Cloe Bianco, dimissioni di Donazzan: petizione verso le 60.000 firme

È una richiesta politica. Donazzan ha insultato Cloe anche da morta. Deve dimettersi. Firma anche tu.

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A questo link si può firmare la petizione di Elena Donazzan, che vola orma verso le 60.000 firme.

Cloe Bianco si era tolta la vita in seguito alle umiliazioni subite negli ultimi anni dal sistema sociale fortemente patriarcale. È stato un gesto autonomo che ella stessa, nello straziante messaggio di addio, ha definito autochiria. Cloe è stata discriminata, allontanata, ripudiata e infine insultata anche quando non era più tra noi.

Elena Donazzan, Assessora della Regione Veneto all’istruzione, formazione, lavoro e pari opportunità, come abbiamo scritto venti giorni fa, ha fallito politicamente il suo compito di presidiare le pari opportunità e deve dimettersi.

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Donazzan non è solamente coinvolta per non aver garantito a Cloe e agli studenti il giusto clima e le specifiche procedure per attuare un legittimo coming out (Cloe non ha ricevuto assistenza in questo, ma soltanto negazioni). Donazzan è inadeguata per la delega alle pari opportunità perché ha dimostrato di non avere alcuna competenza sulle questioni inerenti le pari opportunità. È semplicemente ignorante. Nessuna figura istituzionale dovrebbe restare al suo posto dopo aver  insultato una persona morta suicida, continuando ad apostrofarla con il nome maschile, nominandola come “un signore vestito da donna” in diretta radiofonica nazionale. Tutto questo, lo ripetiamo, quando Cloe era già scomparsa. Accettabile?

La vicenda di Cloe ha scosso tutta la comunità LGBTQIA+ italiana. Durissimo l’attacco di Pietro Turano del Gay Center durante un talk di Repubblica (video >). A Venezia è stato organizzato un sit-in . Anche a Roma il Circolo Mario Mieli qualche giorno fa ha organizzato una manifestazione in memoria di Cloe. Mentre la petizione online per chiedere le dimissioni di Donazzan vola ormai verso le 60.000 firme.

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Di seguito il testo della petizione.

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Alla cortese attenzione di Elena Donazzan, Assessore all’Istruzione, Formazione, Lavoro e Pari Opportunità della Regione del Veneto,
Alla cortese attenzione di Luca Zaia, Presidente della Regione del Veneto,

La morte di Cloe Bianco negli ultimi giorni ha giustamente suscitato reazioni di sdegno e di dolore da parte di migliaia di persone in tutta Italia. La docente di fisica ha posto fine alla propria vita lasciando alcune parole sul proprio blog, con cui per anni ha portato avanti un’attenta opera di informazione e divulgazione sulle tematiche LGBTQI+.

Negli anni, dopo aver fatto coming out come donna trans, Cloe aveva subito il peso costante e la somma di tante discriminazioni transfobiche da parte della nostra società, dello Stato e delle leggi italiane: le hanno detto che non poteva più insegnare, l’hanno costretta a lavorare in segreteria e non più in classe, i genitori di alcuni studenti l’hanno trattata come se fosse un fenomeno da baraccone. Tutto ciò con la sua morte non si è fermato.

C’è una persona che qualche anno fa ha contribuito, da una posizione di enorme potere istituzionale e politico, ad aggiungere un peso ulteriore alle discriminazioni scaricate su Cloe Bianco: l’Assessora all’Istruzione e alle Pari Opportunità della Regione Veneto, Elena Donazzan. Proprio lei, nel 2015, fu una delle prime rappresentanti istituzionali a scagliarsi contro Cloe e contro il suo ruolo di docente, anche sui social.

Gentile Assessora, sappiamo che non ha cambiato idea né ha intenzione di farlo. Ai microfoni di Radio24, in una recente puntata del programma 24 Mattino, non ha chiesto scusa per le parole usate nel 2015 e anzi ha continuato a chiamare Cloe Bianco al maschile, rifiutandosi di riconoscere la sua identità e la sua vita. Ha detto che non poteva andare in classe con parrucca e minigonna, dimostrando ancora una volta di non voler minimamente rispettare l’esistenza delle persone trans.

Chiediamo le sue dimissioni perché è manifestamente inadatta a ricoprire il ruolo tanto di Assessora all’Istruzione quanto di Assessora alle Pari Opportunità. Chi ha ruoli istituzionali così importanti non dovrebbe utilizzare mai la propria voce per discriminare né per rilanciare messaggi di odio e di esclusione sociale nei confronti del prossimo, in questo caso nei confronti di una persona trans.

Non sta a noi attribuire responsabilità giuridiche o giudiziare di alcun tipo, il tema è esclusivamente politico: lei ha dimostrato di non aver capito l’importanza e la delicatezza del proprio ruolo, né di aver compreso come utilizzare adeguatamente il potere della propria voce in qualità di rappresentante delle istituzioni e dunque di tutti i cittadini e le cittadine che vivono in Veneto, anche delle persone LGBTQI+.

Con la presente chiediamo le sue dimissioni e chiediamo al Presidente Zaia di accoglierle rapidamente.

Antonia Monopoli, attivista transgender e responsabile dello Sportello Trans di ALA Milano Onlus

Matteo Di Maio, coordinatore del tavolo LGBTI+ di Più Europa 

 

Tutto ciò che devi sapere sulla scomparsa di Cloe Bianco >

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