fra le richieste di supporto, si evidenziano il 35% segnala difficoltà di accesso / minori opportunità nel mondo del lavoro dopo il coming out; il 15% riguarda mobbing, stalking e revenge porn sul posto di lavoro, particolarmente esposte le persone trans; il 19% denuncia aggressioni e minacce e il 15% denuncia bullismo e atti discriminatori. La quasi totalità di chi sceglie di accedere ai servizi di Gay Help Line non denuncia formalmente alle autorità, perché dichiara di avere paura e non sentirsi abbastanza protetto. Nei casi di denuncia è risultata fondamentale la collaborazione con OSCAD (osservatorio interforze di polizia e carabinieri contro le discriminazioni) soprattutto nel contrasto della violenza in famiglia a seguito del coming out.

Rispetto al periodo pandemico, sono aumentate del 150% le richieste di supporto da parte di richiedenti asilo per orientamento sessuale e identità di genere, tornando ai numeri precedenti alla pandemia. Si segnala inoltre un aumento generale e trasversale del discorso d’odio online.

La Giornata Internazionale contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia si celebra da più di 30 anni e l’Italia è ancora 33° posto su 49 paesi europei per tutela dei diritti delle persone LGBT+ (lesbiche, gay, bisex e trans). In assenza di leggi adeguate che permettano di fotografare e contrastare il fenomeno, i dati di Gay Help Line 800.713.713 , e Speakly.org, rispettivamente numero verde e chat contro l’omotransfobia con gli oltre 20.000 contatti l’anno rappresentano un osservatorio e uno strumento unico per comprenderne la portata del fenomeno in Italia e offrire supporto. Da 17 anni il lavoro di volontari formati e professionisti permette alle persone LGBT+ di essere riconosciute, ascoltate e protette. Il fatto che oggi il numero nazionale di Gay Help Line sia un servizio del Comune di Roma rappresenta un segnale di inclusione fortissimo dalla capitale per l’intera cittadinanza, non solo locale”, ha dichiarato Pietro Turano, portavoce di Gay Center.

Monica Lucarelli, Assessora Pari Opportunità Roma Capitale, ha dichiarato:

“Nel contesto odierno, la strada per la parità delle persone LGBTQ+ va percorsa con determinazione, il riconoscimento dei diritti per tutti deve essere una responsabilità di questa amministrazione. Leggendo l’ultimo rapporto commissionato dall’Ue nel 2019 si nota che in Italia il 62% delle persone LGBTQ+ dice di non dichiarare apertamente mai o quasi mai il proprio orientamento sessuale; il 38% dichiara di evitare di tenere per mano il o la partner dello stesso genere in pubblico, per paura di molestie o aggressioni; e ben il 92% considera che il proprio Paese non si impegni «in una lotta efficace ed effettiva contro l’intolleranza e il pregiudizio nei confronti delle persone LGBTQ+. A Roma vogliamo diventare un modello di riferimento nazionale. E non si tratta solo di una risposta politica ma di azioni concrete per dire basta alle discriminazioni. Lo facciamo con l’Ufficio LGBTQ+ e con un impegno concreto e costante su tutto il territorio. La nostra città in molti ambiti, e lo dico con rammarico, è stata sempre vista come fanalino di coda del sistema Italia. È arrivato il momento di trasformarci in faro per guidare e dettare la linea su temi come la parità di genere. Nel mondo ci sono ancora 68 Stati che nel loro ordinamento perseguono le libertà civili e sociali delle persone LGBTQ+, una decina prevedono addirittura la pena di morte. Non siamo fortunatamente a questi livelli, ma una cosa è certa: dobbiamo iniziare a correre per recuperare il gap con tanti paesi che sono più evoluti di noi. Questa giornata rappresenta un punto di partenza per iniziare un percorso condiviso con le Associazioni e la Comunità LGBTQ+”.

Svetlana Celli, Presidente Assemblea Capitolina, ha dichiarato:

“Oggi sarà discussa in Assemblea capitolina una mozione a sostegno della comunità Lgbt+. È un ulteriore atto di sensibilità e attenzione della nostra amministrazione ad un tema così centrale per una città che punta ad essere sempre più inclusiva, aperta e giusta. Ed è significativo farlo proprio in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia perché vogliamo lanciare un segnale forte contro ogni forma di odio e discriminazione e impegnarci al fianco di associazioni e realtà territoriali per l’uguaglianza e la difesa dei diritti di tutti. È nostro compito e responsabilità sollecitare azioni politiche e istituzionali ad ogni livello, ma anche realizzare interventi concreti in questa direzione. Così come Roma Capitale ha già fatto con l’istituzione dell’Ufficio Diritti Lgbt che ha cominciato a muovere in queste settimane i primi ed importanti passi”.

Marilena Grassadonia, Ufficio diritti LGBT+ Roma Capitale, ha dichiarato. “La strada intrapresa è quella giusta. Un impegno collettivo per restituire dignità alla Comunità LGBTQIA+ come da troppi anni non si vedeva a Roma. Gli eventi diffusi su tutti il territorio cittadino dimostrano la volontà da parte delle istituzioni municipali di stare quotidianamente a fianco delle persone lgbtqia+ che vivono la nostra città. Il 25 maggio con il Convegno “Roma ascolta Roma LGBT+” il Campidoglio apre le porte della città alle realtà lgbt+ che si racconteranno, in quello che vuole essere un momento importante che porta in sé una azione simbolica molto forte, oltre che un impegno politico e concreto. Sono certa che nei prossimi anni continueremo a lavorare in sinergia per portare risultati importanti e concreti nella Capitale. L’istituzione dell’Ufficio Diritti LGBT+ è una chiara presa di responsabilità istituzionale da parte di Roma Capitale“.

Agnese Canevari, di UNAR, ha dichiarato: “Un ringraziamento speciale al Gay Center per il lavoro svolto. L’UNAR è impegnato contro le discriminazioni e sostiene con appositi finanziamenti i Centri contro le Discriminazioni e Case Famiglie per persone LGBT, lavorando in rete con le Associazioni. Il lavoro culturale è fondamentale, oggi lanceremo una campagna di sensibilizzazione e di informazioni su questi servizi.“.

Lucia Gori, OSCAD, ha dichiarato “Per noi è importantissimo essere presenti. La risposta dello Stato deve essere forte, decisa, unita, veloce, perché dalla discriminazione si passa all’azione, al reato vero e proprio. Una risposta che deve essere portava avanti necessariamente dalle istituzioni. I dati sono importantissimi, ci permettono di fotografare pur nelle limitazioni che ci sono da un punto di visto normativo, ci permettono di capire laddove il nostro intervento sia necessario. Ricordiamoci che dietro ogni dato della Gay Help Line ci sono persone, ed è necessario continuare a formare le Forze dell’Ordine. OSCAD è a fianco del cittadino. Bisogna fare formazione anche all’interno della polizia, abbiamo formato oltre 38.000 operatori. Abbiamo creato degli OSCAD territoriali, noi ci siamo, per ogni persona che decide di varcare un ufficio di polizia per noi è una vittoria“.

Fabrizio Petri, Inviato Speciale LGBT Ministero Esteri, ha dichiarato: “Ciò che state raccontando qui in Italia + purtroppo una situazione diffusa in tanti paesi del mondo, e per questo è importante lavorare sui temi LGBT è importante. Le Istituzioni sono a vostra disposizione“.

Francesca Serra, della Chiesa Valdese, ha dichiarato: “La Chiesa Valdese utilizza i fondi dell’8×1000 non per attività di culto, ma bensì per finanziare progetti. Noi siamo accanto alla Gay Help Line dal 2014, con un sostengo diretto dal 2016. L”importanza della tutela delle minoranze è una nostra priorità, lo insegna la storia della Chiesa Valdese“.

Gabriele Piazzoni, Segretario Arcigay, ha dichiarato: “Il nostro Paese purtroppo continua a non occuparsi in maniera adeguato del fenomeno omofobia. È preoccupante il dato della violenza in ambito familiare. L’ultima ricerca ha precisato come in Italia l’84% delle persone LGBT che hanno subito violenze non hanno denunciato quanto accaduto. C’è un sommerso enorme. La classifica di ILGA Europe mostra come siamo ben distanti dai paesi europei più avanzati. Arcigay è accanto a Gay Help Line tramite la struttura degli oltre 70 comitati Arcigay, su cui si può appoggiare il servizio del numero verde. Gli applausi dei senatori visti in Parlamento si trasformano poi in questi dati. La politica dovrebbe iniziare a registrare, capire, quanto capitato lo scorso anno in Senato è stata una sconfitta per tutto il Paese“.

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