Partito Gay, la replica alle critiche di Gay.it: “Noi non dividiamo, uniamo. Il 15% non è irreale”

Noi di Gay.it l'abbiamo definito un pericoloso autogoal. Fabrizio Marrazzo, portavoce del neonato Partito Gay, ci ha così risposto.

Partito Gay, la replica alle critiche di Gay.it: "Noi non dividiamo, uniamo. Il 15% non è irreale" - Partito Gay - Gay.it
3 min. di lettura

Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un editoriale particolarmente critico nei confronti del neonato Partito Gay, Solidale, Ambientalista, Liberale, che ha subito diviso la comunità raccogliendo (tante) critiche e (pochi) consensi.

Chi scrive l’aveva definito un clamoroso autogoal, perché il rischio è quello di aver dato vita ad un partito che possa essere utile più ai nostri ‘nemici’ che alla stessa comunità LGBT. Fabrizio Marrazzo, Portavoce del Partito Gay, ci ha chiesto il diritto di replica, inviando la sua risposta.

La nascita del Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista e Liberale dà alla comunità LGBT+ una possibilità di scelta in più nel panorama dei partiti tradizionali, che saranno spronati prestare più attenzione alle nostre istanze, invece di considerarci un mero bacino elettorale marginale. Quindi la nostra discesa in campo non può che portare effetti positivi per tutta la comunità LGBT+, a prescindere dai risultati elettorali. Noi non vogliamo togliere voti a qualcuno. Vogliamo solo offrire a chi non si sente rappresentato dall’attuale classe politica una possibilità in più di esprimere la propria preferenza’. Aspiriamo ad unire non solo l’elettorato LGBT+, che rappresenta quasi il 13% (dati EuroMedia research) della popolazione italiana, ma anche tutte quelle persone che si riconoscono nei nostri 3 punti cardine: Solidale, Ambientalista, Liberale.
Aggregare la comunità LGBT+, ma anche tutte quelle persone che condividono alcuni dei nostri progetti, non significa certo ghettizzarci…anzi! Cerchiamo, infatti, nuove interlocuzioni, anche non LGBT+, per formulare le migliori proposte. Ad esempio, potremmo usare questo impulso propositivo per il DDL sull’omotransfobia che, così come è stato votato alla Camera, tende di per sé a rinchiudere in un ghetto le persone arcobaleno e non solo, stigmatizzando un trattamento differenziato che ci dà meno tutele rispetto ad altre vittime.
Concludiamo dicendo che gli stessi sondaggi, elaborati anche da ‘Gay.it’, asserivano che a determinate condizioni il 71% della comunità LGBT+ era favorevole a un progetto di questo tipo, perciò il 15% non è poi così irreale come obiettivo da raggiungere, visto che il sondaggio di Euromedia Research del 2018 dava un Partito per i diritti LGBT+ al 6% come base di partenza. Siamo consapevoli che non sarà un’impresa facile, ma non possiamo fare a meno di combattere per i diritti di tutte e tutti. Vogliamo tranquillizzare gli amici se vedono rischi di autogol e preoccupare i rivali per la forza dell’entusiasmo e dell’impegno che ci stiamo mettendo.

 

Detto che appare alquanto curioso fondare un partito per i diritti LGBT e da subito chiedere degli aggiustamenti al Senato per quel DDL Zan appena approvato alla Camera dopo non poca fatica e infinite discussioni, con eventuale cambiamenti  che lo farebbero automaticamente tornare a Montecitorio in una sorta di Monopoli che finirebbe semplicemente per affondare l’intera legge (perché questo è un treno che passa una volta sola, dopo 30 anni d’attesa), sarebbe chiaramente un trionfo vedere il Partito Gay partire con un 6% dei consensi e volare fino al 15%, al 20%, al 30%, al Governo del Paese.

Ma bisogna fare i conti con la realtà politica e sociale, che mai vedrà tutte le persone LGBT d’Italia votare un partito solo perché ‘Gay’. È fantascienza che va oltre la statistica e a qualsiasi, ricerca, sondaggio. È semplice logica politica, mi verrebbe da dire. È come se qualcuno fondasse un Partito della Donna e ambisse dichiaratamente al 50% dei consensi. Presentarsi alla stampa sbandierando simili cifre significa semplicemente cedere l’intero volto a malrovesci mediatici nel caso in cui dalle urne uscissero tutt’altri numeri. È come se la Pro Vercelli, che attualmente gioca in serie C, dall’alto dei suoi 7 scudetti vinti dicesse “siamo la quinta squadra d’Italia più scudettata, appena torniamo in serie A andiamo subito in Europa“.

Temo, molto più semplicemente, che il riscontro possa essere infinitesimale come un qualsiasi Popolo della Famiglia, con conseguente autogoal pochi giorni fa denunciato e i nostri ‘nemici’ in prima linea nello sbeffeggiarci, nel rimarcare un’inesistenza rappresentativa ed elettorale. Ma sarei enormemente lieto di sbagliarmi. In tal caso sarò il primo a fare pubblica mea culpa.

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Anonimo 24.11.20 - 23:14

Questo progetto e i sondaggi citati da Marrazzo mi sembrano pura fantapolitica, oltre che la cronaca di un fallimento annunciato. Ad essere sbagliata è proprio l'idea in sé di fondare un micropartitino Gay (o più correttamente LGBT+), come se la nostra comunità votasse in maniera compatta, uniforme e avesse le stesse idee su temi come le politiche economiche, lavorative e ambientali. Molto meglio eleggere più rappresentanti nei vari partiti che compongono il centrosinistra (il centrodestra non è neanche da prendere in considerazione per ovvi motivi) che facciano fronte comune quando si votano leggi come quella contro l'omotransfobia. A tal proposito, onestamente non capisco proprio le critiche di Marrazzo al DDL Zan.

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Franzc Dereck 24.11.20 - 11:47

Non posso che approvare ogni singola parola scritta da Federico Boni . La risposta di Marrazzo evidenzia , per chi non lo avesse capito subito , la voglia di un partitino " ad personam" per assicurare qualche seggio in Parlamento . Il volere allargare , oltre la pari dignità e diritti civili per " noi", è davvero una foglia di fico per delle malcelate ambizioni personali.

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